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Mini centro accoglienza profughi, è battaglia legale

Mini centro accoglienza profughi, è battaglia legale
Cronaca 12 Maggio 2017 ore 10:27

Due appartamenti affittati ad una cooperativa diventano un mini centro di accoglienza all’insaputa di tutti. Una vicenda dai contorni molto sottili e frastagliati che con ogni probabilità potrà risolversi solo nelle aule di un tribunale. E’ accaduto proprio nel cuore del paese, dove nelle prime settimane di marzo la cooperativa sociale onlus «Emergency Transport Pobic» di Bozzolo (Mantova) aveva espresso interesse per un appartamento situato nella palazzina di via Nazario Sauro, proprio di fronte alla caserma dei Carabinieri. Sia con i proprietari dell’appartamento, il signor Damiano Dendena e la moglie, che con Caterina Zappia mediatrice immobiliare per l’agenzia «Non solo affitto»,  il presidente della coop Giancarlo Nolli e il suo avvocato Paolo Novellini hanno da sempre sostenuto che questo locale sarebbe stato destinato a «dirigenti che venivano da fuori Brescia».

A distanza di poche settimane la coop ha stipulato altri due contratti d’affitto, per un totale di tre appartamenti, sempre nella stessa palazzina, sostenendo, come in oggetto del contratto, che fossero destinati a «dipendenti della coop e collaboratori». A metà aprile l’amara scoperta fatta grazie agli inquilini della palazzina che, assistendo a comportamenti sospetti hanno allertato il proprietario, facendo emergere che in due dei tre appartamenti erano arrivati almeno una decina di profughi, appena sbarcati in Italia. 

«Quello che ci lascia amareggiati sono le modalità truffaldine poste in essere dalla cooperativa – hanno dichiarato indignati i proprietari- hanno sempre dichiarato di effettuare trasporto degenti in strutture sanitarie, non si è mai parlato di accoglienza. Oltretutto da quando abbiamo scoperto il fatto compiuto non siamo più riusciti a metterci in contatto con il presidente Nolli».

La situazione stava per degenerare sabato mattina, quando il presidente della cooperativa ha chiamato i Vigili del fuoco per forzare il terzo appartamento, di cui il signor Dendena aveva prontamente cambiato la serratura, chiedendo al suo legale, Andrea Riccadonna la risoluzione immediata dal contratto di affitto. Intervento bloccato dalla Polizia locale e dal sindaco Lorenzo Borzi. Indignati presidente e avvocato della cooperativa, secondo cui «E’ tutto legittimo, non abbiamo modificato i termini del contratto, che è rimasto a titolo abitativo.

La nostra cooperativa si occupa di trasporto sanitario e accoglienza dal 2012. Ospitando una decina di giovani donne con i loro bambini, approdati in Sicilia pochi giorni fa, non facciamo altro  che svolgere il nostro lavoro. L'Ast ha visitato i locali e ci ha dato i suoi permessi. In ogni caso, noi dobbiamo poter entrare nell'appartamento dove si trovano oggetti di nostra proprietà, questo è innegabile. Per il resto, dato che la cosa crea tutti questi problemi, abbiamo già chiesto all'agenzia di trovarci un nuovo appartamento in cui spostarci». «Ma non a Ghedi- sottolinea il primo cittadino- Avevate queste intenzioni fin dall’inizio, ma non la passerete liscia.

Il nostro Comune non ha assolutamente intenzione di spendere nemmeno 1 euro per queste persone. Saremo solo organo di controllo e se i proprietari decideranno di intraprendere azioni legali daremo il nostro supporto come possibile». Oltre al danno anche la beffa: pare che in uno degli appartamenti la coop abbia apportato delle modifiche installando 8 lavandini danneggiando una conduttura. «Altre opere murarie siamo riuscite a fermarle appena in tempo- precisa Dendena- noi naturalmente non ci fidiamo più di queste persone e procederemo tramite il nostro legale».


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