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castelcovati

Una "Casa del Poi" per proteggere il domani dei ragazzi e degli adulti disabili

Il progetto, finanziato con 1.467.782 euro da Regione Lombardia, prevede la creazione di una nuova struttura che ospiti i servizi di cse e una comunità residenziale

Una "Casa del Poi" per proteggere il domani dei ragazzi e degli adulti disabili
Cronaca Bassa, 18 Aprile 2022 ore 16:00

Si chiamerà «Casa del Poi» e il nome già dice tutto. Perché nella mente dell’Amministrazione di Castelcovati non c’è solo l’oggi, il presente, i bisogni attuali dei ragazzi con disabilità, ma anche il futuro: quel «Poi», per l’appunto, che per diverse famiglie è fonte di preoccupazione e timore di fronte all’idea di non sapere chi, domani, si occuperà dei propri figli. Fulcro dell’Ambito 7 in termini di opportunità e servizi rivolti a giovani e adulti con disabilità, da tempo schierato assieme alla Cooperativa il Cammino nella lotta contro il pregiudizio, paladino dell’inclusione e della promozione di percorsi ad hoc per stimolare le capacità e le passioni degli utenti, il Comune ha ottenuto da Regione Lombardia un finanziamento di 1.467.782 euro che finanzierà interamente questo importante progetto, un centro aggregativo per i ragazzi e un appoggio per permettere agli adulti (e alle loro famiglie) di affrontare il domani con serenità.

La «Casa del Poi» e tutti i servizi

La nuova struttura, moderna, eco sostenibile e sviluppata su un solo piano, sorgerà tra Fiume Po e via Oriana Fallaci in un terreno incolto destinato alla nuova lottizzazione e di proprietà del Comune, dove verranno spostati la sede e i servizi di Cse (Centro socio educativo) e Sfa (Servizio formazione dell’autonomia): attualmente sono gestiti dalla Cooperativa il Cammino nell’ex asilo in via Roma, immobile risalente agli anni Settanta, che nel tempo era stato «adattato» per venire incontro alle necessità dei ragazzi disabili.

Il progetto non si esaurisce qui: è ancora più ambizioso. Accanto all’edificio che ospiterà il Cse verranno costruite due Comunità socio residenziali volte a promuovere l’indipendenza e l’autonomia dei disabili adulti al fine di prepararli alla vita indipendente nel momento in cui verrà meno il sostegno familiare. Un appartamento sarà dedicato ai giovani dai 18 ai 30 anni che necessitano di uno spazio dove «sperimentare la propria autonomia per il futuro»: potrà ospitare 8 persone alloggiate in camere doppie/triple (per un totale di tre stanze da letto per gli utenti e una per l’operatore che pernotterà nel locale per la sicurezza degli ospiti). L’altro è invece riservato ad altri 8 utenti con disabilità che hanno bisogno di sperimentarsi nella vita in vista del «poi» (3 posti letto) e agli utenti accuditi al domicilio dai propri famigliari che necessitano dei momenti di sollievo dalle incombenze della cura.

Un progetto «modellato» sulle esigenze dei disabili

Non una struttura qualsiasi. La «Casa del Poi», infatti, è interamente «modellata» sulle esigenze e le caratteristiche dei proprio ospiti. A partorire il progetto come ora lo conosciamo è stato l’architetto Alberto Mezzana, capo dipartimento dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. «Allora avevamo comunicato all’architetto la volontà di partecipare a un bando di Fondazione Cariplo (questo prima di ottenere il contributo della Regione): lui ha poi coinvolto gli studenti del corso di web design in questa sfida - ha spiegato il sindaco Alessandra Pizzamiglio - Ancora nel 2019 questa Amministrazione li aveva incontrati e accompagnati nell’attuale sede del Cse dove hanno avuto modo di relazionarsi con gli utenti e i relativi educatori, acquisire dettagli sulle loro esigenze di vita e sulle caratteristiche tecniche più rispondenti ai loro bisogni». Una gara di idee tra cui, alla fine, aveva spiccato quella delle studentesse Sofia Bertoli e Sara Cavazzoni, trasformata nelle Tavole progettuali da alcuni professionisti «che hanno preso a cuore l’iniziativa sociale e messo gratuitamente a disposizione le loro competenze».

I lavori, se tutto andrà secondo i piani, cominceranno entro la fine dell’anno. «Da trent’anni offriamo il servizio di Cse sul territorio, collocato in una sede che man mano è stata adeguata: è tempo di offrire una nuova struttura che risponda a tutte le esigenze di vita dei ragazzi e degli adulti disabili - ha concluso il primo cittadino - In più andremo a integrare un servizio (quello residenziale) che manca o meglio che nell’ambito c’è, ma è accessibile con criteri molto più stringenti e per questo molti appartamenti restano vuoti. Invece è necessario permettere alle persone adulte e anziane con disabilità avere un’autonomia che continua negli anni».

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