Cronaca

Leonardo sogna di diventare campione di hockey

Leonardo sogna di diventare campione di hockey
Cronaca Montichiari, 10 Giugno 2017 ore 16:42

Un poliedro di colori è ciò che più si avvicina alla storia di Leonardo Perina, 19 anni «Anche se poi nell'hockey in genere si dice anche "classe ’97”- spiega il ragazzo - mi sono diplomato l'anno scorso al liceo artistico di Guidizzolo, indirizzo design e ora studio e frequento Ingegneria edile-Architettura all’università degli studi di Trento». Leonardo ama il design e l'architettura, viaggiare e i Lego, infatti «da grande» vorrebbe diventare Lego designer. Per ora, però, si sta tuffando a capofitto in uno sport che lo riempie di energie e speranze: l’hockey.

Come ti sei avvicinato all’hockey? «Ho scoperto l'hockey circa 6 anni fa anche se, fin da bambino, ho sempre pattinato, non sul ghiaccio ma con i roller. Il modo in cui mi sono avvicinato potrebbe definirsi un caso e quasi per gioco. Quando nella stagione 2011/2012 a Castiglione misero questa grande tensostruttura vicino alle scuole venni a sapere che all'interno vi era questa grande pista di pattinaggio su ghiaccio. Un giorno decisi di entrarci e riuscire a convincere i miei genitori ad iscrivermi ad un corso di pattinaggio. Dopo qualche mese di corso base, per prendere completamente dimestichezza con le tecniche necessarie alla pattinata e le varie skills, sono passato rapidamente alla squadra junior di hockey che c'era a Castiglione. Purtroppo, poco dopo, il palaghiaccio, per vari disguidi, chiuse e mi ritrovai “a piedi”. Insieme ad altre persone che si allenavano con me riuscimmo a trovare dove allenarci (Montichiari). Negli anni successivi ho giocato in varie parti del nord Italia: Montichiari, Brescia per poi giocare nell'Asiago e nel Milano fino a febbraio dell'anno scorso quando, dopo un provino, sono entrato a far parte del Trento U25 in massima lega, con il quale ho giocato la stagione estiva 2016 e disputato il campionato 2016/2017 tra ottobre e marzo di quest'anno. Poi, sempre a marzo, a Trento, si sono svolti i provini per la rappresentativa dell'Under 21 della nazionale italiana e sono riuscito a guadagnarmi un posto. Gioco adesso quindi in due squadre, il Trento e la Nazionale. E’ importante però per me dire grazie a due persone a cui sarò riconoscente a vita, Erve ed Enja, il mio coach e sua figlia, che mi hanno sempre seguito, formato e supportato nel mio percorso oltre, ovviamente, alla mia famiglia che mi ha dato queste opportunità».

Pensi che sia uno sport considerato poco in Italia? «Purtroppo sì, o, per lo meno, non è considerato tanto quanto il calcio o altri sport. Ad esempio in questi giorni si sta svolgendo a Colonia il campionato del mondo della IIHF in cui partecipa anche l'Italia ma in tv, sui giornali non se ne sente parlare... perché?»

Che sensazioni provi quando giochi?«E’ lo sport più bello del mondo. Senza mezzi termini. Quando giochi ti senti davvero parte della squadra. E’ uno sport sano, che ti insegna dei valori: la disciplina, il rispetto, ma anche che bisogna divertirsi. Non lo nego, è molto faticoso, ma dà davvero molte soddisfazioni».

Ci racconti un ricordo particolare legato a una delle tue partite?«Ci sono due episodi che ricordo particolarmente, il primo è stato quando giocavo ad Asiago, in cui, dopo una partita “sudata”, ricevetti il premio come miglior giocatore, consegnatomi dai presidenti della società e dai team coach in uno stadio gremito di persone. Mentre il secondo è più recente, è successo qualche mese fa in un’amichevole Italia - Svezia svoltasi al palaghiaccio di Trento. Dopo aver aggirato la difesa svedese, sono riuscito a fare assist al mio compagno che con un tiro deciso è riuscito a far breccia nella rete svedese dando così il vantaggio all'Italia. La gioia nel vedere lo stadio intorno a te esultare e vedere i tuoi compagni correrti incontro esultando non ha prezzo».

Ghiaccio, dischetto e pattini per Leonardo sono diventati degli elementi indispensabili delle sue giornate. Gli allenamenti sono impegnativi e più volte alla settimana ma quando si sceglie una passione, la fatica si sente poco e anche una caduta o una frattura non ferma il sangue caldo di gioia e euforia per un punto guadagnato e combattuto con la propria squadra.


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