Maxi operazione

'Ndrangheta a Brescia: 25 arrestati, tra loro una suora

Sono attualmente in corso molteplici perquisizioni a cura di 300 appartenenti alle tre Forze di Polizia, estese anche nelle province di Bergamo, Verona e Treviso

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'Ndrangheta a Brescia: 25 arrestati, tra loro una suora.

Arresti a Brescia: tra loro una suora

Questa mattina (giovedì 5 dicembre 2024) gli investigatori della Polizia di Stato (del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile e della S.I.S.C.O. di Brescia) e della Guardia di Finanza (del Servizio Centrale I.C.O. e del Nucleo P.E.F. - G.I.C.O. di Brescia) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Brescia nei confronti di 25 indagati, residenti nelle province di Brescia, Milano, Reggio Calabria, Como, Lecco, Varese, Viterbo e in Spagna, a carico dei quali è stato inoltre disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e beni per oltre 1.800.000 euro.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Brescia e dei reparti dell'Arma territorialmente competenti hanno poi eseguito un'altra misura cautelare nell'ambito dello stesso procedimento penale, nei confronti di otto indagati. Tra questi anche alcuni appartenenti dell'associazione per delinquere facente parte della 'ndrangheta: si tratta di persone ritenute a vario titolo presunti responsabili dei reati di detenzione illegale di armi, riciclaggio, usura e ricettazione, aggravati dal metodo mafioso, oltre al reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare l'indagine articolata coordinata  dalla Procura della Repubblica di Brescia - Direzione Distrettuale Antimafia, ha preso il via nel mese di settembre 2020: nel mirino l'attività di un'associazione per delinquere di matrice 'ndranghetista le quali radici sono state rintracciate a Sant'Eufemia d'Aspromonte (RC) ma residente da anni nel Bresciano e legata da rapporti federativi alla cosca "Alvaro" egemone nella zona aspromontana compresa tra i comuni di Sinopoli e Sant’Eufemia d’Aspromonte. Le indagini hanno permesso di ricomporre, tassello dopo tassello, l'organigramma del sodalizio: attraverso lo strumento dell'intimidazione che giunge direttamente dal vincolo associativo è riuscita a dar vita nel Bresciano ad un "locale" nel quale venivano messe in atto le azioni peculiari e tradizionali delle associazioni di tipo mafioso: estorsioni, traffico di armi e stupefacenti, ricettazioni, usura e scambio elettorale politico-mafioso.

Scambio elettorale politico-mafioso

Ad emergere legami e interessi comuni tra l'associazione in questione ed altri gruppi criminali (sempre afferenti alla 'ndrangheta) operanti sul territorio dell'hinterland bresciano. Da queste sinergie ne sarebbero nate una moltitudine di condotte illecite. In particolare ad essere messo in evidenza il legame tra il sodalizio mafioso e un soggetto con esposizione pubblica, attivo nella comunità bresciana, con il quale il sodalizio avrebbe intrattenuto rapporti caratterizzati dal tipico pactum sceleris dello scambio elettorale politico-mafioso, ovvero l’impegno per il sostegno elettorale del clan con la futura promessa di reciproci illeciti vantaggi economici.

Messaggi ai detenuti: una suora collabora con la 'Ndrangheta

Il sodalizio mafioso, inoltre, è stato in grado di arrivare fin dentro le carceri per scambiare messaggi con i detenuti. In questo caso un ruolo di grande importanza è stato svolto da una religiosa la quale, più di una volta, avrebbe fatto da gancio tra gli associati e i detenuti stessi, facendo leva sull'abito indossato, un vero e proprio lascia passare senza rischio di destare sospetti.

Un mix tra reati tradizionali e delitti di natura economico finanziaria

Il gruppo non si è risparmiato: con una certa abilità è infatti riuscito a guadagnare ingenti somme di denaro mettendo in atto non solo reati di tipo tradizionale ma anche delitti di natura economico-finanziaria. Gli associati, in particolare, avrebbero promosso, costituito ed infine etero-diretti numerose imprese "cartiere" e "filtro" attive nel settore dei rottami. Durante le indagini avrebbero emesso delle fatture destinate agli imprenditori che di fatto si riferivano ad operazioni mai esistite. Il tutto per un ammontare di circa 12milioni di euro al fine di consentire loro, al netto della provvigione spettante all’associazione, di beneficiare dell’abbattimento del reddito nonché di riciclare il denaro frutto dei reati perpetrati.  A carico dei soggetti indagati sono stati emessi provvedimenti di sequestro preventivo, finalizzati alla confisca per equivalente, per un importo complessivo pari a oltre 1.800.000 euro, quale provento delle condotte penal-tributarie e riciclatorie ipotizzate.

Perquisizioni attualmente in corso

Sono attualmente in corso molteplici perquisizioni a cura di 300 appartenenti alle tre Forze di Polizia, estese anche nelle province di Bergamo, Verona e Treviso, condotte con il supporto di moderni mezzi tecnici del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, del Servizio Centrale I.C.O. della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri nonché delle unità cinofile - per la ricerca di armi e droga - e “cash dog” - per la ricerca di contanti, in una cornice di sicurezza garantita anche dall’impiego di personale delle U.O.P.I. della Polizia di Stato e di militari specializzati A.T.- P.I. della Guardia di Finanza e dell’Aliquota di Primo Intervento dei Carabinieri. Gli odierni provvedimenti sono stati emessi sulla scorta degli elementi probatori allo stato acquisiti, ragione per cui sussiste la presunzione di innocenza sino alla definitività del giudizio.

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