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Sei milioni di donne vittime di violenza

Sei milioni di donne vittime di violenza
Cronaca 31 Marzo 2017 ore 15:08

Sono 6 milioni e 936 mila le donne che hanno subito violenza in Italia. Un dato che fa rabbrividire e che spinge anche i piccoli Comuni come quello di Asola, non immuni a queste problematiche, a instaurare rapporti di collaborazione con centri ideati per tentare di bloccare la situazione.

A cura del piano di zona distretto asolano, all’interno della Sala dei Dieci del Palazzo municipale, si è svolto un incontro dal titolo «Asola per le donne: le risorse per contrastare la violenza» in collaborazione con il Centro Donne Mantova.

Sotto i riflettori in particolare la tipologia delle donne soggette a questi maltrattamenti: donne forti, con una cerchia familiare e amicale ben consolidata e, in alcuni casi, anche con una brillante carriera avviata, in controtendenza rispetto allo stereotipo comune. «Alcune differenze possiamo notarle se si punta lo sguardo sull’estrazione sociale, sulla cultura e sull’educazione sociale, sul fattore economico o religioso - spiega Lara Facchi, Sociologa e Criminologa Forense della Cooperativa “Centro Donne Mantova” - caratteristiche differenti, è vero, ma che passano in secondo piano se la tipologia di donna che abbiamo di fronte è come quella descritta. Non sono deboli, fragili, senza carattere, lo diventano poi, quando perdono tutta la loro autostima».

La onlus ha uno spazio d’ascolto attivo nella sede di Ceresara, che copre tutto il territorio dell’Alto Mantovano. Vi sono anche strutture a Borgo Virgilio, la principale, e Porto Mantovano con servizi gratuiti: dall’iter che inizia con un primo colloquio d’ascolto, valutazione del rischio, consulenza ed eventuale assistenza legale, individuando percorsi ad hoc e sostegni psicologici. I dati specifici, protetti da privacy, rispecchiano i dati rilevati a livello nazionale: delle oltre 70 donne supportate lo scorso anno, un numero significativo proveniva dall’asolano e dai paesi limitrofi, di esse alcune sono straniere, ma la maggioranza è di nazionalità italiana.

Da evidenziare che per violenza non s’intende solo «un occhio nero», simbolo ormai di numerose campagne pubblicitarie riguardanti il tema, ma anche la violenza psicologica che si manifesta con la volontà da parte di un componente della famiglia di sesso maschile che tende a far sentire la donna inferiore. Sulla strada della rinascita la forza di volontà non deve mai mancare, in special modo nei primi 6 mesi, periodo nel quale la donna vuole tentare di ritornare a casa, là dove tutto è iniziato. «Permane, ancora oggi, un senso di vergogna rispetto a quanto subito ed il timore della condanna o, peggio, del biasimo sociale. Nelle piccole realtà di paese questo è ancora più evidente: si teme di non essere credute e di perdere la propria immagine agli occhi dei compaesani - prosegue Facchi - E’ proprio su queste dinamiche che la cittadinanza tutta dovrebbe interrogarsi, in modo da attivare una riflessione condivisa che possa portare ad una partecipazione attiva e responsabile da parte di tutti, in un'ottica trasformativa della società.

Il percorso di uscita è estremamente difficile, ma con l’aiuto degli assistenti sociali si può creare una rete di sostegno tale per sentirsi meno sole e allontanarsi da lui». «In materia di prevenzione e sensibilizzazione, è in programma anche una collaborazione tra il Centro e le Scuole asolane - conclude l’assessore ai Servizi sociali Gloria Crema - con corsi in ogni ordine e grado». Un progetto ideato per i più piccini, già messo in atto con il libro «Storie della buonanotte per bambine ribelli» dove si narrano, in forma di favola, 100 storie di donne, più o meno conosciute, prevenienti da ogni parte del mondo che non hanno mai smesso di affermare se stesse. Un modo per rimanere forti e uniti, perchè se una donna sanguina, sanguiniamo tutti.


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