MAFIA

Tentato omicidio e aggravante mafiosa al ristorante: chiesti 16 anni per Fortugno

L'episodio risale al maggio del 2019: la sparatoria al risotrante Le Muse di Rivoltella

Tentato omicidio e aggravante mafiosa al ristorante: chiesti 16 anni per Fortugno
Garda, 21 Ottobre 2020 ore 10:14

Tentato omicidio e aggravante mafiosa al ristorante: chiesti 16 anni per Fortugno

Sono 16 gli anni di carcere richiesti dal pubblico ministero Claudia Moregola per Claudio Fortugno, 58enne calabrese – gardesano d’adozione – protagonista di minacce e tentato omicidio nel maggio 2019 a Desenzano del Garda, quando aveva sparato ad un suo ex dipendente al ristorante Le Muse di Rivoltella.

Rito abbreviato

Nel processo con rito abbreviato per tentato omicidio, detenzione illegale di armi, evasione, minacce e trasferimento fraudolento di beni è subentrata l’aggravante mafiosa per l’uomo, già noto alle forze dell’ordine in quanto coinvolto in alcune inchieste riguardanti l’infiltrazione mafiosa (‘ndranghetista) nel Nord Italia, anche se l’episodio culmine è stato il colpo di pistola esploso verso il suo ex dipendente e che secondo gli inquirenti “avrebbe avuto l’intenzione di uccidere”. Una tesi su cui non concordano i legali dell’uomo – che ha già una condanna per 6 anni per infiltrazioni mafiose – che nella prossima udienza in programma il 30 novembre aggiorneranno il giudice con le proprie controdeduzioni.

Il ristorante dove è avvenuto il tentato omicidio gli è stato poi sequestrato all’interno delle indagini e l’uomo è stato messo ai domiciliari.

Sparò all’ex dipendente, sequestrato il ristorante

Il 19 maggio 2019, all’ora di pranzo e con il locale affollato di avventori a Desenzano, al culmine di un acceso diverbio, Claudio Fortugno, pregiudicato di origine calabrese aveva sparato al suo ex dipendente, che gli aveva chiesto alcuni arretrati che non gli aveva ancora pagato, ferendolo ad una gamba. Si era quindi allontanato in compagnia di un amico per poi tornare sul luogo del delitto e si era consegnato ai carabinieri senza opporre alcuna resistenza.

Le indagini non si sono fermate con l’arresto: gli approfondimenti del Nucleo investigativo con il coordinamento della D.D.A. della procura della Repubblica di Brescia hanno consentito di acclarare che il ristorante, teatro della sparatoria, benché formalmente intestato alla ex moglie dell’uomo in realtà era riconducibile al pregiudicato stesso.

Per questo motivo è stato richiesto al GIP l’emissione un provvedimento di sequestro preventivo delle quote societarie e delle licenze e dei materiali per la conduzione dell’attività di ristorazione, il cui valore veniva stimato in 250000 euro, in quanto fittiziamente intestata. Il decreto è stato eseguito proprio oggi e i sigilli sono stati apposti sul locale.

 

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