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Rsa e post Covid: “Una burocrazia peggiore che nel pieno dell’emergenza”

Utenti in attesa e ingressi contingentati, un bilancio sul filo del rasoio e il continuo navigare fra le onde di un formalismo infinito. La casa di  riposo è ripartita, ma i problemi sono ancora tanti.

Rsa e post Covid: “Una burocrazia peggiore che nel pieno dell’emergenza”
Bassa, 19 Luglio 2020 ore 10:25

Utenti in attesa e ingressi contingentati, un bilancio sul filo del rasoio e il continuo navigare fra le onde di un formalismo infinito. La casa di  riposo di Manerbio è ripartita. La Dgr 32/26 del 9 giugno, che declina le linee guida per la riapertura delle unità socio sanitarie, ha creato un «delirio burocratico, quasi peggio che nel pieno dell’emergenza Covid» con cui le rsa, che nel pieno della crisi si sono trasformati quasi in piccoli ospedali, devono fare i (non semplici) conti.

Test, tamponi e una burocrazia infinita

I battenti del centro diurno sono ancora chiusi, così come le visite agli utenti per ora sono a vetro. Nelle scorse settimane invece la casa di riposo di Manerbio ha ripreso con il servizio di fisioterapia agli esterni (con tutte le accortezze del caso) e con i nuovi inserimenti, ma un passo alla volta e solo tramite mille screening. «Prima di tutto bisogna verificare che il richiedente abbia tutti i requisiti per fare l’isolamento domiciliare, poi viene effettuato il test sierologico e il tampone – hanno spiegato dalla rsa – Se sono negativi dopo 14 giorni se ne effettuano altri: se ancora negativi si procede all’ingresso, ad altri 14 giorni di isolamento in un’ala dedicata della struttura e, infine, al test e al tampone “finale”. Se invece il test sierologico è positivo, la procedura è più svelta perché hanno già gli anticorpi: per assurdo bisogna sperare che abbiamo avuto il virus». Niente porte aperte, infine, per i richiedenti positivi al tampone.

La lunga attesa

Per avere un posto alla rsa, insomma, bisogna aspettare quasi un mese. Un’accortezza necessaria e comprensibile alla luce di come le case di riposo siano state pesantemente colpite durante l’emergenza, ma che pesano anche sulle famiglie che, con la fine del lockdown e il ritorno al lavoro a tempo pieno, hanno un urgente bisogno di trovate un punto d’appoggio per i loro anziani. «Dei 25 posti che si erano liberati da marzo, per ora abbiamo potuto coprirne solo un terzo – hanno continuato dalla rsa – Nei giorni scorsi abbiamo fatto entrare l’ottavo utente, tra 14 giorni ricominceremo e poi, fra un mese, potremo completare gli inserimenti. Per noi che sopravviviamo grazie alla gestione ordinaria, con il centro diurno ancora chiuso e la fisioterapia che riparte ora dopo il lungo fermo, è una situazione economicamente complicata».

La raccolta fondi

Per fortuna a sostenere la casa di riposo in questi mesi ci ha pensato la solidarietà. La raccolta fondi aperta dalla realtà manerbiese (ancora attiva per chi volesse contribuire con un versamento all’iban IT 86 L 05034 54040 000000002605) ha permesso di raccogliere circa 15mila euro grazie all’aiuto di cittadini privati, ditte e associazioni (una grande mano è stata data dal gruppo Alpini) del territorio che, oltre al denaro, hanno fornito anche materiale vario e Dpi.

Il post Covid

Il virus ha cambiato tutto, stravolto il mondo e la sanità, non da meno l’aspetto socio assistenziale. E ora? «Certamente non sarà più come prima, ci sono regole e disposizioni da rispettare e anche le modalità del servizio devono essere riviste – hanno concluso – Sappiamo che si stanno tenendo tavoli sulla telemedicina, per trovare forme alternative al trasferimento in ospedale qualora gli utenti debbano fare accertamenti. E’ una buona cosa, a prescindere dal Covid, sicuramente andava studiata già da prima».

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