Dalle grandi città ai paesi delle valli. È questo il filo conduttore del viaggio di Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, che nel video «L’Islam tra le valli» ha attraversato diversi Comuni della provincia di Brescia per accendere i riflettori su un tema che il Carroccio considera sempre più centrale: presenza islamica, luoghi di culto, velo, integrazione e rispetto delle regole. Il tour ha toccato Val Trompia, Val Sabbia e bassa bresciana, con tappe tra Sarezzo, Gardone Val Trompia, Vobarno, Gavardo, Calcinato e Trenzano. Accanto a Sardone, i consiglieri regionali Davide Caparini, originario della Valtrompia, e Floriano Massardi, nato a Gavardo e conoscitore del territorio valsabbino. È in questi piccoli borghi che il tema, secondo la Lega, appare ancora più evidente: i numeri ridotti rendono più visibili i cambiamenti nelle scuole, nei negozi, nei centri storici e nella vita quotidiana. Al centro della denuncia ci sono soprattutto centri culturali islamici che sarebbero di fatto utilizzati come moschee, pur non avendo formalmente destinazione a luogo di culto. Una questione che, per Sardone, non riguarda soltanto l’aspetto religioso, ma anche quello urbanistico, sociale e di convivenza con i residenti. Nel video l’eurodeputata insiste su un punto: l’immigrazione ha sempre fatto parte della storia delle valli bresciane, terre di lavoro e di fabbriche, ma oggi il fenomeno avrebbe assunto caratteristiche diverse. A Gardone Val Trompia vengono richiamati i dati sulla popolazione straniera, indicata attorno al 20% su circa 11mila abitanti. A Vobarno si parla invece di una presenza straniera vicina al 30% su poco più di 8mila residenti. Numeri che Sardone collega al cambiamento del volto dei paesi, delle scuole, delle attività commerciali e degli spazi pubblici.

Le testimonianze dei residenti e il tema del velo
Ma la protesta non è solo politica, parte dai residenti. Nel corso del tour vengono raccolte testimonianze di cittadini che raccontano disagi legati all’afflusso del venerdì, alla preghiera, alla viabilità e alla convivenza quotidiana. Una donna, che vive sopra uno dei luoghi indicati come centro di preghiera, riferisce la presenza di centinaia di persone e il disturbo provocato dagli altoparlanti, in particolare durante alcuni momenti religiosi. Una testimonianza che, secondo la Lega, rafforza la richiesta di regole più chiare: strutture idonee, controlli, albo degli imam e maggiore trasparenza su ciò che avviene all’interno di questi spazi. Nel viaggio bresciano entra anche il tema del velo, da tempo al centro della battaglia politica della Lega: una questione che Sardone pone sia rispetto alle donne adulte, sia, con ancora maggiore forza, quando riguarda bambine molto piccole. Sul punto, e in risposta agli attacchi ricevuti nelle scorse settimane da alcuni esponenti e legali vicini alla comunità islamica italiana, Sardone ha lanciato l’iniziativa «No velo, no bavaglio». Per il Carroccio, parlare di velo, burqa, libertà religiosa e diritti delle donne non può diventare un tabù.

Da Calcinato a Trenzano, la richiesta di regole
Altro paese finito sotto la lente del tour è Calcinato, dove da anni i residenti convivono con una struttura che formalmente è un’associazione culturale, ma che di fatto viene indicata come una vera e propria moschea. Qui, come in altre realtà visitate, il venerdì e non solo si ritroverebbero centinaia di persone, con conseguenti problemi di viabilità e parcheggio. Durante il sopralluogo è stato ricordato anche che l’immobile, una vecchia cascina legata alla storia del paese, è stato ristrutturato beneficiando del Superbonus 110%. Il nodo, secondo la Lega locale, non è soltanto urbanistico. Nel video viene sollevata anche una questione culturale: «Cosa viene insegnato all’interno di questi luoghi? Chi controlla? Quali messaggi vengono trasmessi?». Domande che la neoeletta segretaria di sezione Denise Voltolini ha condiviso con Sardone, ribadendo la necessità di maggiore trasparenza e di un quadro normativo più rigoroso. Trenzano entra invece nel reportage con il caso di un immobile commerciale destinato a luogo di preghiera. Una struttura in pieno centro, anche in questo caso formalmente centro culturale, ma ritenuta problematica dalla Lega rispetto ai principi dell’ordinamento italiano. Tra i punti richiamati ci sono parità tra uomo e donna, ripudio della poligamia, distanza da ogni estremismo e rispetto della laicità dello Stato. Il video, che ha già superato in poche ore le 10mila visualizzazioni, si inserisce in una campagna più ampia che Sardone sta portando avanti in diverse province italiane. Il messaggio politico è netto: libertà religiosa sì, ma dentro il perimetro delle leggi italiane; integrazione sì, ma senza rinunciare a diritti, sicurezza e identità locale. Un viaggio politico, ma anche una fotografia di un disagio che una parte dei residenti dice di vivere ormai da tempo.
