Vittorio Zambarda: una serata per non dimenticare a Salò

Vittorio Zambarda, l'ottava vittima della strage di Piazza Loggia. Morì infatti il 16 giugno a causa delle gravi ferite riportate.

Vittorio Zambarda: una serata per non dimenticare a Salò
Garda, 19 Giugno 2019 ore 09:01

Vittorio Zambarda, l’ottava vittima della strage di piazza Loggia, è stato ricordato ieri (martedì 18 giugno) nei locali della biblioteca/Salo’tto della Cultura nell’ambito dell’evento «Fare memoria tra parole e musica». Sono intervenuti Pino Mongiello in rappresentanza dell’allora amministrazione comunale, Manlio Milani presidente della Casa della Memoria e Silvia Guarneri avvocato.

Hanno coordinato l’incontro Francesca Parmigiani (Anpi provinciale) e don Fabio Corazzina (Parroco Santa Maria in Silva a Brescia). Accompagnamento musicale a cura di Alessandro Adami (voce e chitarra) e Carlo Gorio (chitarra).

Ad introdurre Paolo Canipari. Presenti, tra gli altri anche il monsignor Gianluigi Carminati, il vicesindaco Federico Bana e il capogruppo di minoranza Giovanni Ciato.

La serata è stata anticipata dalla deposizione di fiori alla targa nella piazza a lui dedicata di fronte alla scuola primaria Teresio Olivellli.

Chi era Vittorio Zambarda?

Nato a Portese di San Felice del Benaco  il 26 maggio 1914, Vittorio iniziò a lavorare a Bocca di Croce in giovane età, dopo aver abbandonato gli studi al quarto anno di elementari.

Vittorio, nel 1943 nascose il fratello Giovanni che si rifiutò di arruolarsi, mentre lui non dovette svolgere il servizio militare per motivi di salute. È in questo clima che maturò le convinzioni politiche che lo porteranno ad iscriversi al PCI dopo la Liberazione.

Nel 1946 sposò Edera Tei, con la quale ebbe due figli: Bernardo, nato nel 1946, e Piera, nata nel 1950. Si fece assumere come manovale e guardia notturna per le Ardesi Costruzioni. In quegli anni la moglie si ammalò di una grave patologia psichiatrica e le difficoltà economiche della famiglia si aggravarono. Vittorio trovava comunque il tempo per impegnarsi nell’attività politica e sindacale, come iscritto alla FLC. Andò in pensione il 26 Maggio 1974, due giorni dopo si recò a Brescia per perfezionare la pratica di pensionamento.

Gli uffici erano chiusi per una manifestazione antifascista alla quale si unì. Rimase gravemente ferito dalla bomba scoppiata in piazza della Loggia. Venne ricoverato in ospedale, dove rilasciò questa dichiarazione ad un cronista della Stampa: «Ero in pensione da tre giorni […] Mi trovavo lì, in piazza della Loggia, accanto alla fontanella. All’improvviso l’esplosione, un rumore infernale, il lampo». Non uscì più dall’ospedale, morì il 16 Giugno 1974 a causa delle ferite riportate.

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