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L’Art club rappresenta la libertà d’espressione

L’Art club rappresenta la libertà d’espressione
Cronaca 15 Maggio 2017 ore 18:53

Carlo Tessari, in arte Madame Sisì, è la regina incontrastata del divertimento gardesano. Proprietario e direttore artistico dell’ormai storico «Art Club», da sempre rappresenta un’icona di libertà e sano divertimento, ha fatto del suo locale un ritrovo, un punto di riferimento per tutti. In occasione della festa più pazza e attesa dell’anno, ovvero il Capodanno, abbiamo voluto conoscere Madame Sisì più da vicino e chissà, riuscire a strapparle qualche segreto del suo incredibile successo.
Quando e perché Carlo ha sentito l’esigenza di dare vita a Madame Sisì?
«Carlo è nato tanti anni fa, purtroppo. Nel 1987 è invece nata Madame Sisì, mi piaceva l'idea di essere positiva. Il “Sì” è un elemento positivo: quanto è bello dire di “sì” e quanto non è bello dire di “no”? La travestita, la Drag è pronta sempre a dirti di “sì”, ma se invece deve dire di “no” ti guarda e sgrana gli occhi e ti fa capire quale è il significato del suo “no”. Il pimo giugno del 2017 festeggerò 30 anni di attività come Madame Sisì, ma ho cominciato come Drag quando avevo 16 anni, quindi sono la bellezza di 40 anni».

Da dove nasce l'esigenza di essere Drag?
«Ho sempre avuto questa attrazione, ho conosciuto le prime Drag allo stadio di Verona, poi in un locale discoteca molto famoso, che si chiamava il “Carnaby”. Ero attratto da questi personaggi che sembravano appartenere ad un circo “fuori di testa”, ma che mi rappresentavano molto perché per me significavano libertà. Non si trattava di una questione legata alla sessualità, non ci ho mai pensato, mi ha sempre dato fastidio mescolare il mio personaggio di Madame Sisì con i miei gusti sessuali. La mia attrazione nasceva dalla volontà di mostrarmi sotto questa nuova veste e di sorprendere la gente. Soprattutto l’ho fatto tra le mille difficoltà di allora».

Crede che oggi ci siano meno difficoltà per chi decide di intraprendere un percorso artistico di questo tipo?
«Ti dirò che per assurdo la gente era più disponibile a dialogare allora. C'era una curiosità più umana rispetto ad adesso che è già scontata, adesso, con internet puoi soddisfare qualsiasi tua richiesta. Allora come adesso, ho sempre difeso la mia parte artistica, non è stato facile, soprattutto dopo gli spettacoli, fuori dai locali. Accadeva che compagnie di ragazzi facessero confusione, ma questo succede anche oggi. Ma niente è servito a farmi cambiare idea. Testa dura e tanto trucco, perché in 40 anni credo di aver consumato tonnellate di fondotinta, sono riuscito ad ottenere il successo sperato. Poi nel 1987 a 27 anni arrivai a gestire il mio primo locale capii che si trattava della mia strada. Era l'inizio della mia lunga “corriera” perché noi travestite, Drag non abbiamo la carriera. La nostra vita artistica è una corriera che non si ferma mai, devi continuamente far salire e scendere gente, costumi, idee, novità, perché questo movimento di colori non è legato ad una scrivania, si tratta di un carrozzone che hai nella testa. Nel 1995 arrivai a Desenzano e dopo un lungo percorso è arrivata anche per l'Art club una sede più grande. Da un posto a misura di club, siamo cresciuti e ci siamo dovuti trasferire, del resto tutti diventano grandi».
Come spiega questo successo?
«Una parte della mia fortuna arriva dal cielo, che mi ha sempre baciato. Non è stato solo il frutto delle doti imprenditoriali di Madame Sisì. Mi sento molto fortunato perché in molte occasioni ho trovato estrema facilità nel fare le cose. Sicuramente gestire un'azienda non è facile ma cosa è facile oggi se vuoi fare qualcosa? Niente. Quindi io sono riuscito a realizzare quello che era il mio sogno, la grande casa della libertà, dove l'espressione può essere rappresentata da ogni colore e sono felice di questo grande risultato. Ho dimostrato che per educare bisogna mostrarsi e non ghettizzarsi, a differenza di quanto per lungo tempo hanno fatto i vari circoli Arci, dove non si è andati da nessuna parte».

