Cronaca

Traffico illecito di rifiuti, sequestrato l’impianto di biogas a Chiari

Oltre 144mila tonnellate di digestato sarebbero state smaltite illecitamente su terreni agricoli tra Brescia e Bergamo. Quattro persone indagate nell’inchiesta della Dda

Traffico illecito di rifiuti, sequestrato l’impianto di biogas a Chiari

È successo stamattina 29 settembre 2026, a Chiari, dove i Carabinieri Forestali e i tecnici di Arpa Lombardia hanno eseguito il decreto del Gip di Brescia: sotto sequestro l’impianto per la produzione di energia da biogas e le strutture della società

L’operazione

È scattato nella mattinata di oggi, martedì 29 settembre 2026, il sequestro preventivo dell’impianto di produzione di energia rinnovabile da biogas situato nel territorio di Chiari. A eseguire il provvedimento sono stati i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia, coordinati dal tenente Antonio Di Giorgio Giannitto, comandante del Nipaaf di Brescia, insieme al personale tecnico di Arpa Lombardia – Dipartimento di Brescia. Il decreto è stato emesso dal Gip del Tribunale di Brescia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Il provvedimento arriva al termine di un’attività investigativa avviata nel gennaio 2024 e condotta dai Carabinieri Forestali e da Arpa sotto il coordinamento della Dda bresciana. Al centro dell’indagine ci sarebbe la gestione del digestato, il materiale che deriva dal processo di produzione del biogas e che, secondo l’accusa, sarebbe stato smaltito sui terreni agricoli con modalità non conformi alla normativa.

Oltre 144mila tonnellate

Le verifiche avrebbero riguardato il periodo compreso tra il 2022 e il 2024. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe mantenuto costantemente spento o inattivo l’impianto destinato all’abbattimento dell’azoto presente nel digestato, con l’obiettivo – questa l’ipotesi investigativa – di ridurre i costi di gestione ambientale e aumentare i profitti legati alla produzione energetica. Il digestato avrebbe quindi presentato un carico di azoto fino a quattro volte superiore rispetto a quello dichiarato. Complessivamente, sarebbero state oltre 144mila le tonnellate di rifiuti liquidi finite sui terreni agricoli di otto Comuni tra le province di Brescia e Bergamo: Chiari, Coccaglio, Pontoglio, Cologne, Palazzolo sull’Oglio, Urago d’Oglio, Palosco e Mornico al Serio. Secondo gli inquirenti sarebbe stato inoltre superato in maniera sistematica il limite annuale di 170 chilogrammi di azoto per ettaro previsto per le Zone vulnerabili ai nitrati, soglia fissata per tutelare le acque superficiali e sotterranee.

Quattro persone indagate

L’attività investigativa avrebbe permesso di quantificare anche il presunto profitto illecito: oltre 800mila euro nel triennio preso in esame, corrispondenti al risparmio sui costi di gestione ambientale che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati evitati. Sono quattro le persone attualmente sottoposte a indagine, a vario titolo, per le ipotesi di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo. Sotto il profilo della responsabilità amministrativa dipendente da reato, ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, è inoltre coinvolta la società proprietaria dell’impianto. Il sequestro preventivo è stato disposto anche con l’obiettivo di neutralizzare il presunto vantaggio economico derivante dalle condotte contestate, a tutela dell’ambiente e della leale concorrenza. Le contestazioni sono al momento ipotesi investigative: le eventuali responsabilità penali dovranno essere accertate in sede giudiziaria e gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.