Lavoro nero nella ristorazione: rete smantellata dalla Guardia di Finanza VIDEO

Coinvolti 250 lavoratori. Comminate sanzioni amministrative per oltre 500mila euro.

Bassa, 20 Gennaio 2020 ore 11:37

Lavoro nero nella ristorazione: rete smantellata dalla Guardia di Finanza. Coinvolti 250 lavoratori. Comminate sanzioni amministrative per oltre 500mila euro.

Lavoro nero nella ristorazione

“Master black”, questo il nome dell’operazione presentata questa mattina a Brescia. E’ stata smantellata una rete di 250 lavoratori in nero impiegati nel settore della ristorazione e dell’organizzazione di eventi. Alcuni percepivano anche l’indennità della disoccupazione.

L’associazione, come spiegato dai relatori, è una onlus di Brescia che lavorava soprattutto con giovani studenti universitari che si erano avvicinati al mondo del lavoro per mantenersi. Questa avrebbe dovuto praticare la formazione nel settore, ma questo non è mai avvenuto. Al vertice ci sono due uomini, di cui al momento non è stata resa nota l’intentità. Non è stato configurato lo sfruttamento, ma un vizio di forma nell’intera struttura.

Le indagini

Le attività di controllo a largo raggio sono state eseguite dalla Guardia di finanza di Brescia insieme all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, Inps e Inail a carico di una associazione di promozione sociale dedita all’illecita somministrazione di lavoratori non regolarmente assunti dalla stessa associazione. I tesserati sono stati utilizzati nelle mansioni proprie del settore dei servizi  della ristorazione/catering e dell’organizzazione di eventi, anche in ambito internazionale, presso 22 attività imprenditoriali di ristorazione dislocate nel Bresciano e in diverse province del Nord Italia.

L’operazione

L’operazione, condotta dai militari della tenenza di Salò, è riuscita a smantellare una fitta rete, tessuta abilmente dai referenti dell’associazione, in grado di mobilitare e allocare, in tempi strettissimi, 250 lavoratori completamente in nero in favore delle imprese utilizzatrici operanti nel setttore della ristorazione e dell’organizzazione dei servizi nelle province di Brescia, Bergamo, Milano, Cremona, Pavia, Verona, Vicenza e Bolzano.

La pubblicizzazione e la diffusione di un servizio di somministrazine all’apparenza lecito ed economicamente vantaggioso per tutte le imprese utilizzatrici si è rivelato ingannevole e spregiudicato e idoneo ad alterare la leale concorrenza nel settore della ristorazione. Tale schema illegale, oltre che aggirare le norme in materia di lavoro, legislazione sociale, previdenziale e assistenziale a tutela dei diritti dei lavoratori, li esponeva anche a gravi potenziali pericoli.

L’associazione ha in concreto consentito alle imprese utilizzatrici di disporre di manodopera a costi più bassi, ponendo in essere una vera e propria pratica di concorrenza sleale nei riguardi degli imprenditori onesti. Talvolta, erano le stesse imprese utilizzatrici a segnalare propri collaboratori o ex collaboratori ai referenti dell’associazione allo scopo di beneficiare delle loro prestazioni lavorative senza farsi carico degli oneri previsti dalle inderogabili norme a tutela dei lavoratori, quali la regolare assunzione e il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Denunciati 13 percettori di disoccupazione

Inoltre, tra i lavoratori in nero scoperti sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria ben 13 percettori dell’indennità di disoccupazione che, essendo stati assunti in nero e senza aver preventivamente comunicato le prestazioni di attività lavorativa all’Inps, hanno continuato a percepire indebitamente l’assegno con conseguente danno al bilancio degli Enti previdenziali e assistenziali.

Le contestazioni, l’evasione fiscale e le multe

All’associazione sono stati contestati sia l’utilizzo di lavoratori in nero sia l’illecita somministrazione di manodopera, con l’irrogazione di sanzioni amministrative per oltre 500.000 euro e l’evasione dei contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi complessivamente dovuti per oltre 80.000 euro, con l’irrogazione di sanzioni civili per 30.000 euro. Alle aziende utilizzatrici sono state contestate sanzioni amministrative per più di 50.000 euro e l’addebito della relativa contribuzione non versata dall’associazione. Sotto il profilo tributario, è stata ricostruita un’evasione fiscale sui profitti conseguiti per circa 300.000 euro con il disconoscimento della natura non commerciale dell’associazione e l’accertamento dell’indebita compensazione delle somme dovute a titolo di imposta sul valore aggiunto mediante l’utilizzo di crediti inesistenti per oltre 20.000 euro. L’operazione, da annoverarsi nel quadro degli ormai consolidati Protocolli d’Intesa stipulati a livello nazionale, è soltanto una delle attività in corso e quotidianamente svolte a tutela del laborioso sistema economico bresciano e dei lavoratori.

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