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Legambiente: “No al raddoppio della cava di Orzinuovi e Orzivecchi”

La denuncia del presidente del circolo della Valle dell'Oglio

Legambiente: “No al raddoppio della cava di Orzinuovi e Orzivecchi”
Cronaca Bassa, 16 Aprile 2021 ore 12:43

No al raddoppio della cava di Orzivecchi-Orzinuovi da parte del Circolo di Legambiente Valle dell’Oglio.

“No al raddoppio della cava”

Ci sarà un raddoppio della cava fra i due Comuni, pare sia stato deciso dalla Provincia di Brescia e Legambiente proprio non ci sta.
Sarebbe un intervento troppo impattante per il territorio, che comporterebbe conseguenze negative sia per Orzinuovi che per Orzivecchi, così, il presidente Franco Ferrandi ha deciso di manifestare tutto il suo dissenso in merito alla questione.
«Un immotivato ed incomprensibile Piano Cave della provincia di Brescia ha formulato una previsione del fabbisogno estrattivo di 2.130.000 m3 per l’ATE g31 (Ambiti Territoriali Estrattivi), stiamo parlando della cava in acqua, situata nei comuni di Orzivecchi-Orzinuovi – ha spiegato – A fronte di ciò, il Circolo di Legambiente Valle dell’Oglio, ha inviato le proprie osservazioni negative, al Settore Sviluppo Industriale e Paesaggio della Provincia di Brescia, chiedendo l’eliminazione di tale provvedimento. II quale di fatto, ipoteca per i prossimi dieci anni una vasta aerea agricola alla distruzione irreversibile. Un vero e proprio raddoppio della quota di escavazione già precedentemente effettuata ed ultimata, come si può rilevare dal documento di relazione tecnica della provincia di Brescia già al 31/12/2018».

La richiesta

«Bisogna sottolineare che questa previsione di escavazione e successiva autorizzazione viene indirizzata in una cava in acqua, una forma di coltivazione, non più autorizzata per le nuove cave, a causa del loro elevato grado impattante a livello ambientale, poiché le operazioni di scavo causano un’alterazione della morfologia dei luoghi, e di tutto l’ecosistema interessato, modificando l’idrografia superficiale e sotterranea – ha proseguito – Rendendo inoltre, il recupero di rinaturalizzazione nel suo contesto originale, solo un elemento di facciata, ma di fatto irrealizzabile».
Insomma, sempre secondo Ferrandi troppe operazioni comprometterebbero la «salute» del territorio e per questo chiede all’ente di fare retromarcia.
«Il Circolo di Legambiente Valle dell’Oglio chiede, un doveroso ripensamento da parte dell’amministrazione provinciale ed un forte atto di coerenza, nuova politica di Transizione ecologica tracciata dal nuovo governo».

 

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