A tal proposito l’Art club, non ha esposto mai nessun baluardo di lotta o marchio di fabbrica.
«Ho sempre fatto in modo che venisse garantita libertà a chiunque sia entrato qui e a chi continua a farlo. Ma perché mi devo isolare, ghettizzare, io il mio percorso l'ho scelto, ho puntato sull'aggregazione e ho fatto si che tutti fossero a contatto con tutti. Ad oggi questo percorso aggregativo diventa più impegnativo, nel senso che l'uso massivo e sistematico degli smartphone sta portando le nuove generazioni ad allontanarsi dalla emozioni, se le stanno bruciando. Una volta ci si guardava, ci si trasmettevano emozioni già a prima vista, adesso invece dopo uno scambio di sguardi ci si scambia il numero di telefono e ci si riempie vicendevolmente di faccine».
Che cosa rappresenta per i giovani e per i suoi clienti l’Art club?
«L'Art è un club, è una casa, un punto di riferimento e un punto d'incontro per amici che si trovano direttamente qui. L'Art è un punto di sfogo dove venire a buttar fuori tutto lo stress della società che ti impone cosa essere e come essere. La società ad oggi parla in un modo, ma agisce in un altro e questo per molti è frustrante, ecco che invece qui ritrova sé stesso. Purtroppo ancora oggi dichiarare al mondo quello che si è fa paura, la vergogna il giudizio e il pregiudizio fanno ancora male».

L'Art può aver dato il suo contributo a smussare eventuali angoli di questi muri del pregiudizio?

«Ho sempre lavorato con la massima disponibilità, ho sempre cercato di diffondere la gioia e il piacere di stare insieme e la gente nell'assorbire questa emozione si è capacitata di quello che accade qui, anche i più dubbiosi si sono rasserenati e hanno iniziato a guardare le cose per quelle che sono. So che il mondo non è l’Art, anzi è molto più grande, ma ritengo comunque che sia importante far bene qui dentro per dare un contributo anche fuori. E ne sono convinto. Io dimostro a casa mia quanto è bello stare insieme anche se la si pensa in modo diverso o si è fatti in modo diverso».

Madame Sisì lo fa anche attraverso lo spettacolo?

«Attraverso i costumi le performance i colori, il nostro obiettivo è quello di aiutare i ragazzi a mettersi a nudo. Io ho ancora impresso nella memoria quello che è stato il mio percorso. Cerco di creare serenità, c'è chi l'approfondisce e diventa una vera e propria Drag oppure ci sono quelli a cui serve per avvicinarsi di più al mondo dei trans. Non è detto che uno che si veste da donna voglia diventare o essere una Drag. Esistono le Drag, i travestiti, le trans. La Drag è il massimo dello spettacolo, il suo più grande amore è il palcoscenico; il trans è un ragazzo che ha nel cuore il sentirsi una donna, quindi non lo fa per gli altri, ma per sé stesso. I travestiti invece lo fanno per impulso sessuale, magari sono camionisti durante il giorno e la sera invece si vestono da donna. Infine ci sono anche i travestiti con devozione lesbo, ovvero ragazzi curati che si vestono da donna perché hanno una carica erotica maggiore. Io sostengo ognuno di loro, qui vengono anche coppie che nella loro intimità lui diventa più donna di lei, una complicità di coppia che li porta a vivere serenamente, anche se il mondo fuori non è ancora pronto».

Dogmi sociali che devono restare? Come se oltre una certa soglia non si potesse andare. La società non è ancora pronta.
«Lo credo anche io, per questa ragione non sono d'accordo all'adozione delle coppie gay, ma non perché è una coppia che non ha amore e quindi non può dare amore, ma semplicemente perché la società è cattiva. Noi dobbiamo pensare al bambino, non possiamo limitarci all'atto egoistico di voler avere un figlio a tutti i costi. Posso capire che può esserci in una coppia grande amore e grandi possibilità economiche, ma questo bambino come affronterà il mondo se ha due papà o due mamme fuori dalla porta? E quando poi ci saranno i genitori degli amici che parlano a casa e questo bambino si sentirà domandare dai suoi compagni « tuo papà è gay? Tua mamma è gay?» Attenzione che creiamo dei traumi davvero pesanti perché la società non è pronta. Non facciamo questo grande peccato, perché i bambini vanno tutelati, non si toccano. Io capisco questa esigenza, ho tanti amici che vogliono un figlio, ma consiglio loro di trovare un’alternativa. Si potrebbero aiutare i ragazzi di 17 e 18 anni che non hanno i mezzi per realizzarsi e dare loro aiuto. Dare a ragazzi che vivono nelle comunità la possibilità di garantirsi un futuro. Le alternative ci sono cominciamo da queste».

