Misteri lacustri

Lago di Garda: dai fondali del lago emerge un flacone di profumo degli anni Trenta

Si tratta di un tonico biologico per capelli prodotto dalla Chemische Fabrik Promonta di Amburgo in voga tra gli anni '30 e '40

Lago di Garda: dai fondali del lago emerge un flacone di profumo degli anni Trenta

Lago di Garda: dai fondali del lago emerge un flacone di profumo degli anni Trenta.

Dai fondali del lago di Garda emerge un flacone di profumo degli anni Trenta

Un racconto che profuma, letteralmente, di storia. A raccontarlo è la sub Marylou Nesi di Benaco Guardians la quale, in una delle sue ultime immersioni nello specchio d’acqua di Gardone Riviera ha ritrovato un flacone con la scritta «Trilysin Haarpflege».

«Tra il limo del fondale, a circa 18 metri di profondità, mi è apparso questo flacone in vetro trasparente, perfettamente intatto. Purtroppo senza tappo, ma con una storia ancora tutta da raccontare».

Si tratta di un tonico biologico per capelli prodotto dalla Chemische Fabrik Promonta di Amburgo in voga tra gli anni ’30 e ’40:

«La cosa sorprendente è il profumo emanato mentre la pulivo con l’acqua – ha detto sorpresa -. Un profumo buonissimo, ancora sorprendentemente intenso dopo quasi cent’anni. È pazzesco pensare che una fragranza formulata quasi un secolo fa sia rimasta “protetta” dalle acque del lago, pronta a raccontare ancora oggi il suo passato».

Un ritrovamento che infatti apre una finestra su quel periodo e, soprattutto, sugli usi e costumi di coloro che, all’epoca, frequentavano il lago di Garda in generale e Gardone Riviera in particolare:

«Tra gli anni ’30 e ’40 rappresentava un trattamento d’élite: una lozione tricologica pensata per rinforzare e rivitalizzare i capelli, in un’epoca in cui la cosmetica iniziava a fondere scienza e benessere – ha dettagliato Nesi – . Era il genere di prodotto che i turisti mitteleuropei portavano con sé durante i soggiorni negli eleganti hotel della Belle Époque o nelle ville affacciate sul lago».

Il rovescio della medaglia

Se da un lato scoperta affascina e incuriosisce dall’altro fa riflettere su come il lago sia spesso custode di oggetti di varie tipologie gettati senza rispetto da chi, in quel momento, non sapeva che farsene:

«Per decenni il lago di Garda è stato purtroppo “utilizzato” anche per “smaltire” oggetti di ogni sorta, oppure i flaconi cadevano accidentalmente da pontili e imbarcazioni – ha raccontato Nesi – . Il vetro, materiale inerte e resistente, sul fondo, dove l’ossigenazione è scarsa e la luce arriva attenuata, può conservarsi a tempo indefinito. Diventa così una vera capsula del tempo».

Altro problema di non trascurabile importanza che riguarda il bacino lacustre benacense è quello delle reti abbandonate. La stessa Nesi poche settimane fa ne ha scovate alcune sui fondali di Gardone Riviera:

«Durante l’ultima immersione abbiamo recuperato diversi spezzoni di vecchie reti ancorate a strutture sommerse – ha dichiarato – . Si presentavano come drappi spessi e compatti: tagliarle è stato tutt’altro che semplice. In alcuni punti erano diventate una vera e propria poltiglia fitta, stratificata nel tempo. Alcune maglie erano molto spesse, altre più sottili e più recenti, come si vede dalle immagini. Molte parti completamente erano incastonate di Dreissena polymorpha. Purtroppo non è finita qui: ce ne sono ancora molte da rimuovere».