Mal’aria 2019: tra i capoluoghi di provincia nella morsa smog anche Brescia

Mal'aria, anche Brescia nella morsa smog. Legambiente sottolinea la necessità di provvedimenti coordinati e strutturali su tutto il bacino padano.

Mal’aria 2019: tra i capoluoghi di provincia nella morsa smog anche Brescia
Brescia, 23 Gennaio 2020 ore 14:48

Mal’aria 2019, anche Brescia tra i capoluoghi di provincia nella morsa dello smog.

Secondo Legambiente si continua a respirare Mal’aria

Nonostante il 2019 si sia chiuso con dati in miglioramento, quella che continuiamo a respirare è una Mal’aria, titolo scelto per l’annuale dossier presentato da Legambiente che fotografa la qualità dell’aria analizzando i trend degli ultimi anni. Secondo i dati elaborati dall’associazione, la situazione nelle città capoluogo di provincia è cronica: nella top25 nazionale, ci sono diverse città lombarde, a partire da Milano che si posiziona al secondo posto con 72 giorni di superamento annuale (vd. Tabella 2).

Se consideriamo gli ultimi 10 anni, ad esempio, a Milano ogni cittadino è come se avesse respirato per quasi 2 anni e mezzo aria inquinata. Sono infatti ben 890 i giorni di superamento dei limiti di Pm10 che vedono protagonista il capoluogo lombardo nonostante su base annua i valori di Pm10 si siano notevolmente ridotti (vd. Tabella 1).

«Dall’inizio del 2020 in diverse città lombarde si sono già registrati dai 15 ai 19 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge e, dopo una breve pausa con un’aria migliorata a seguito delle precipitazioni nello scorso weekend, i parametri sono tornati inesorabilmente a salire dalla giornata di ieri, facendoci ripiombare nell’emergenza – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Di fronte all’emergenza non sono venute risposte chiare ma solo provvedimenti stop&go. Senza tavoli di coordinamento sovra-regionali, le azioni spot messe in campo dalle singole amministrazioni comunali risultano inutili a contrastare una situazione cronica che caratterizza tutto il bacino padano e che necessita di interventi strutturali su più livelli: mobilità, edilizia, agricoltura. Mentre le Istituzioni continuano a non avere un piano strategico strutturale e di informazione, noi continuiamo a rivolgerci ai cittadini perché adottino comportamenti più ecologici, lasciando a casa l’auto per spostarsi con i mezzi pubblici, limitando la velocità anche nelle tangenziali e autostrade, sostituendo vecchie caldaie e intervenendo sulla riqualificazione energetica degli edifici per ridurre le emissioni. Piccole azioni quotidiane di buon senso, che possono fare molto, anche in termini di educazione ad uno stile di vita più sostenibile».

Una campagna per sensibilizzare a non usare l’auto

A questo scopo Legambiente, insieme ai partner del progetto europeo «Sharing Cities», ha lanciato ieri una campagna di sensibilizzazione per combattere la Mal’aria aprendo una sfida social a premi per i cittadini milanesi perché si impegnino a non usare l’auto per un’intera settimana, accedendo alla community digitale che premia i comportamenti più green scaricando l’app «SharingMi».

«Se nella stagione fredda a preoccupare sono le concentrazioni di polveri sottili, anche i mesi estivi non sono esenti da condizioni che rendono l’aria malsana – conclude Barbara Meggetto – Una situazione che saremo costretti ad affrontare tra qualche mese. Non è con la chiusura dell’inverno che sparirà l’inquinamento atmosferico, l’estate porterà con sé un altro carico di inquinanti che dobbiamo imparare a conoscere per proteggere la salute dei cittadini».

La causa principalmente è legata agli alti livelli di ozono, il cui limite è fissato dalla normativa in 120 microg/mc come media nelle otto ore, da non superarsi per più di 25 giorni all’anno. L’ozono troposferico, potente ossidante pericoloso per la salute, si forma a seguito di reazioni chimiche in cui sono implicati inquinanti tradizionali, come gli ossidi di azoto e composti organici volatili. Si tratta, quindi, di un inquinante secondario i cui precursori sono generalmente prodotti da combustioni e da processi che utilizzano o producono sostanze chimiche volatili, come solventi e carburanti, che si formano in aree densamente urbanizzate, ma si combina con l’ossigeno, maggiormente concentrato nelle aree extraurbane, lacustri, collinari e di campagna, in cui tende ad avere valori molto più alti.

 

Tabella 1 Numero di anni in cui le città capoluogo di provincia in cui si respira Mal’aria dove cioè è stato  superato il limite giornaliero per le polveri sottili (Pm10) dal 2010 al 2019. Il limite annuale è stabilito dal D.lgs. 155/2010 in 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 μg/m3

Anni di superamento Pm10

Città che hanno superato il limite dal 2010 al 2019

10/10

Brescia, Cremona, Lodi, Milano, Pavia

9/10

Bergamo, Monza

8/10

Como, Mantova

6/10

Biella, Bologna, Palermo, Pescara, Trieste, Varese

4/10

Cagliari, Firenze, Lecco, Lucca, Pesaro, Sondrio

 

Tabella 2 Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno

Posizione
classifica
nazionale

Città

Centralina

Superamenti da gennaio 2019

2

Milano

Marche

72

8

Pavia

Piazza Minerva

65

9

Cremona

p.zza Cadorna

64

16

Mantova

Piazza Gramsci

57

17

Lodi

Viale Vignati

55

19

Brescia

Villaggio Sereno

52

22

Monza

via Machiavelli

44

                                                          Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

 

Tabella 3 Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana le concentrazioni a 120 μg/m3 come media massima giornaliera calcolata su otto ore di ozono secondo il D.lgs. 155/2010 che prevede un numero massimo di 25 giorni/anno

Posizione
classifica nazionale

Città

Giorni di superamento 2019

Media giorni
superamento
in 3 anni

1

Lodi

80

74

3

Lecco

73

80

4

Bergamo

72

81

5

Monza

65

77

6

Pavia

65

64

7

Varese

65

75

8

Como

61

n.d.

11

Mantova

57

67

21

Cremona

48

63

33

Brescia

42

71

40

Milano

37

52

                                                      Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa
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