Cronaca

Strage di Torchiera c’è ancora speranza

I Viscardi sono tornati a Strasburgo a chiedere giustizia

Strage di Torchiera c’è ancora speranza
Cronaca Bassa, 11 Dicembre 2018 ore 12:00

I Viscardi sono tornati a Strasburgo a chiedere giustizia

Strage di Torchiera c’è ancora speranza

Una giornata intensa quella di lunedì per Guido Viscardi e la sua famiglia, tornati  a Strasburgo a chiedere giustizia: per il caso della strage di Torchiera c’e ancora speranza.

Il caso

Una prima visita alla Corte europea dei diritti dell’uomo e del cittadino Guido Viscardi l’aveva già fatta lo scorso anno, in questo periodo. Il 5 dicembre 2017 l’unico sopravvissuto alla strage di Torchiera del 16 agosto del 1990, in cui per mano di due banditi slavi la famiglia Viscardi fu sterminata nella loro villetta di campagna a seguito di una rapina finita male si è recato alla Corte di Strasburgo.

A perdere la vita furono Giuliano, Agnese, Maria Francesca e Luciano, genitori e fratelli di Guido, che quella notte nulla poterono fare dinnanzi la furia assassina di Ljubisa Vrbanovic (detto Manolo) e del suo complice Ivica Bairic, che poco dopo la strage perse la vita in un conflitto a fuoco con la Polizia serba. Manolo invece fu condannato, dopo non poche difficoltà per la giustizia, a 40 anni di reclusione in terra serba, condanna che si sarebbe estinta nel 2039, se non fosse stato dichiarato morto nel marzo del 2014, per una malattia si polmoni, all’interno del carcere.

La sua morte ha creato sospetto in Guido. “Ci sono troppe cose che non tornano, in un primo momento non sapevano dov’era sepolto, poi improvvisamente arrivò la dichiarazione di una ragazza, Violetta, che affermò di essere sua figlia, che sapeva dov’era sepolto e che era disposta a sottoporsi al test del Dna per compararlo con il feretro. Ma chi mi dice che sia davvero lui quello sepolto? Può essere il padre della ragazza ma non è detto che sia Manolo, il test del Dna che richiedo è la comparazione tra il corpo presunto di Manolo e quello di suo fratello che si trova in carcere nel centro Italia”.

Questa possibilità non è stata però concessa a Guido: a chiudere ogni possibilità di procedere in tal senso fu la sentenza della Corte d’Appello di Brescia nel maggio 2017.

A Strasburgo

Imperterrito, non solo per aver giustizia ma anche per garantire a se stesso e alla propria famiglia la tanto agognata pace, si è rivolto un anno fa alla Corte di Strasburgo. La Corte chiese ai Viscardi di procedere con la compilazione della documentazione per valutare un’udienza. Depositato il tutto ad aprile di quest’anno, non era più giunta risposta. Stanco di aspettare, ieri, sempre più determinato a vederci chiaro è ripartito per Strasburgo e ha scandagliato ogni possibilità, nelle varie sedi delle principali sedi europee.

Un’impresa non facile. Ha tentato di esser ricevuto con le sue figlie  dal Parlamento, ma il tentativo non è andato a buon fine. “Non potendo entrare al Parlamento Europeo ci siamo recati alla Corte dei diritti civili dove inizialmente ci hanno detto che serviva il numero della pratica presentata al ricorso per effettuare la ricerca nel loro archivio - hanno raccontato i Viscardi - Non avendolo abbiamo fatto delle telefonate per riuscire a recuperarlo, nel frattempo siamo riusciti, anche se con qualche difficoltà ad essere ricevuti. Qui abbiamo avuto un colloquio con la referente giuridica. Ha effettuato una ricerca sul nostro cognome e ha trovato la pratica”.

La documentazione richiesta dalla Corte è stata presentata il 24 aprile. “Pare che la documentazione contenesse due errori, e per questo è stata respinta ma noi non lo sapevamo - hanno spiegato Guido e le sue figlie - Così ci siamo fatti spiegare il tutto e una volta acquisite le istruzioni per la compilazione siamo tornati a casa. Siamo arrivati in piena notte, ora ci rimettiamo a lavoro, perché c’è ancora speranza di aver giustizia. La referente è stata davvero comprensiva e gentilissima”.

Durante il colloquio Guido Viscardi ha spiegato il come è stato abbandonato da tutti dopo la strage della sua famiglia. “Nessuno mi ha dato supporto psicologico, assistenza su come affrontare il caso - ha concluso il superstite alla strage - A distanza di 28 anni sto ancora cercando giustizia per i miei cari e per mettere al sicuro mia moglie e le mie figlie”.

Necrologie