Menu
Cerca

Moschea a Ghedi? La Giunta ha detto «No»

Moschea a Ghedi? La Giunta ha detto «No»
Cronaca 27 Aprile 2017 ore 16:28

Che il momento storico attuale abbia incrementato il sospetto, l’odio e la diffidenza verso diversi tipi di culture, ma soprattutto di religioni come quella islamica è ormai cosa tristemente nota. Per questo non deve stupire se in paese al solo sentir pronunciare la parola moschea si sono già formate le barricate. La questione ha avuto inizio quando Ludovico Guarneri attraverso la piazza pubblica digitale si è espresso in favore e in salvaguardia di alcune essenziali libertà civili individuali.

Ricordando che «La maggior parte dei Ghedesi, circa il 70%, ha anche votato il 4 dicembre per la conferma in toto della Costituzione che, all'aricolo 19, dice: "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume"», facendo riferimento alla mancata approvazione di una moschea da parte della giunta. Da qui i cittadini ghedesi in rete hanno dato vita a un acceso dibattito, alcuni sostenendo le libertà fondamentali e la destinazione essenziale tra profugo e clandestino, tra islamista e terrorista.

Altri dando carne al fuoco della discriminazione ritengono che la nascita stessa di una moschea possa minare la sicurezza e attirare gli integralisti islamici, come già visto in alcune tragiche esperienze europee. Inutile dire che a Ghedi una moschea esiste già. Nell’ultima decina d’anni infatti chiunque volesse un posto per professare la fede islamica poteva rivolgersi all’associazione culturale «Al Umma», gestita dal presidente Gannar Fehti Salah e che aveva sede in un immobile all’incrocio tra via Cesare Battisti e via Gorizia. Quest’estate l’associazione aveva fatto richiesta in Comune per il rilascio dell’«Permesso di costruire in sanatoria riguardante opere meramente interne con cambio di destinazione d'uso dell'immobile ubicato in via Nazario Sauro 7, adibito a sede dell'associazione Culturale». Permesso negato dall’Amministrazione e che ha spinto Gannar, lo scorso settembre, a fare ricorso al Tar di Brescia. Rigettato il ricorso in prima battuta, verso fine anno l’associazione ha notificato al Comune l’appello davanti al Consiglio di Stato.

«Teniamo a precisare che le decisione prese dall’Amministrazione niente hanno a che vedere con una volontà persecutoria – ha dichiarato il vicesindaco Vittorio Damiani - Ci stiamo solo preoccupando che la normativa vigente venga rispettata». A quanto pare la moschea si sarebbe spostata senza chiedere alcuna autorizzazione in un luogo non idoneo a svolgere l’attività di circolo culturale. Per la precisione in uno spazio commerciale in via Nazario Sauro, dietro l’ex Mercatone dell’Intimo. «Naturalmente la struttura non era conforme per ospitare un’associazione e avevano bisogno di adeguare tutto l’immobile alle normative regionali. In questo specifico caso non abbiamo potuto rilasciare l’autorizzazione semplicemente per una questione tecnica di applicazione delle normative regionali». Sembrerebbe infatti che manchino i parametri urbanistici e igienico sanitari necessari per far sì che lo spazio risulti adeguato ad ospitare un gran numero di persone.


Necrologie