Vittima dell’endometriosi: la storia di Marta e di una malattia invisibile

Ha 43 anni Marta Zamboni, nata a Montichiari, dall’età dello sviluppo soffre di endometriosi, una malattia subdola, invalidante e, purtroppo, sottovalutata

Vittima dell’endometriosi: la storia di Marta e di una malattia invisibile
Montichiari, 24 Gennaio 2020 ore 10:00

Vittima dell’endometriosi: la storia di Marta e di una malattia invisibile.

La storia

Ha 43 anni Marta Zamboni, nata a Montichiari, dall’età dello sviluppo soffre di endometriosi, una malattia subdola, invalidante e, purtroppo, sottovalutata, che solo in Italia colpisce oltre 3 milioni di donne e 176 milioni nel mondo. Una patologia infiammatoria cronica, progressiva, spesso recidivante, invisibile dall’esterno e caratterizzata dalla presenza anomala di tessuto simile all’endometrio, la mucosa che riveste l’utero, al di fuori di questo, che stravolge la vita delle donne a 360 gradi a livello lavorativo, personale e relazionale.

Una malattia invisibile

La presenza di tessuto laddove non dovrebbe esserci, infatti, genera lesioni, aderenze, noduli colpendo non solo gli organi pelvici, quali tube ed ovaie, ma pure intestino, ureteri, legamenti utero sacrali, nervi, polmoni, fegato, diaframma, in una escalation della malattia che è ancora poco conosciuta. Proprio per questi motivi Marta Zamboni ha deciso di dare voce, attraverso la sua storia, a quelle donne che soffrono in silenzio, sostenendo il gruppo Team Italy della «Worldwide EndoMarch» che ogni anno organizza a Roma una marcia contro l’endometriosi.

La storia di Marta

«I primi sintomi li ho avuti subito dopo lo sviluppo – racconta – inizialmente il problema era limitato alle mestruazioni molto dolorose e abbondanti ma poi si è diffuso anche agli organi circostanti. Solo alla fine degli anni Novanta una ginecologa ipotizzò come causa dei miei disturbi l’endometriosi. Sembra assurdo ma allora non c’erano ancora strumenti che potessero informare noi pazienti e renderci consapevoli di cosa stessimo vivendo. La cosa peggiore è non venire credute, sentirsi dire che siamo esagerate, che il dolore è solo nella nostra testa, sentire che la frustrazione mentale e il dolore fisico si ripercuotono anche psicologicamente su di noi

Una patologia invalidante

Si stima che passino dai 5 ai 7 anni prima di ricevere una diagnosi esatta e in questo lunghissimo lasso di tempo la malattia progredisce indisturbata, compromettendo la funzionalità degli organi e rendendo un inferno la vita quotidiana. Tante di noi sono state licenziate (…)

 

L’articolo completo in edicola con MontichiariWeek e GardaWeek a pagina 2.

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