Rapine violente in villa fra Piemonte e Lombardia: quattro arresti VIDEO

Operazione “Ice Eyes”: sgominata una banda di stranieri. Una tentata rapina anche in una villa di Erbusco.

23 Maggio 2019 ore 10:37

Rapine violente in villa fra Piemonte e Lombardia: quattro arresti effettuati dai militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia carabinieri di Casale Monferrato (AL). Una tentata rapina anche a Erbusco.

La scorsa notte i militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia carabinieri di Casale Monferrato (AL), coadiuvati dai colleghi degli altri reparti dipendenti dalla stessa Compagnia e da quelli di Legnano (MI), a conclusione di una complessa, protratta e articolata attività investigativa denominata “Operazione ICE EYES”, coordinata dal sostituto procuratore Davide Pretti del il Tribunale di Vercelli, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto quattro cittadini di nazionalità albanese:

  • Agustin P., 24enne, domiciliato a Legnano (MI), di fatto senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato per reati specifici, irregolare sul territorio nazionale
  • Kristjan K., 28enne, domiciliato in Legnano (MI), di fatto senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato per reati specifici, irregolare sul territorio nazionale
  • Cesk Thani., 32enne, residente a Legnano (MI), di fatto senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato per reati specifici
  • Kristjan M., 25enne, residente a Tortona (AL), di fatto senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato

La brutale rapina a Cella Monte

Tutti sono ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine in abitazione, detenzione e porto illegale di armi, oggetti atti ad offendere e arnesi atti allo scasso, ricettazione e lesioni personali aggravate. Le indagini erano state avviate a seguito di una brutale rapina in abitazione perpetrata il 29 novembre ai danni di un imprenditore vitivinicolo di Cella Monte (AL).

Erano da poco passate le 8 quando quattro uomini travisati con il passamontagna che lasciava intravedere solo gli occhi – occhi freddi e spietati, da qui il nome dell’operazione “ICE EYES”, occhi di ghiaccio – avevano fatto irruzione all’interno dell’azienda e dell’abitazione di C.R., 56enne, che al momento si trovava in compagnia di tre suoi amici. Uno dei malviventi era armato di pistola a tamburo e il suo atteggiamento violento e spregiudicato ne aveva rivelato da subito il ruolo di “capo branco”, mentre gli altri erano armati di spranghe di ferro.

“Apri la cassaforte!”

I banditi, che avevano un marcato accento straniero, con le armi avevano minacciato di morte il proprietario e gli altri presenti, costringendo il primo ad aprire la cassaforte. Impossessatisi di circa 10mila euro in contanti, alcuni orologi di pregio e diversi oggetti preziosi, si sono dati alla fuga a bordo dell’auto di proprietà di uno degli amici del padrone di casa.

I carabinieri, sebbene fossero intervenuti tempestivamente, non erano riusciti a intercettare i rapinatori, ma avevano individuato in ogni caso delle “tracce” che, seguite e sviluppate con perizia attraverso un certosino lavoro di raccolta e analisi degli indizi, mirati e prolungati servizi di pedinamento, hanno consentito ai militri di individuare proprio il capo della banda, considerato il più pericoloso perché solito agire armato di pistola: Cesk Thani.

Le indagini

I militari, infatti, attraverso l’esame dei filmati realizzati dalle telecamere presenti lungo le possibili vie di fuga dei rapinatori, dapprima sono riusciti a individuare l’auto utilizzata per la fuga e, attraverso un laborioso screening di tutte le altre che prima o dopo avevano seguito lo stesso percorso, hanno identificato quella “pulita” con la quale erano giunti sul posto. Questa “seconda auto” è risutlata di proprietà di un uomo residente in Lombardia, intestatario di oltre 300 automezzi.

Gli approfondimenti condotti sul suo conto, sulle numerose persone con le quali questi era in contatto, hanno consentito ai carabinieri di risalire a Cesk Thani, del quale sono state successivamente riscontrate la presenza a Cella Monte il giorno della rapina e l’allontanamento dal luogo attraverso lo stesso itinerario percorso dall’auto dei malviventi. A quel punto sono stati avviati una serie di complessi accertamenti e mirati servizi volti, da un lato, a individuare e identificare i complici di Thani, e dall’altro ad accertare quanti e quali altri analoghi reati erano stati commessi dalla stessa banda, che le indagini hanno rivelavato essere composta da soggetti privi di scrupoli, verosimilmente con precedenti specifici, dato il loro collaudato modus operandi, dediti esclusivamente ad attività delittuose.

