Il caso

Residenti e attivisti contro il nuovo hotel in zona rotonda Bonomelli

Depositate le osservazioni alla variante; botta e risposta con il sindaco di Erbusco Mauro Cavalleri

Residenti e attivisti contro il nuovo hotel in zona rotonda Bonomelli

I residenti nel quartiere di via Dei Colli sono stanchi di subire. Dopo gli allagamenti che più volte hanno danneggiato le loro abitazioni, hanno affidato alle osservazioni alla variante al Pgt (corredate da 66 firme) la loro preoccupazione di fronte ai cambiamenti urbanistici previsti, in particolare la costruzione di un albergo nell’At10 e di una tangenzialina che passerà a pochi metri dalle loro case. Alla voce dei cittadini si è unita quella di Legambiente Franciacorta, che ha depositato una serie di rilievi che riguardano diversi ambiti (tra cui anche l’At10). I documenti sono stati inviati in Comune contestualmente alla procedura di Vas, che prevedeva una scadenza al 2 agosto. Cittadini e attivisti sono però intenzionati a inviare le stesse osservazioni anche nelle fasi successive del procedimento, con un unico obiettivo: essere ascoltati.

Residenti e attivisti contro il nuovo hotel in zona rotonda Bonomelli

A inizio agosto nel parchetto di via Dei Colli si è svolto un incontro con la stampa al quale era presente anche il presidente di Legambiente Franciacorta Silvio Parzanini; i primi a intervenire sono stati però gli attivisti del Comitato NoPf2, che nel 2016 animò la battaglia contro l’espansione del centro commerciale Le Porte Franche (a sancire la vittoria del “No” fu una consultazione popolare). “E’ il terzo progetto che insiste su quest’area – hanno lamentato – Già due volte i cittadini si sono espressi contro la costruzione di una scatola di cemento, e non importa se stavolta la scatola è più piccola. Il diritto edificatorio su quell’area è limitato (la cascina più 500 metri quadrati), nella variante diventano quasi 12mila”. Una modifica che per i residenti è inaccettabile: “Un intervento impattante come quello ipotizzato potrebbe riversare ulteriori quantitativi d’acqua nel piazzale e di conseguenza nelle nostre abitazioni. Chiediamo che il Comune realizzi opere quali pozzi perdenti e vasche di laminazione e che la zona, collina compresa, sia oggetto di interventi di rinaturalizzazione efficaci”. Sulla strada di raccordo tra la rotonda su via Iseo e quella in fase di realizzazione in via Rovato, i cittadini aggiungono: “Trasformerà il nostro villaggio in una rotonda, con un notevole impatto in termini di sicurezza, rumore, aumento delle polveri sottili”. Preoccupano anche l’incremento del traffico e le conseguenze sulla qualità della vita delle famiglie.

La posizione di Legambiente: “Aree agricole da tutelare”

Le osservazioni depositate da Legambiente portano l’attenzione su 11 aree agricole, chiedendo che vengano escluse dalla variante. Per l’At10 si raccolgono le paure dei residenti: “La zona è già provvista di strutture alberghiere, qual è la ratio? L’altezza di 12 metri risulta essere impattante sotto il profilo della percezione paesaggistica”, si legge nell’osservazione, che solleva anche il nodo della dimensione (“ci sarebbe spazio per 290 stanze”). Gli attivisti, consapevoli che si tratta di un’area privata, hanno espresso il sogno che essa diventi “un parco naturalistico di libera fruizione”. Tra le altre trasformazioni contestate il piano attuativo che riguarda i fabbricati tra via San Vito, via Rovato e via Como: Legambiente chiede che sia esclusa la destinazione commerciale (medie strutture di vendita, commercio all’ingrosso e attività di somministrazione, settori “già saturi”) privilegiando l’edilizia residenziale a prezzi calmierati per giovani che intendono costruire una famiglia. Parzanini ha anticipato la richiesta di un incontro urgente con il sindaco per aprire un tavolo di confronto: “Vogliamo essere riconosciuti come portatori di interesse”, ha aggiunto.

