Montichiari, il contadino che diventa artista

Montichiari, il contadino che diventa artista
03 Agosto 2016 ore 21:06

Francesco Cima compirà 83 anni il prossimo 22 novembre, ma non li dimostra davvero. Dopo una vita intera trascorsa nei campi, curando le mucche per il buon latte e coltivando il grano per il pane quotidiano, finalmente può dar sfogo a tempo pieno ai suoi talenti preferiti: l’affetto per la moglie Maria, l’aiuto ai tre figli Rosanna, Valeria e Marco, la compagnia di otto nipoti, la coltivazione di piante da frutto e nuove semenze per l’orto, ma in particolare le sue opere artigianali esclusive estratte da pezzi di legno. Tutte attività che gli danno l’entusiasmo di un ragazzino. Nella storia della sua vita non va però dimenticata la musica, che lo ha portato sin dalla giovane età, nonostante il duro lavoro del contadino, a suonare la tromba ed a far parte della Banda Musicale Carlo Inico di Montichiari per oltre 50 anni. Oggi, data l’età, lei Francesco è stato messo in pensione anche dalla Banda musicale, ma certamente la sua presenza è stata un record. Che riconoscimenti ha avuto?

«Mi fu consegnata una medaglia d’oro nel 1983 quando mi festeggiarono per i 30 anni di presenza con la mia tromba nella Banda. Purtroppo quella medaglia mi è stata rubata dai ladri che penetrarono in casa mia una decina d’anni fa. Mi restano tanti bei ricordi, l’amore per la musica classica e tante belle fotografie che ricordano ad esempio l’incontro che ebbi, con gli amici della banda, al Quirinale nel 1995 e con Papa Wojtyla l’8 dicembre 1995, il giorno della Madonna». Come faceva a conciliare il duro lavoro del contadino con l’amore per la musica? Da chi apprese le prime lezioni di Musica? Chi l’aiutava nei tanti lavori della sua terra nei Boschetti a Montichiari? «Nacqui nel ’33, terzo di tre maschi, in una stanzina della casa che mio padre Angelo aveva da poco finito di costruire in mezzo ai campi che aveva acquistato vendendo una vecchia casa di famiglia. Da ragazzo lo aiutavo nei campi ma andavo spesso in bicicletta in parrocchia e all’oratorio dove imparai da un organista cieco i primi solfeggi. Nel 1958 ho sposato Maria, ci siamo trasferiti nella nuova cascina con 13 vitelli e mucche e continuai da solo il lavoro del contadino, ma non mancando mai alle attività della Banda ed alla mia passione per la musica». Lei Francesco ha avuto due tragiche perdite in famiglia. Suo fratello Ernesto fu dato per disperso in guerra nel 1945 e suo figlio, Ernesto anche lui, ha perso la vita nel 1998 a causa di una scarica elettrica. Come ha saputo superare quei drammatici momenti?

«Mio fratello Ernesto aveva 11 anni più di me. Lo stavano trasportando su una nave dalla Tunisia per tornare in Italia perché era stato ferito in azione di guerra. Purtroppo quella nave fu bombardata da aerei nemici. Mio figlio Ernesto morì lasciandoci il piccolo Riccardo, uno dei miei tesori di nipoti. Ecco sì, sono proprio loro, i miei figli, i miei nipoti e l’amore di mia moglie che mi danno la forza di proseguire, perché la vita, ditelo a tutti è meravigliosa se vissuta con passione e amore per la natura e le nostre famiglie». Dopo queste belle parole il nostro sguardo cade su quelle piccole casette di legno, con la fessura sul tetto, per introdurre monete. Sono le casette salvadanaio di nonno Francesco, regalate per beneficenza, usate anche come bomboniere dagli sposi, ottimo regalo anche per questa incombente Festa del 19 marzo dedicata a tutti i papà.


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