Lite in famiglia a Brescia: sferra un pugno al padre all’altezza del pacemaker, in manette un 37enne.
A Brescia, scoppia la lite in famiglia
La lite è scoppiata in un appartamento nel centro di Brescia dopo una segnalazione tramite il 112 Nue alla Centrale operativa della Questura: coinvolti un padre ed un figlio, quest’ultimo avrebbe più volte alzato le mani nei confronti del genitore. Una volta sul posto l’uomo ha riferito che il figlio tossicodipendente, al culmine del diverbio, lo avrebbe colpito al torace all’altezza del pacemaker. Sono stati quindi subito allertati i soccorsi, l’uomo è stato quindi trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso del Città di Brescia per evitare il peggio.
Il padre, visibilmente provato, ha confessato di vivere con la moglie (che in quel momento non si trovava nell’abitazione) ormai da tempo una situazione pesante caratterizzata da aggressioni ormai all’ordine del giorno, sia di tipo verbale che di tipo fisico da parte del figlio. Gli agenti hanno poi sentito anche il figlio il quale ha confermato quanto accaduto: avrebbe colpito il padre nel tentativo di allontanarlo dopo una futile discussione.
Il 37enne è stato quindi arrestato per maltrattamenti in famiglia aggravati, per lui si sono aperte le porte del carcere.
La misura del Questore
Il Questore della Provincia di Brescia Paolo Sartori ha disposto nei suoi confronti la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza:
“Sono sempre più i casi in cui le Forze di Polizia sono chiamate ad intervenire per far fronte ad episodi di violenza di genere e di maltrattamenti in famiglia che solitamente colpiscono vittime non in grado di difendersi – ha evidenziato il Questore Sartori –. Anche quanto accaduto in questo contesto evidenzia come tali situazioni debbano necessariamente essere affrontate facendo rete tra Istituzioni, Enti locali, Centri antiviolenza ed Associazioni di volontariato. La Polizia di Stato è da sempre in prima linea, anche con Progetti specifici, nell’indicare percorsi di presa di coscienza e di consapevolezza del disvalore di quanto commesso, con l’obiettivo, altresì, di aiutare le vittime a difendersi, a chiedere aiuto ed a denunciare le violenze subite”.