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Maria e la sua magica voce

Maria e la sua magica voce
Cronaca 06 Aprile 2017 ore 14:53

Maria Minazzi, una delle più grandi soprano italiane del Ventennio Fascista, era monteclarense e, come moltissimi grandi personaggi locali, è praticamente sconosciuta in paese e la sua figura rischia di scomparire nell’oblio del tempo. A lei sarà dedicata una mostra monografica in occasione del Maggio Monteclarense, che verrà allestita, grazie alla Pro Loco Montichiari e alla ricerca di alcuni storici locali, domenica 7 maggio all’interno del teatro Bonoris e che, per la prima volta, permetterà di scoprire la storia di un personaggio straordinario che dal suo paese natio aveva scelto di allontanarsi ma al quale seppe ritornare per godersi una vecchiaia serena. Felicissimi per l’iniziativa sono i coniugi Marisa Saietti e Carlo Raffi che della Minazzi sono stati gli ultimi custodi e ne hanno saputo preservare la memoria con garbo e delicatezza.

«Maria era nata a Castiglione delle Stiviere il 13 settembre 1906 ma la famiglia era di origine monteclarense» racconta Carlo Raffi «Era l’ultima di tre figli. Il padre Giuseppe gestiva un negozio di ferramenta che trasferì presto a Montichiari dove desiderava tornare a vivere. Qui Maria iniziò a cantare nel duomo di Santa Maria Assunta e fu notata dal maestro Carlo Inico che, supportato dal Conte Treccani, la indirizzò verso grandi maestri di canto lirico prima a Brescia e poi alla scuola della Scala di Milano.

Il debutto avvenne nel 1939 e fu un crescendo di successi che la portarono a cantare come protagonista delle maggiori opere liriche in tutti i più grandi teatri italiani ed esteri fino al 1950 quando decise di ritirarsi dalle scene.» «Maria tornò a Montichiari nel 1978» prosegue Marisa Saietti «Fino ad allora aveva vissuto nel suo bell’appartamento di via Brera a Milano con un’amica Adele Argenti, chiamata affettuosamente Nanù. Proprio quest’ultima si era ammalata di tubercolosi e necessitava di aria più salubre. Noi abbiamo conosciuto la grande artista quasi per caso: soffriva di osteoporosi e aveva avuto un trauma ad una vertebra. Il medico consigliò riposo assoluto e allora le fummo indicati per supportarla durante la notte. Dopo la morte di Nanù, decise in modo perentorio che non voleva più vivere da sola e che si sarebbe trasferita a casa nostra. Inizialmente restammo perplessi, in fondo ci conoscevamo relativamente ed era una donna di una cultura e di abitudini molto diverse dalla nostre che erano quelle di una famiglia semplice.

Furono invece anni toccanti durante i quali abbiamo potuto lasciarci affascinare da una donna buona, signorile, intelligente e acuta in ogni sua opinione. Maria Minazzi si è spenta a casa nostra il 24 novembre del 1997 ed è uscita di scena come se stesse recitando per l’ultima volta, da vera diva. Siamo veramente felici che la sua città sia finalmente pronta a celebrarla come merita».


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