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PARITÀ

Sport e maternità: l'atleta Lara Lugli ha vinto contro la società Volley Pordenone

La donna era stata citata per danni perché incinta. Secondo la società aveva violato le clausole del contratto.

Sport e maternità: l'atleta Lara Lugli ha vinto contro la società Volley Pordenone
Cronaca 16 Maggio 2021 ore 12:40

A pochi giorni dall'udienza, fissata per il 18 maggio, la società ha fatto dietrofront. Lieto fine per la pallavolista.

Sport e maternità: l'atleta Lara Lugli ha vinto contro la società Volley Pordenone

La pallavolista Lara Lugli ha vinto la propria battaglia a pochi giorni dall'udienza che l'avrebbe portata in tribunale per il faccia a faccia con il Volley Pordenone.
La società friulana in cui giocava l'atleta ha infatti ritirato la citazione e assolto a tutti gli obblighi nei suoi confronti.
Ecco cosa era successo.
Nel 2020 la pallavolista aveva reso pubblica la vicenda, quando la società aveva interrotto i pagamenti a suo favore, chiedendole i danni per essere rimasta incinta durante la stagione causando, secondo il club, il declino in classifica della squadra.

Movimento

L'appuntamento in aula era fissato per il 18 maggio, ma venerdì Lara Lugli ha ricevuto la bella notizia: essere mamma per una sportiva non è reato.
La campionessa era finita incredibilmente sul banco degli accusati perché in dolce attesa e per non aver ottemperato alla "clausola anti-maternità".
Al suo fianco, come già dall'inizio, i vari Movimenti delle donne. Dal mondo dello sport, invece, reazioni contrastanti.
A fare storcere il naso, su tutte, la mancata replica di Giovanni Malagò, di nuovo rieletto alla presidenza del Coni, che non si è mai espresso sul caso durante questi mesi.
Una scelta che ha spinto alcune giornaliste a chiedere chiarimenti attraverso una lettera aperta.

 

Lara Lugli

La lettera

Porta la firma di Mimma Caligaris (presidente Cpo Fnsi), Monica Pietrangeli (coordinatrice Cpo Usigrai), Paola Dalle Molle (coordinatrice Gruppo di lavoro pari opportunità Odg) e  Silvia Garambois (presidente GiULiA giornaliste) la lettera rivolta a Malagò e ai due nuovi vice.
Ecco quanto scritto:

"Noi giornaliste, impegnate perché i nostri media raccontino la realtà e accompagnino la crescita culturale per la piena applicazione dell'articolo 3 della Costituzione, contro ogni discriminazione, siamo fortemente preoccupate per il caso della pallavolista Lara Lugli. Dal Coni e dal mondo dello sport, uno dei luoghi cardine per la piena affermazione della democrazia e dei suoi valori, non c'è stata alcuna presa di posizione netta.

Dalle donne elette a governare lo sport italiano ci aspettiamo un intervento forte perché vengano ristabiliti i diritti fondanti della persona: la non discriminazione delle donne, a partire proprio dal rispetto della maternità. Diritti e valori che proprio in queste ore ha richiamato anche Papa Francesco, in apertura dei lavori degli Stati generali della natalità, manifestando la sua “tristezza” per le donne “che sul lavoro sono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia”.  Un Paese che rispetta le donne è un Paese che crede nel proprio futuro. Che senza natalità non esisterà.

Martedì, alla prima udienza al Tribunale di Pordenone in cui incredibilmente sul banco degli imputati siederà Lara Lugli, accusata di essersi comportata in malafede, speriamo di ascoltare la voce degli organismi sportivi insieme a quelle delle associazioni femminili, e non solo, che chiedono un paese che rispetti le donne. A partire dal diritto alla maternità".

Grande soddisfazione

Anche Lara Lugli ha tenuto a esprimersi, diramando nelle ore scorse un comunicato ufficiale.
Sicuramente questo caso farà la storia della giurisprudenza e apre una strada nel mondo dello sport femminile.
Ecco le parole della campionessa:

"È una grande vittoria per tutti ed era molto importante che questa causa non entrasse nemmeno in un Tribunale a dimostrazione della sua infondatezza. È un forte segnale per tutte le donne non solo atlete che si trovano a dover affrontare queste situazioni assurde. Voglio ringraziare tutti quelli che sono stati al mio fianco, in particolare il mio legale Bonifacio Giudice Andrea, il mio agente Stefano Franchini, Assist e AIP, perché il loro sostegno è stato per me fondamentale".

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