Epilogo

Prescritti tutti i reati per gli appalti dell'area feste di Adro

La vicenda si è chiusa dopo otto anni con un non luogo a procedere.

Prescritti tutti i reati per gli appalti dell'area feste di Adro
Cronaca Sebino e Franciacorta, 11 Giugno 2021 ore 09:04

di Stefania Vezzoli

Dopo otto anni, si è chiusa con la prescrizione la vicenda dei presunti appalti truccati per la realizzazione dell’area feste di Adro.
Dei capi d’imputazione per cui erano finiti alla sbarra, per la seconda volta, gli otto imputati condannati in primo grado, ne era rimasto pendente solo uno (gli altri erano ormai caduti in prescrizione). E nell’udienza di ieri, giovedì, anche l’ultimo è andato prescritto: i giudici del Tribunale di Brescia hanno emesso una sentenza di non luogo a procedere. Un epilogo che, peraltro, era già stato delineato quattro mesi fa, a inizio febbraio, quando erano tornati in aula il sindaco Paolo Rosa, il vicesindaco ed eurodeputato Oscar Lancini, l’assessore Lorenzo Antonelli, l’ex assessore Giovanna Frusca, gli imprenditori Alessandro Cadei ed Emanuele Casali e gli ex dipendenti comunali Leonardo Rossi e Annarita Piccioli. Per loro, infatti, ma anche per i 12 che erano stati assolti, il processo era ripartito da zero dopo che, nel marzo 2018, la sentenza di primo grado era stata annullata dalla Corte d’Appello di Brescia per dei vizi procedurali nella sua redazione.

Prescritti tutti i reati per l'area feste di Adro

Un anno fa, a febbraio 2020, le 12 persone assolte in primo grado, erano state (nuovamente) assolte da tutte le accuse. A causa della pandemia, era invece slittata l’udienza per gli otto imputati che erano stati condannati: e sono stati proprio questi ritardi a fare cadere le accuse a loro carico. Dell’impianto accusatorio che denunciava «appalti pilotati», frutto di «preordinati accordi tra gli amministratori, sindaco e stretti collaboratori e le società coinvolte nei lavori» e riteneva gli imputati responsabili, a vario titolo, di turbativa d’asta e falso, era rimasto in piedi soltanto un capo di imputazione, legato al prezzo di vendita dell’area a una società. Bisogna precisare che in primo grado tutti gli imputati erano stati assolti da questa accusa, perché il prezzo era stato ritenuto congruo. L’annullamento della sentenza per vizi procedurali aveva riportato alla ribalta anche questo capo di imputazione: stavolta, però, i giudici hanno sentenziato il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione.

La vicenda: dagli arresti al non luogo a procedere

Il caso era esploso nel novembre 2013, quando l’allora sindaco di Adro Lancini era finito agli arresti domiciliari insieme a Giovanna Frusca e Carmelo Bagalà, all’epoca dei fatti rispettivamente assessore ai Lavori pubblici e segretario reggente, all’ex responsabile dell’Area tecnica Rossi e ai due imprenditori edili Cadei e Casali. Le accuse erano pesantissime: turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso in atto pubblico. La sentenza di primo grado, emessa nel gennaio 2017, aveva sancito la condanna di otto dei 21 imputati, con pene che andavano da un minimo di un anno a un massimo di tre anni di reclusione. Trattandosi solo del primo grado di giudizio, gli amministratori condannati erano rimasti regolarmente in carica nonostante il verdetto. Poco più di un anno dopo, nel marzo 2018, era arrivato il colpo di scena: la Corte d’Appello del Tribunale di Brescia aveva infatti dichiarato nulla la sentenza di primo grado, accogliendo la richiesta avanzata dai difensori. Le motivazioni? La redazione del dispositivo non sarebbe avvenuta in seguito alla discussione in Camera di consiglio al termine del dibattimento, come previsto dal Codice di procedura penale, ma prima e senza alcuna prova che i tre giudici del Collegio avessero partecipato insieme alla discussione, in violazione delle norme a garanzia di un equo processo. Così, si era dovuti ripartire da zero.  Ora, a distanza di 8 anni dagli arresti, la vicenda si è definitivamente chiusa con la prescrizione.

Tre mandati

Sul caso dei presunti appalti truccati per la realizzazione dell’area feste di Adro si sono scritte pagine e pagine di cronaca.  La vicenda ha attraversato ben tre mandati amministrativi: esplosa nel 2013, quando Oscar Lancini era sindaco (per la seconda volta) con gli arresti di sei persone (tra cui il primo cittadino e l’assessore Giovanna Frusca), era approdata in Tribunale sotto la prima Amministrazione Rosa (l’attuale sindaco era tra finito fin da subito tra gli indagati insieme ad altri assessori), mentre l’epilogo per avvenuta prescrizione è arrivato sotto il secondo mandato di Paolo Rosa. Più volte in questi anni è stato chiesto il commissariamento, ma l’egemonia leghista ad Adro resta salda.

 

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