CONVEGNO PROMOTICA

Leadership e virtù cardinali: il Gps umano per fare bene impresa

Leadership, principio di autorità e virtù cardinali: il messaggio del convegno Promotica di Brescia.

Leadership e virtù cardinali: il Gps umano per fare bene impresa

La leadership, il principio di autorità, l’esempio sul lavoro: di questo si è parlato in un recente convegno ideato da Promotica all’auditorium di Santa Giulia a Brescia e al quale ha partecipato in qualità di ospite relatore l’abate di Montichiari Cesare Cancarini insieme con Massimo Folador, amministratore di Askesis, società che si occupa di processi di cambiamento culturale e organizzativo in alcune delle più importanti realtà imprenditoriali, e Diego Toscani, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Promotica, capace di portare questa realtà aziendale a un fatturato di oltre 70 milioni di euro. Attiva nella pianificazione e nello sviluppo della leva promozionale con lo scopo di aumentare le vendite totali, attrarre nuovi clienti e incrementare la loro fedeltà Promotica sviluppa cataloghi premi, collezionamenti e concorsi combinando software collaudati a piattaforme di coinvolgimento, per ricompensare al meglio il comportamento di acquisto del cliente.

Le quattro virtù cardinali come “Gps umano” per Promotica

Aspetti che sono emersi nell’intervento di Mons. Cancarini il quale è partito dalla considerazione delle quattro virtù cardinali quali “Gps umano” per Promotica. “Parto da una frase semplice – ha esordito – quale può essere quella di fare le cose e farle bene. C’è una stanchezza che non viene dal lavorare tanto, ma dal lavorare tanto senza direzione, dal fare per il fare. Vorrei dunque proporre quattro parole antiche e modernissime non come teoria bensì come muscoli del lavoro ben fatto: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. E c’è una domanda che secondo me un’azienda sana si fa spesso: possiamo fare qualcosa per il futuro e farlo bene?”. Per richiamare la prudenza, definita “intelligenza pratica o guardare bene prima di scegliere”, Cancarini ha posto altri quesiti all’uditorio: “Qual è una decisione che vi ha fatto bene poiché non presa ‘di pancia’? E quale quella che vi è costata tanto perché vi mancava un dato o mancava un confronto? Vi propongo quindi delle domande che definisco “salvavita”. Che cosa sappiamo per davvero, che cosa stiamo dando per scontato e se sbagliamo chi paga il prezzo? Bene, vi lascio un micro esercizio: pensate a una decisione recente. Che cosa avete dato per scontato? Chiusura breve: fare bene non è essere lenti, bensì scegliere dove essere veloci e dove essere lenti. Infine un gesto per 30 giorni: prima di decidere, fatevi una delle tre domande che vi ho posto prima”.

Giustizia, fortezza e temperanza nel lavoro

Quindi il tema della giustizia: “Essa è l’aria dentro l’azienda, quando non c’è lo si nota. Quando vi siete sentiti trattati con giustizia, cosa è cambiato nel vostro modo di lavorare? Genera più cinismo l’errore o l’arbitrio? La giustizia sul lavoro non è qualcosa di astratto ma ha tre volti pratici: regole chiare, poche, comprensibili e applicate”. Quindi la fortezza “che – ha proseguito l’abate monteclarense – non significa essere duri, semmai stare nel bene quando costa. Essa suppone la vulnerabilità perché nasce da un atto umile: mi riconosco fragile e per questo scelgo il bene con più verità. È pace interiore, resistenza, non aggressività. È forte, dunque, chi non lascia che la paura decida al posto suo”. Infine la temperanza, “che è integrazione, non moralismo, virtù che impedisce che qualcosa decida al posto mio. Dunque, riassumendo, la prudenza è lucidità, la giustizia fiducia, la fortezza equivale a tenuta e la temperanza a durata. E ricordate: il vero discrimine non è fare bensì fare bene il bene, e il bene fatto bene costruisce futuro”.