fiamme gialle

Società “schermo” e fatture false anche nel Bresciano: la Guardia di Finanza sequestra oltre 21milioni di euro

Il tutto basato su un sistema che consente a chi ha in mano denaro contante di reintrodurlo, ma in maniera solo apparentemente lecita, nei circuiti finanziari e di trasferirlo quindi all'estero.  Le società che ricevono le fatture false ottengono indebiti vantaggi fiscali e possono disporre di denaro contante

Società “schermo” e fatture false anche nel Bresciano: la Guardia di Finanza sequestra oltre 21milioni di euro

Società “schermo” e fatture false anche nel Bresciano: la Guardia di Finanza sequestra oltre 21milioni di euro, in prima linea i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, coadiuvati dai finanzieri dei Comandi Provinciali di Napoli, Salerno, Caserta, Brescia, Ferrara, Benevento, Monza e Forlì-Cesena.

La scoperta

Un sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, da oltre 21milioni di euro che i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo nei confronti di 16 società operanti sull’intero territorio nazionale e dei relativi rappresentanti legali indagati a vario tutolo per i reati di emissione e utilizzo di fatture false.

Società schermo

Un risultato al quale gli agenti sono giunti al termine di una serie di indagini che lo scorso mese di gennaio hanno portato all’esecuzione di cinque ordinanze cautelari nei confronti di alcune persone originarie della provincia di Napoli le quali, tramite l’uso di società “schermo” solo formalmente operanti nel settore del commercio di materiale ferroso, avrebbero realizzato un sistema di “underground banking” (di banca clandestina) basato sull’erogazione di contante in cambio di bonifici.

Le indagini hanno preso il via a fine 2024 ed hanno preso il via dalle analisi su anomale operazioni finanziarie rilevate sul conto corrente di un acconciatore napoletano. I successivi approfondimenti investigativi sono stati affidati al Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, Reparto specializzato nelle investigazioni in tema di riciclaggio di denaro, cui sono stati delegati accertamenti economico-patrimoniali, indagini tecniche e finanziarie, perquisizioni e accertamenti ad alto contenuto specialistico. Complessivamente sono 31 i soggetti indagati, a vario titolo, per i reati di emissione ed utilizzo di fatture false.

Il modus operandi

Secondo quanto emerso dalle indagini alcune società “cartiere” avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti di società operanti nel settore del commercio di materiali ferrosi. Queste ultime avrebbero poi pagato le fatture tramite bonifici. Una volta ricevuti i bonifici le società cartiere avrebbero trasferito le somme su conti correnti esteri. Infine alle società utilizzatrici sono state restituite, al netto di una “commissione”, le somme bonificate attraverso la consegna di denaro contante. Un sistema che consente a chi ha in mano denaro contante di reintrodurlo, ma in maniera solo apparentemente lecita, nei circuiti finanziari e di trasferirlo quindi all’estero.  Le società che ricevono le fatture false ottengono indebiti vantaggi fiscali e possono disporre di denaro contante.

I numeri

Dalle indagini è emerso come ad essere stati trasferiti all’estero siano stati in tutto circa 134milioni di euro verso conti correnti in Germani (51 milioni di euro), Irlanda (39 milioni di euro), Cina (20 milioni di euro), Danimarca (6 milioni di euro) e altri Paesi (Spagna, Lussemburgo, Bulgaria, Belgio e Paesi Bassi, per complessivi 18 milioni di euro). Gli operatori economici coinvolti, tutti attivi nel settore del commercio dei materiali ferrosi, sono localizzati in Campania (10), in Lombardia (3) ed in Emilia Romagna (3) e avrebbero alimentato un flusso di fatture false per oltre 100 milioni di euro.