Quinzano d'Oglio

Partigiani condannati a morte: trovate le lettere con le ultime parole

Le parole di Perlasca e Bettinzoli, partigiani fucilati

Partigiani condannati a morte: trovate le lettere con le ultime parole
Cronaca Bassa, 16 Aprile 2021 ore 12:02

Nascosti in un cassetto di un vecchio mobile possono esserci segreti meravigliosi e terribili. Rimangono lì per anni e anni, pazienti e silenziosi ad aspettare di essere trovati, scoperti e rivelati.
Possono essere tesori preziosi ma si possono trovare anche parole che si sono perse nel tempo, come le ultime scritte da due condannati a morte. Come è successo a Quinzano nei giorni scorsi.

Le lettere di due partigiani

Si torna indietro di anni, più di 70, nel 1944: la guerra è ancora in atto in Italia, i partigiani sono attivi nella resistenza mossi dallo spirito dell’orgoglio e della libertà.
Chi contraddice il regime nazista sa che dovrà morire, duramente e barbaramente se preso e le fucilazioni all’ordine del giorno.
E’ la storia di Giacomo Perlasca e Mario Bettinzoli, che sono morti a 25 e 23 anni per mano del regime nazista in via Tartaglia a Brescia. Ma prima di morire hanno scritto due lettere dalle loro celle del carcere di Canton Mombello a Brescia, alla fidanzata Mimì e alla famiglia.
Righe fitte dove, sapendo la fine che li attendeva, quel maledetto 24 febbraio del 1944, i ragazzi hanno voluto lasciare un segno del loro amore verso il prossimo.

Il ritrovamento delle lettere

Era proprio in un mobile antico che si celavano le ultime parole di Giacomo Perlasca e Mario Bettinzoli, partigiani giovanissimi fucilati a Brescia nel 1944 nel maneggio della caserma Ottaviana.
A loro dedicate targhe commemorative, vie e piazze per il loro coraggio e la loro abnegazione nel portare avanti gli ideali di uguaglianza e libertà.
Fino a pochi giorni fa però, nessuno si immaginava che gli ultimi pensieri di queste due persone così importanti per Brescia e per tutta la Provincia fossero conservati in un cassetto di un vecchio mobile a Quinzano. «Ho ereditato questo mobile da dei familiari, che mi avevano spesso raccontato dell’esistenza di una lettera che conteneva le ultime parole di due ragazzi condannati a morte - ha raccontato la quinzanese che ha ritrovato la missiva proprio in casa sua, ma che comunque vuole restare anonima - Quando ho avuto l’oggetto in eredità, qualche anno fa, ho trovato fra i ricordi un foglio piegato e ho capito subito che era proprio quello di cui mi avevano tanto parlato. Non me la sentivo di leggerla, così per 20 anni l’ho conservata in una busta. A marzo però, stavo pulendo e l’ho ritrovata, mi sono sentita pronta per leggerla». Una volta finito però, le si è accapponata la pelle. «Ho subito cercato su internet i nomi dei due ragazzi e ho letto tutta la loro storia - ha continuato la donna - Terribile quello che hanno dovuto passare combattendo nella Resistenza, ho letteralmente visto i loro pensieri: lucidi nonostante la morte. Perlasca ha voluto dire alla fidanzata che l’amava e che si meritava di essere nuovamente felice, mentre Bettinzoli ha voluto salutare la sua famiglia. Ce ne fossero oggi di uomini come loro. Mi sono commossa, mi sono sentita vicina a loro e adesso, dopo 20 anni, vorrei che le loro ultime parole vengano custodite da qualche associazione storica così che rimangano sempre al sicuro e d’esempio per gli altri».

Le lettere

Si tratta di due scritti commoventi e toccanti.
Il primo, che aveva una famiglia numerosa e molto cristiana, si è rivolto a loro, ai suoi «carissimi genitori, parenti, nonni e zii».
Sapeva di dover morire ma ha deciso lasciare un messaggio d’amore rimettendosi alla volontà di Dio.
«Il Signore è deciso con i suoi disegni che io mi staccassi da tutti sia fatta la sua volontà - si legge nella lettera - Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché lo raggiunga presto, e per voi, affinché possiate soffocare il distacco. Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine e ora ci sarà l’esame (...) Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via senza chiedervi il consenso che mi ha portato alla morte ma spero che mi perdonerete come il Signore mi ha perdonato per mezzo del suo ministro. Domattina prima della condanna farò la comunione e poi la morte. (...) Immagino già le lacrime di tutti quando leggerete questa mia, fate invece che dalle vostre labbra anziché singhiozzi vi escano delle preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto, io dall’alto pregherò per voi».
Perlasca invece ha dedicato i suoi ultimi pensieri a Mimì, la sua fidanzata.
Tra le righe si è detto sereno e che pregava affinché lei fosse felice, ringraziandola per l’amore che si sono dati.
«Sii tranquilla perché me ne vado sereno e contento del tuo amore che m’è sempre stato di sostegno - si legge nella missiva - Sarebbe terribile che tu di ciò non fossi convinta e ti prego per la mia memoria di credermi. Mai ti ho ingannata. Io pure ti ho amato con tutto il mio cuore e l’affetto che un uomo può avere tutt’uno con te, tutto a te mi son dato, ho fatto il mio meglio per renderti felice e ti devo domandare scusa se invece di legarti a me ti ho dato un così grande dolore».
Ha raccomandato alla sua Mimì di essere felice, di rifarsi una vita anche se lui, dall’alto ha promesso di vegliarla sempre e di amarla sempre, aspettandola nell’aldilà.
«Prega per me perché possa raggiungere la meta e vegliarti dall’alto (...) Non legarti a un matrimonio che non esiste, sei giovane e hai diritto di avere la tua felicità, in questo sei libera. Fatti una famiglia che sia cristiana e avrai da Dio un compenso per averti procurato nuovi adoratori, io dall’alto ti assisterò (...) Ti amerò per sempre, per tutta l’eternità e di là a rivederci presto. Salutami tanto mamma, Maria, Clara e Pietro (...) mia madre sarà tanto gentile da farti scegliere una cosa che ti aggrada che sia mia, così tu possa tenerla sempre».

Non si tratta dell’originale

Non sono le lettere originali, qualcuno le ha trascritte.
Quelle che la donna quinzanese ha trovato nel suo cassetto però, sono sì una scoperta straordinaria ma non quelle scritte dal pugno di Mario e Giacomo. Qualcuno, forse un prete, deve averle trascritte per serbarne il ricordo anche perché la famiglia di Bettinzoli la missiva l’ha ricevuta anni fa: si sono chiusi nel riserbo però, la morte di Mario fa ancora male. E chissà se anche Mimì ha potuto leggere le ultime e affettuose parole. I documenti, in ogni caso, risultano comunque di valore e con l’aiuto di alcuni storici verranno consegnati presto nelle mani di qualche associazione storica, che le terrà al sicuro.
Le ultime parole dei due partigiani però, ora le sanno tutti. E chissà se proprio in questo momento, molto lontano, Giacomo e Mario hanno mantenuto le loro promesse e insieme ai genitori e a Mimì, ci stanno vegliando dall’alto.

 

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