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Stefano Deidda e l’arte del bar di quartiere

Stefano Deidda e l’arte del bar di quartiere
Cronaca 29 Aprile 2017 ore 17:22

Stefano Deidda è il barista di uno dei locali più noti di Montichiari, l’antico «Bar dei portèch», aperto in Borgosotto negli anni Sessanta e ribattezzato «El ciclù», parola bresciana che indica la sbornia nel parlato monteclarense e questo lo rende a tutti gli effetti un barista particolare.

Essere gestore di un bar di quartiere, infatti, è quasi farsi compartecipe della vita che scorre fra le sue strade e delle storie diverse che le tipologie umane portano con sé. «Il nostro bar vede passare ogni genere di persona» racconta Stefano «dalla mamma che accompagna il bimbo a scuola, all’operaio che esce dalla fabbrica, ai ragazzi che si fanno l’aperitivo serale, al noto scrittore locale. Questo è il nostro ambiente che fa emergere la capacità di essere accoglienti con tutti. Ci tengo a precisare che il merito è anche del mio team, formato da quattro ragazze: Roberta, Alessandra, Valeria e Alessia. Sono loro la vera forza del locale, ragazze molto carine ma non appariscenti che sanno attirare per la cortesia e la gentilezza non per le doti fisiche. Questo locale, rilevato nel 2000, rappresenta il mio mondo perché io sono cresciuto a due passi da qui. Il bar è anche la sede del Civico 166, l’associazione benefica di Harleysti monteclarensi che tanti eventi portano a segno e che amiamo supportare come molte manifestazioni cittadine, in primis lo spiedo più lungo del mondo organizzato proprio dalla parrocchia di Borgosotto».


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