in manette

Operazione Telepass, sgominata una banda dedita a spaccio e prostituzione

L'organizzazione era attiva fra le province di Brescia e Reggio Emilia: in manette anche il capo, una donna albanese residente a Rezzato.

Operazione Telepass, sgominata una banda dedita a spaccio e prostituzione
Brescia, 04 Giugno 2020 ore 18:07

Telepass. Questo il nome dell’indagine condotta, sotto il costante coordinamento della Procura reggiana, dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Castelnovo Monti. Nel mirino delle Forze dell’Ordine un’organizzazione organizzazione criminale di matrice albanese dedita allo sfruttamento della prostituzione ed al traffico di droga il cui capo, una donna albanese, negli spostamenti dalla provincia di Brescia (dove vive) a quella reggiana, era solita posizionarsi dietro mezzi muniti di telepass in modo da accodarsi ai veicoli che si immettevano in autostrada e passare senza pagare il pedaggio.

Operazione “Telepass”

E’ stata una complessa e articolata attività investigativa quella avviata sin dal 2016 dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Castelnovo Monti nei confronti di un sodalizio criminale di matrice albanese, ma anche con contatti rumeni e italiani. Le operazioni hanno consentito di ricostruire l’illecita attività di sfruttamento della prostituzione praticata da numerose albanesi in provincia di Reggio Emilia ed accertare anche a carico di alcuni degli indagati una parallela e altrettanta proficua illecita attività correlata al traffico di sostanze stupefacenti.

Droga e prostituzione

La Procura di Reggio Emilia, a seguito delle investigazioni dei Carabinieri tramite intercettazioni e da numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ha richiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Reggio Emilia una misura misure cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 9 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e, in concorso tra loro e nell’unità del disegno criminoso, di una serie di singoli reati della stessa indole pluriaggravati dalla commissione verso una pluralità di soggetti, talvolta verso congiunti. Contestati anche innumerevoli reati concernenti lo spaccio e la cessione di sostanze stupefacenti perpetrati nell’ambito delle attività di gestione e controllo del meretricio nella città di Reggio Emilia, in favore di prostitute e clienti.

In manette 4 dei 9 indagati

Alle prime ore dell’altra mattina, tra la Lombardia e l’Emilia Romagna, i militari della Compagnia di Castelnovo Monti e di Brescia hanno applicato le misure cautelari in questione rintracciando tra le due province 4 dei 9 indagati, poi arrestati. Tra loro il capo dell’organizzazione, la 35enne albanese Liljana Shoshari, residente a Rezzato e ora portata in cercare,  l’autista delle lucciole che si preoccupava di accompagnare le meretrici sul posto di lavoro
(dietro compenso in danaro o natura attraverso prestazione sessuale) Ludovico Ratta, 61enne calabrese d’origine, residente a Reggio Emilia e finito ai domiciliari.

In carcere è finita anche la 38enne rumena Ionica Paun, anch’essa di Rezzato (BS) e prima collaboratrice del capo dell’organizzazione: a lei il compito di controllare le ragazze, contribuendo anche alla ricerca delle postazioni dove farle lavorare riscuotendo dalle stesse parte dei ricavati dell’attività di prostituzione. L’ultimo a finire in manette è stato Emiljano Osmani, albanese 27enne senza fissa dimora rintracciato nel bresciano, che aveva il compito di controllare durante l’attività le ragazze sfruttate.

Proseguono le ricerche dei restanti 5 componenti della banda risultati allo stato irreperibili e attivamente ricercati nell’intero territorio nazionale in quanto colpiti dalla stessa ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Si indagava dal 2016

L’indagine iniziata nel 2016 è scaturita da un’attività investigativa antidroga avviata di iniziativa dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Castelnovo Monti su una fitta rete di spaccio di stupefacenti (nel corso della quale sono state arrestate 17 persone e sequestrate diversi etti di cocaina e anche una pistola) localizzato nei centri della Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, a riscontro della quale nel gennaio 2017 veniva tratto in arresto un 36enne cittadino albanese: tra i contatti telefonici dell’uomo era presente quale fornitrice abituale di quantitativi di droga una connazionale 32enne, risultata poi essere uno dei capi e organizzatori del sodalizio criminale.

La successiva attività tecnica, corroborata da numerosissimi servizi di osservazione e pedinamento, ha permesso di ricostruire un quadro esaustivo delle attività criminali gestite dagli associati, consistenti in prevalenza sullo sfruttamento di dieci giovani donne provenienti dall’Est Europa, incentrato sul tratto di strada lungo la via Emilia a confine con la Provincia di Parma L’indagine, convenzionalmente denominata “Telepass”, si è successivamente ramificata svelando anche le azioni delittuose di una serie di soggetti di nazionalità albanese dediti stabilmente alla commissione di furti e rapine in abitazione

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