Volantino contro il sindaco

Al termine della serata, gli attivisti hanno distribuito un volantino (diffuso poi anche tramite i social) intitolato “La democrazia non è una delega in bianco” che, replicando alle dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane al Chiariweek dal sindaco Mauro Cavalleri, lo accusa di strabismo urbanistico e geometria creativa: “La mobilità dolce in zona Rotonda Bonomelli è impraticabile, l’unica cosa dolce è il miracolo di uscirne vivi – scrivono – L’hotel è più piccolo del centro commerciale bloccato col referendum o del teatrone stoppato nel 2021: ma la volontà dei residenti è chiara da decenni e continuare a insistere con colate di cemento non è fare politica, è fare orecchie da mercante”. Illogico, secondo gli attivisti, parlare di consumo di suolo zero e poi “sventrare una collina rimasta intatta”, così come giustificare l’intervento con il fatto che il quartiere ha già problemi di viabilità, cemento e inondazioni. Non convince nemmeno il tema dello sviluppo turistico: “”Non capiamo se i Sindaci della Franciacorta la vogliano promuovere per la bellezza dei suoi borghi o per il record di cementificazione? Preoccuparsi per la mancanza di alberghi e ignorare le centinaia di case sfitte o i costi sempre più alti per gli alloggi è strabismo urbanistico”. Prioritario anche l’impatto sul traffico: “”Il traffico generato dall’hotel sarà ridotto, dice il sindaco, però serve uno studio sulla viabilità. Le paure dei residenti sono legittime, però abbiamo già deciso e al massimo avrete opere di mitigazione. Sindaco, mettetevi d’accordo con voi stessi: se va tutto benissimo, cosa c’è da studiare e mitigare?”

La replica di Cavalleri: “Deformate i fatti”

Il sindaco Cavalleri ha replicato al volantino con una nota:

“La critica è legittima, la deformazione dei fatti no. Il documento trasmesso alla stampa sulla variante alberghiera di Villa Pedergnano non propone una reale analisi urbanistica, ma ricorre a slogan, sarcasmo e ricostruzioni parziali che non aiutano a comprendere il contenuto degli atti. Il dissenso è legittimo, ma è sbagliato presentarsi come unici interpreti della volontà popolare e dipingere chi la pensa diversamente come nemico del territorio. I fatti sono semplici. L’area non diventa edificabile con questa variante: il PGT del 2010 la destinava già a servizi e attrezzature private di interesse pubblico. La variante ne riduce il perimetro e introduce una possibile destinazione ricettivo-alberghiera, subordinata a Piano Attuativo, convenzione, studio del traffico, opere pubbliche, mitigazioni ambientali, compensazioni e autorizzazioni paesaggistiche. Si tratta quindi di una previsione urbanistica, non di un permesso di costruire. Anche il confronto delle superfici è fuorviante. Confrontare la superficie coperta prevista dal vecchio PGT, rispetto alla superficie lorda sviluppabile su più piani, significa fornire un’informazione scorretta. Sul piano politico, una struttura ricettiva non è assimilabile al progetto di ampliamento delle Porte Franche bocciato dalla consultazione del 2016, consultazione promossa dalla nostra stessa amministrazione e il cui esito è stato pienamente rispettato. Utilizzare oggi quel voto per escludere qualsiasi diversa destinazione dell’area significa attribuirgli un significato che non aveva. Allo stesso modo, richiamare le presunte case o camere vuote non è pertinente. Una struttura alberghiera offre servizi, organizzazione e funzioni che un’abitazione privata non può garantire. Inoltre, i dati degli ultimi anni mostrano una crescita della domanda turistica che rende ragionevole prevedere nuove opportunità ricettive. Quanto all’impatto viabilistico si ironizza sul fatto che, pur prevedendo un traffico contenuto, venga richiesto uno studio viabilistico. È un’obiezione paradossale: uno studio viene imposto proprio per verificare i dati, misurare gli effetti e stabilire le opere necessarie. La scheda prevede la riqualificazione della viabilità, collegamenti ciclopedonali, fasce verdi, mitigazioni paesaggistiche, opere di laminazione e gestione delle acque meteoriche. In definitiva, imporre controlli e prescrizioni non significa autorizzare un progetto, ma valutarlo con rigore. L’area è sottoposta a tutela paesaggistica e ogni proposta dovrà dimostrare di essere sostenibile, ben inserita nel contesto e capace di produrre benefici pubblici. Se non supererà tutte le verifiche previste, non potrà essere autorizzata. Non esistono deleghe in bianco, ma nemmeno preclusioni ideologiche che impediscano di valutare seriamente un progetto”.