La cerimonia si è svolta ieri, lunedì 21 settembre 2026 a Brescia dove sono stati ricordati gli italiani catturati e internati dopo l’8 settembre 1943
Il riconoscimento a Cominardi
C’è anche il nome di Alessandro Cominardi, di Palazzolo classe 1919, tra quelli ricordati ieri, lunedì 21 settembre 2026, a Brescia durante la cerimonia per il conferimento delle Medaglie d’Onore. Un riconoscimento conferito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai cittadini italiani, civili e militari, che dopo l’8 settembre 1943 vennero catturati e deportati dai tedeschi per essersi rifiutati di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o alle formazioni nazifasciste. Cominardi fu deportato e detenuto in Germania dal 9 settembre 1943 all’8 maggio 1945, attraversando così quasi interamente i mesi più drammatici della Seconda guerra mondiale. La medaglia consegnata oggi ne restituisce la memoria alla comunità palazzolese e ricorda la scelta compiuta da migliaia di italiani che, dopo l’armistizio, decisero di non collaborare con il regime nazifascista e con la Germania. Alla cerimonia erano presenti il figlio Mario Cominardi e il nipote, l’onorevole Claudio Cominardi. A rappresentare Palazzolo c’era il sindaco Gianmarco Cossandi, insieme a Ioris Danilo Pezzotti, già sindaco di Tavernola Bergamasca.
La scelta dopo l’8 settembre
La vicenda di Alessandro Cominardi si inserisce nella storia degli Internati Militari Italiani, gli Imi. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, circa 800mila militari italiani furono catturati dalle forze tedesche. Di fronte alla richiesta di proseguire la guerra al fianco della Germania nazista o di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, una parte consistente di loro rifiutò. Il 20 settembre 1943 Adolf Hitler introdusse la definizione di «Internati Militari Italiani», una classificazione che consentì alle autorità naziste di negare loro lo status di prigionieri di guerra previsto dalla Convenzione di Ginevra. Una scelta dalle conseguenze pesanti: agli internati vennero così sottratte importanti tutele internazionali e molti furono destinati al lavoro coatto al servizio dell’economia di guerra tedesca. Per gli uomini deportati significò mesi e anni di fame, privazioni, violenze, malattie e condizioni di vita estremamente dure all’interno dei campi e dei luoghi di lavoro.
Una memoria che arriva fino a Palazzolo
La Medaglia d’Onore non ricorda dunque soltanto la deportazione di un uomo, ma una scelta compiuta in un momento nel quale rifiutare significava esporsi alla prigionia e a conseguenze spesso drammatiche. Alessandro Cominardi, come gli altri italiani internati, pagò quella decisione con quasi due anni di detenzione in Germania. Il riconoscimento consegnato a Brescia rappresenta oggi un passaggio importante per la memoria della sua storia personale e, attraverso di essa, di quella di tanti italiani che non accettarono di combattere al fianco dei nazisti e dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana.A oltre ottant’anni dalla fine della guerra, il nome di Cominardi torna così al centro di una cerimonia pubblica. Una memoria che passa attraverso la famiglia e arriva all’intera comunità di Palazzolo sull’Oglio, ricordando il prezzo pagato da chi, davanti a una scelta imposta dalla guerra, decise di non collaborare.