welfare in azione

Recovery Net, l’arte di prendersi cura di sé

A Brescia, nell'ambito del progetto di psichiatria di comunità Recovery Net, attori professionisti e persone con disagio psichico preparano la settima edizione del Metamorfosi Festival

Cronaca Brescia, 19 Febbraio 2021 ore 12:25

Una delle azioni di Recovery Net, uno dei progetti della quarta edizione del bando “Welfare di Comunità” di Fondazione Cariplo, è quella di favorire una rappresentazione positiva della salute mentale attraverso azioni culturali. Con l’intento di diffondere la cultura della conoscenza della salute mentale per combattere lo stigma legato ai disturbi psichiatrici, ma anche la cultura per la salute mentale. È provata e riconosciuta anche dall’Oms, infatti, l’azione benefica che le arti e la cultura esercitano sulla gestione e il trattamento dei disturbi mentali gravi.

Cos’è Recovery Net

Attivo nelle province di Brescia e Mantova e opera per aiutare le persone con disagio psichico, in collaborazione con le risorse sul territorio, ma al di fuori dall’istituzione psichiatrica.

Tra le iniziative sviluppate in ambito culturale ci sono la Biblioteca Vivente, il Laboratori di Scrittura Emotiva e il Concorso Letterario dal titolo “Il confine: tra muri, siepi e ponti”. Insieme a Teatro 19 ci sono anche i progetti: Serendippo la trasmissione radiofonica su “tutto ciò che nella vita di ogni giorno fa salute mentale”, a cura di un gruppo di lavoro costituito da Teatro19 con utenti e operatori dell’Uop23; e il Metamorfosi Festival, un progetto ideato con l’Unità Operativa di Psichiatria n.23 degli Spedali Civili di Brescia.

IL VIDEO DELL’ATTIVITA’ SVOLTA DURANTE LA PANDEMIA

Il festival Metamorfosi

Si tratta di un evento che coinvolge teatro, cinema, workshop, incontri e che è frutto di un lavoro di co-progettazione condivisa tra artisti, operatori, utenti dei servizi e cittadini. Il titolo “Metamorfosi” viene dal fatto che l’ingrediente “magico” che gli operatori hanno scoperto attraverso la relazione tra arte, fragilità e diversità è la possibilità di una trasformazione che il contatto con il dolore dà.

La fragilità diventa un valore perché mette in crisi abitudini, modi di lavorare, meccanismi e diventa fonte di ispirazione per il teatro. Un’arte profondamente umana, i cui strumenti sono il corpo, l’anima e l’immaginazione. L’attore e la persona con un disturbo psichico hanno in comune molte cose, una di queste è la necessità di lavorare su sé stessi. A entrambi spetta un lavoro quotidiano di allineamento del corpo e dello spirito, un paziente addestramento alla concentrazione, all’ascolto di sé e del mondo, alla relazione.

La collaborazione con Teatro 19

A parlare è Valeria Battaini, una delle direttrici artistiche di Teatro19:

“Collaboriamo da diversi anni con Recovery Net e con pazienti inseriti nei centri psicosociali. Il percorso di cura è stabilito insieme e, nella maggior parte dei casi, parte dai laboratori teatrali di base. Ma alcuni dei pazienti che hanno partecipato ai laboratori teatrali sono diventati parte di una compagnia stabile. Nel gruppo c’è quindi un rapporto totalmente paritetico tra attori e i pazienti, la ricerca teatrale e artistica viene definita insieme. Io non conosco le diagnosi e le patologie degli utenti, so solo che hanno scelto di assumersi un impegno, che è un percorso artistico e umano”.

Non mancano i momenti di difficoltà, ma la forza sta nel “trovare sempre nuove strade”:

“Certo ci sono momenti di stanchezza perché la malattia psichiatrica spesso è molto difficile da “leggere”. A volte non si riesce a distinguere tra sintomi e carattere e non si sa come scardinare alcune dinamiche perché legate alle patologie. Bisogna sempre mettersi in gioco per trovare nuove strade. Gli utenti anche si ritrovano in un contesto completamente nuovo perché sono abituati a essere trattati come malati, invece nel contesto teatrale ogni diversità ha una sua legittimità, è un contesto inclusivo perché la diversità è una fonte preziosa di suggestione artistica”.

L’ostacolo della pandemia

La pandemia condizionerà anche questa edizione del festival, ma non la cancellerà, ha spiegato Battaini.

“Proseguiamo la nostra attività anche se a distanza. Abbiamo dato vita a laboratori online che abbiamo chiamato “dell’incertezza” in cui realizziamo, ognuno con il suo pezzettino, alcuni video che proietteremo al Festival nella prossima edizione, a fine febbraio. Non tutti gli utenti hanno voluto partecipare purtroppo, perché alcuni di loro hanno poca dimestichezza con la tecnologia. È tutto più difficile perché manca il contatto, ma le relazioni che abbiamo costruito sono forti. Anche se non vediamo l’ora di tornare a incontrarci”.

La testimonianza di Recovery Net

Daniele, 30 anni, è uno dei pazienti del CPS di Via Romiglia di Brescia e fa parte della compagnia stabile di Teatro19. Il teatro è la prima attività a cui ha aderito:

“Sono seguito dal CPS da quasi 6 anni, prima da vari psicologi che, in diversi momenti, mi proponevano attività a cui non ho mai voluto partecipare. Al CPS mi hanno proposto in una prima fase un corso sulla “Comunicazione e l’ascolto”. Poi, dopo il corso base di teatro, è arrivata anche la proposta di entrare in modo stabile nella compagnia nell’ambito del progetto Recovery Net. Io stesso mi ero fatto avanti dopo aver visto uno spettacolo. In un certo senso mi sono sfidato, ho capito che c’era una parte di me che voleva emergere, a cui piace esibirsi, essere anche un po’ protagonista”.

Il teatro si è poi rivelato uno strumento per superare il proprio disagio e le proprie paure

“La cosa più bella del teatro è che mi dà la possibilità di esprimere una parte di me che nella vita di tutti i giorni non riesco a mostrare. E poi che, mentre nella quotidianità non mi piace per niente che le persone si concentrino su di me, quando faccio teatro questo problema sparisce e sparisce anche il terrore del giudizio. Forse tutto è più facile perché il copione è la mia guida e nella vita di tutti i giorni la guida me la devo dare sa solo. Però anche nel mestiere di attore ci sono molti imprevisti da gestire, come nella vita, ed è anche la sua bellezza. Le persone che lo negano sbagliano perché la vita è un imprevisto”.

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