Operazione "Metropolis"

Traffico internazionale di droga: pene fino a 12 anni

Il gup ha condannato quasi tutti gli imputati che avevano scelto l'abbreviato. I due gruppi di albanesi agivano tra Comezzano Cizzago e Castelcovati e tra Ghedi e Calcinato.

Traffico internazionale di droga: pene fino a 12 anni
Brescia, 29 Giugno 2020 ore 15:37

Il gup Carlo Bianchetti ha condannato quasi tutti gli imputati finiti nei guai, a vario titolo, per una vicenda legata alla droga. Solo tre le persone assolte da tutti i capi d’imputazione. Due i patteggiamenti.

Traffico internazionale di droga: pene fino a 12 anni

Questa mattina il gup del Tribunale di Brescia ha comminato pene fino a 12 anni di reclusione. Ovviamente le condanne più pesanti sono arrivate per quegli imputati che erano finiti nei guai anche per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di cocaina. Si tratta in particolar modo di cittadini albanesi, presenti sul territorio bresciano. In aula, oltre ai numerosi avvocati e al pubblico ministero Paolo Savio, erano presenti anche alcuni imputati. Ovviamente le pene sono molto diverse, a seconda del ruolo ricoperto dai singoli soggetti. Quasi sicuramente, dopo aver letto le motivazioni, qualcuno presenterà ricorso in Appello.

La vicenda

Due sodalizi albanesi dediti al narcotraffico, operanti sul territorio bresciano, erano stati sgominati grazie al lavoro congiunto della Procura della Repubblica alla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Brescia e alla III Divisione Interpol del Servizio per Cooperazione Internazionale di Polizia, per il tramite dell’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza a Tirana. L’anno scorso erano state emesse 39 ordinanze di custodia cautelare che avevano portato a 33 arresti nell’immediato, un risultato eccellente dovuto in massima parte alla grande collaborazione che si era instaurata tra le autorità italiane ed albanesi. I dettagli dell’operazione “Metropolis” erano stati esposti lunedì mattina nella stessa conferenza stampa dedicata all’operazione “Papa” relativa alle cosche di ‘Ndrangheta operanti sul territorio regionale. L’indagine era stata avviata nel 2015 grazie all’arresto di quattro spacciatori avvenuto a Brescia Due, da qui le operazioni investigative avevano rilevato la presenza di un’organizzazione albanese dedita al narcotraffico. Dalla Colombia la droga arrivava in Europa, attraverso Olanda e Germania raggiungeva il territorio italiano, in particolare la proficua provincia bresciana. La merce era trasportata a bordo di veicoli modificati ad hoc da meccanici albanesi che avevano installato vani nascosti e rintracciabili solo grazie a macchinose combinazioni o con dispositivi a distanza. La scoperta di questi “marchingegni” aveva portato all’arresto in flagranza di reato di 19 persone, oltre alle 39 oggetto dell’ordinanza, e al sequestro di 15 chili di cocaina e di una pistola. I viaggi avvenivano una volta ogni 15 giorni e trasportavano dai 4 ai 6 chilogrammi di cocaina e nel corso delle indagini sono stati documentati, ricostruiti e in alcuni casi monitorati più di un centinaio di episodi di spaccio per oltre 40 chilogrammi di cocaina. Il culmine dell’operazione era avvenuto il 26 febbraio dell’anno scorso con l’emissione dei 39 mandati di cattura: dei 33 arresti, 32 erano di nazionalità albanese, 5 fermi erano avvenuti contestualmente in Albania e 6 erano latitanti.

Il gruppo tra Comezzano-Cizzago e Castelcovati e quello tra Ghedi e Calcinato

“L’Italia e in particolare la provincia di Brescia sta assumendo un’importanza rilevante all’interno dei traffici di droga internazionali”, aveva confermato Paolo Savio, sostituto procuratore, titolare dell’indagine. Il primo gruppo sgominato aveva base a Comezzano Cizzago e a Castelcovati, il secondo tra Calcinato e Ghedi. “E’ impressionante notare l’arroganza e la forza di queste organizzazioni criminali – aveva sottolineato Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale Antimafia – Nonostante fossero già in opera gli arresti del primo sodalizio, contemporaneamente si stava già riorganizzando il secondo. Non hanno paura e dispongono di ingenti mezzi”. I clan albanesi hanno operato sul territorio bresciano grazie al benestare delle altre organizzazioni mafiose, che hanno permesso loro di radicarsi nel territorio. Sono gruppi autonomi che però mantengono un stretto legame con l’Albania, dove sono confluiti tutti i guadagni. “E’ proprio grazie allo straordinario lavoro di cooperazione tra la rete investigativa italiane e quella albanese che si è riusciti ad arrivare ad un risultato così notevole: due sodalizi completamente sgominati” aveva concluso De Raho.

 

 

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