Da stazione radar militare della Guerra Fredda a possibile polo scientifico e culturale dedicato all’astronomia, alla natura e alla memoria del territorio. È questo il futuro immaginato da un gruppo di cittadini per l’ex base Nato di Grole, sul Monte Corna, al centro della conferenza pubblica «Riconquistiamo Monte Corna» in programma il prossimo 20 maggio alle 20.30 all’oratorio di Grole, vicino alla chiesa della frazione di Castiglione delle Stiviere.
La proposta e la raccolta firme
L’iniziativa rappresenta un nuovo passaggio del percorso avviato nelle scorse settimane con la presentazione ufficiale della proposta all’Amministrazione comunale e con una raccolta firme pubblica che ha già iniziato a circolare tra cittadini e associazioni del territorio. Il progetto porta il nome di «Polo delle Stelle» e punta a riaprire il dibattito sul destino dell’area militare dismessa che domina le colline moreniche castiglionesi.
I radar della Guerra fredda
Il sito di Monte Corna conserva ancora oggi le tracce della sua funzione originaria. L’area, utilizzata durante gli anni della presenza Nato, ospitava strutture radar e immobili tecnici collegati alle attività di controllo e monitoraggio. Dopo la dismissione, però, gli edifici sono rimasti inutilizzati e nel tempo il complesso è progressivamente scivolato nel degrado. Vegetazione fuori controllo, segni di vandalismi e strutture deteriorate hanno trasformato quello che era un presidio strategico in uno dei principali nodi irrisolti del territorio castiglionese.
Negli anni il tema è riemerso più volte anche in Consiglio comunale. Uno dei problemi principali riguarda i costi di recupero dell’area e della strada di accesso, spesso indicati dall’Amministrazione come ostacoli concreti a un intervento immediato. Eppure un progetto preliminare esiste già dal 2017. Con la delibera di Giunta numero 6 del 12 gennaio di quell’anno, il Comune aveva approvato un piano di recupero degli edifici dell’area ex demaniale del Monte Corna.
La Cittadella delle Stelle
Il progetto, redatto dall’architetto Nicola Chiavarelli dello studio Mqaa, prevedeva opere di messa in sicurezza, ristrutturazione e rifunzionalizzazione delle strutture esistenti per un importo complessivo di circa 330mila euro. Il quadro economico comprendeva lavori edilizi, spese tecniche, oneri di sicurezza e costi accessori, con una previsione di gestione annuale stimata attorno agli 8.500 euro. Quel piano, tuttavia, non è mai arrivato alla fase operativa e con il passare degli anni l’area ha continuato a deteriorarsi.
È proprio da quella base progettuale che oggi il gruppo promotore propone di ripartire, aggiornando il vecchio piano e orientandolo verso una funzione scientifica, didattica e ambientale. L’idea è trasformare Monte Corna in una «Cittadella delle Stelle», capace di ospitare un osservatorio astronomico didattico, sale conferenze, laboratori scientifici, percorsi naturalistici e attività divulgative rivolte alle scuole e al pubblico. Secondo i promotori, il Monte Corna possiede caratteristiche favorevoli per attività di osservazione astronomica grazie all’altitudine moderata, agli orizzonti relativamente aperti e a un inquinamento luminoso inferiore rispetto ai principali centri urbani della zona. Proprio per questo il progetto guarda anche all’astroturismo, un settore in crescita che in diverse aree italiane ha già portato alla nascita di osservatori, parchi del cielo ed eventi dedicati all’osservazione astronomica.
Il ruolo delle scuole
La proposta punta inoltre a creare una rete con le associazioni astrofili delle province di Brescia, Mantova e Verona e a coinvolgere direttamente gli istituti scolastici del territorio. Nei giorni scorsi gli organizzatori hanno inviato un invito ufficiale alla dirigente dell’Istituto Gonzaga, Leontina Veliana Di Claudio, chiedendo la partecipazione della scuola alla conferenza del 20 maggio.
Nel documento si parla della possibilità di attivare percorsi di Pcto in ambiti come astrofisica, ottica e monitoraggio ambientale, oltre a laboratori dedicati alla tutela del cielo notturno e alla lotta contro l’inquinamento luminoso.
Per i promotori, il recupero dell’ex base non dovrebbe gravare esclusivamente sulle casse comunali e si pensa a bandi regionali sulla rigenerazione urbana, fondi europei del Fesr e possibili collaborazioni con realtà scientifiche.