La svolta

La svolta, per gli investigatori, è arrivata alle prime ore del 14 aprile, quando nel corso di un mirato servizio di osservazione e pedinamento, supportato da attività tecniche e con la collaborazione dei colleghi del posto, i carabinieri sono riusciti a intercettare, in provincia di Cuneo, l’autovettura a bordo della quale si trovavano, oltre al capo banda, altre tre persone di nazionalità albanese in procinto di commettere una rapina ai danni di un’abitazione isolata del luogo.

L’intervento dei militari ha mandato a monte il colpo. La perquisizione dell’autovettura e dei quattro soggetti ha consentito agli operanti di rinvenire, addosso a uno di loro – identificato in Mehilli Kristjan – un revolver Smith & Wesson cal. 38 e dieci colpi dello stesso calibro. L’arma risultava rubata oltre due anni prima in occasione di un furto commesso ai danni di un’abitazione di Villarbasse (TO).

Inoltre, i carabinieri avevano rinvenuto all’interno dell’auto diversi telefoni cellulari e svariate sim-card, arnesi atti allo scasso, passamontagna e del nastro adesivo, che verosimilmente sarebbe stato usato per immobilizzare le eventuali vittime della imminente rapina. I rilevanti elementi raccolti, però, non avevano consentito di procedere, nell’immediatezza, all’arresto dei quattro. I molteplici riscontri alle indagini in atto avevano fornito un determinante apporto che, ulteriormente valorizzato da successivi articolati servizi di osservazione e pedinamento, nonché da attività tecniche di captazione anche ambientali, ha permesso agli investigatori di:

-> individuare, negli stessi indagati, non solo gli autori della rapina in abitazione, commessa a Cella Monte, ma anche quelli di: un’analoga rapina in abitazione, commessa a Trescore Balneario (BG) il 12 dicembre 2018, ai danni di un abitante del luogo, che alle ore 09.30 del mattino, nell’uscire di casa, veniva affrontato da tre malviventi con il volto travisato da una calzamaglia, di cui uno armato di piede di porco; i tre, dopo averlo minacciato e costretto a rientrare in casa, si erano fatti consegnare tutto il denaro che la vittima aveva in casa, oltre a gioielli ed una pistola Beretta cal. 6,35, dandosi poi alla fuga a bordo dell’auto della stessa vittima, successivamente rinvenuta abbandonata non molto distante; ben tre tentate rapine in abitazione commesse a Parabiago (MI), in data 14 giugno 2018 e 8 maggio 2019 e a Erbusco (BS) il 13 maggio 2019.

-> raccogliere e cristallizzare molteplici, univoci e concordanti elementi di responsabilità a loro carico. In tale contesto, considerati sia la loro comprovata ed estrema pericolosità, sia il fatto che traessero unico sostentamento dall’attività delittuosa, sia il fondato pericolo che si dessero alla fuga rendendosi irreperibili, lo stesso Pubblico Ministero ha emesso il decreto di fermo, subito eseguito dai militari. Ottenuto il provvedimento, i carabinieri – oltre una trentina tra quelli dipendenti dalla Compagnia Carabinieri di Casale Monferrato ed i colleghi di Legnano – che nel frattempo si erano messi alle costole degli indagati temendo che gli stessi potessero da un momento all’altro dileguarsi, hanno intercettato PJETERGJOKAJ, KECI e MEHILLI a Casale Monferrato, a bordo di un Mercedes SW, bloccandoli senza consentire loro alcun tentativo di fuga o di reazione. THANI è stato fermato a Legnano, mentre si trovava alla guida di una BMW 320 SW.

Le ulteriori perquisizioni, effettuate in quelli che i Carabinieri hanno accertato fossero dei veri e propri covi utilizzati dalla pericolosa banda di rapinatori, siti in Legnano, via Correnti e Cassano Spinola (Al), Strada Villalvernia, hanno consentito di rinvenire e sequestrare diversi telefoni cellulari e svariate sim-card, arnesi atti allo scasso e indumenti idonei al travestimento. Dapprima accompagnati nelle Caserme dei Carabinieri di Casale Monferrato e di Legnano, i fermati sono stati successivamente tradotti, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, rispettivamente nel carcere di Vercelli, i primi tre, in quello di Busto Arsizio, il quarto. Le indagini dei Carabinieri proseguono al fine di accertare le eventuali responsabilità dei predetti malviventi in ordine ad analoghi reati commessi in tutto il Nord Italia.

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