Quinzano d'Oglio

Il sindaco scrive a Conte: “Chiusura di bar e ristoranti? Non ci sto”

Lo sfogo che il primo cittadino Lorenzo Olivari ha indirizzato al premier dopo l'ennesimo Dpcm che ancora una volta ha colpito duramente i ristoratori.

Il sindaco scrive a Conte: “Chiusura di bar e ristoranti? Non ci sto”
Bassa, 31 Ottobre 2020 ore 15:30

“Personalmente alla chiusura indiscriminata di bar e ristoranti non ci sto, né come sindaco né come cittadino”. Queste le parole che il sindaco di Quinzano d’Oglio Lorenzo Olivari ha indirizzato al premier Giuseppe Conte, dopo l’ennesimo Dpcm che però, questa volta, ha colpito duramente i ristoratori.

Il sindaco scrive a Conte: “Chiusura di bar e ristoranti? Non ci sto”

“Ecco perché, con un gesto simbolico ma comunque istituzionale, ho deciso di scrivere una lettera al presidente Conte in difesa di una parte della nostra economia locale e nazionale – ha detto Olivari – ‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. Questo principio è  della nostra Costituzione e il Dcpm del 24 ottobre lo calpesta. La così detta “movida” sui Navigli di Milano, in Piazza Bellini a Napoli o in qualsivoglia cittadina caratterizzata da un’animata vita notturna non è certo assimilabile a quella di Quinzano i cui servizi di ristorazione sono però costretti a chiusure del tutto insensate sia ai fini del contenimento epidemico sia in termini di tenuta economica. In contesti come il nostro l’esercizio dell’attività serale è del tutto comparabile a quello delle fasce orarie giornaliere ovvero svolto nel pieno rispetto delle normative anti-Covid volte appunto a contenere il contagio pur garantendo il diritto al lavoro, a meno che non si voglia mettere in discussione l’efficacia degli stessi protocolli finora adottati e comunque ancora in uso negli orari di apertura al pubblico. Sarebbe bastato legiferare che: ‘Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5.00 fino alle ore 18.00, salvo diverse disposizioni, anche meno restrittive, che ciascun Sindaco, in relazione alla propria realtà territoriale, potrà decidere di adottare sempre e comunque garantendo il contenimento del contagio’, per tutelare migliaia di esercenti, lavoratori dipendenti e annesse famiglie”.

Questo, in sintesi, è ciò che ha chiesto Olivari al presidente Conte per fare arrivare la voce di Quinzano ai palazzi romani.

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