Non solo Madame Sisì, ma anche tante altre realtà imprenditoriali.
«Io ho aperto un’ azienda agricola e siamo soci all'interno del Consorzio del Soave. Poi mi invento cose continuamente: ho inventato il “Sisì Rose”, la “Coccolatta”, cioccolato spalmabile fucsia. Un disco nuovo in collaborazione con Graziano Fanelli e Paola Peroni, già anni fa ho fatto un’ esperienza musicale e sono stato primo in classifica per settimane a Praga con il singolo “Bananà”. Sono stato fotografato da Greg Gorman, il fotografo delle celebrità, insomma ho fatto diverse cose e continuo a farle, da poco ho aperto anche una palestra a Castiglione delle Stiviere».

Madame Sisì è un personaggio accattivante, spensierato, mai volgare e sofisticato come una lady inglese, ha mai pensato alla Tv?
«La televisione mi diverte, mi piace l'idea di dare sempre delle sfaccettature diverse del mio personaggio. Rispetto alla volgarità, semplicemente dico le cose in maniera tale da addolcirle, però è il modo con cui proponi una battuta volgare e questo che fa la differenza. Se fossi io a decidere di andare in Tv lo farei. Mi piacerebbe che la Tv utilizzasse le Drag per portare un po’ di divertimento. Mi piacerebbe vedere una Drag che conduce il telegiornale ad esempio, ma non per sminuire l'importanza delle notizie o la tragicità, semplicemente per alleggerire il telespettatore dalla negatività dei fatti».

Come è il rapporto con il tuo staff?
«C'è un bellissimo rapporto e talvolta supera anche il confine “titolare - dipendente”. I miei ragazzi ogni tanto sfuggono, si prendono delle libertà perché pensano che sia scontato e tante volte devo raddrizzarli, ma devo dire che ho un bellissimo staff. Io do gli input poi bisogna che i giovani si autogestiscano».

A tal proposito, vox populi raccontano di un Carlo/Madame Sisì molto generoso e soprattutto che offre ai giovani tante possibilità.
«Credo sia vero, perché quando incontro qualcuno che vive la sua passione intensamente la incentivo e spingo affinché questa persona possa realizzare il suo sogno. Quando vedo questo grande entusiasmo, rivedo me agli inizi e a quello che ho dovuto superare, per questa ragione subentro come aiuto per evitare che si possa incappare in difficoltà simili alle mie e quindi fare in modo che la strada verso il successo personale, di ognuna di queste persone, sia più facile. Mi sento obbligato moralmente. I giovani oggi non hanno nessun tipo di possibilità, le banche non li aiutano e i governi invece di aiutare le banche a risolvere i problemi dovrebbe fare un progetto che possa rivoluzionare la nostra società. Bisognerebbe tornare un po' agli anni Settanta, riprendere e valorizzare la famiglia e lo Stato deve investire su questa e deve incentivare lo studio e poi grazie alla meritocrazia elargire danaro.

Come vede i giovani del territorio, come se la stanno passando?
«Noi siamo in un territorio fortunato, i ragazzi in linea di massima sono sani, il vero cambiamento io lo percepisco nelle famiglie. La crisi economica ha impoverito le nostre zone e le famiglie ne stanno risentendo. Dicono che i soldi non fanno la felicità, ma l'aiutano perché le bollette le devi pagare, le tasse le devi pagare, mutuo o affitto li devi pagare, vivere è difficile quindi anche se viviamo in un momento di forte libertà si percepiscono forti disagi. Le persone sono sempre più depresse, questo li porta a demandare ad altri le proprie decisioni, perché non sanno cosa fare questo è il problema. Ed è preoccupante se io penso a tutti questi giovani che prendono un camion e decidono di immolarsi a 22 anni. Sono ragazzi a cui hanno un po' scaldato la testa, mi viene da pensare che il mondo ha sbagliato programma. E' stato disseminato tanto di quel veleno in alcuni posti del mondo che i bambini vengono allevati nell'odio che smette di essere controllabile».


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