Ci sono negozi che non vendono solo ciò che espongono sul banco. Vendono tempo, relazioni, abitudini. La forneria Valgonio, che il prossimo 31 gennaio abbasserà definitivamente la serranda al civico 58 di via Vittorio Emanuele II, è stata per 65 anni una di queste. Non solo un panificio, ma un punto di riferimento quotidiano, un luogo dove entrare per comprare il pane e restare qualche minuto in più per scambiare due parole, chiedere un consiglio, raccontare un pezzo di giornata. Aperta nel 1961, la forneria Valgonio nasce raccogliendo l’eredità della storica forneria Peri, che occupava quegli stessi locali quando accanto al forno c’era anche l’osteria, come accadeva in tanti paesi. Furono Angelo e Giulia Valgonio a rilevare l’attività, dando inizio a una storia familiare e artigiana che ha attraversato tre generazioni e accompagnato la vita di Calcinato.

Tre generazioni, una passione
Negli anni Sessanta e Settanta il forno cresce tra sacrifici, notti insonni e orari che non conoscono festività. Con l’ingresso dei figli Ettore ed Enio e delle mogli Rosi e Rina, l’attività si consolida e si rinnova. Accanto al pane quotidiano arrivano biscotti, torte, pasticcini e mignon. È la passione per la pasticceria a lasciare un altro segno indelebile, con una specialità diventata quasi leggendaria: la torta alle mandorle di Rosi, richiesta da generazioni di clienti e ancora oggi tra i prodotti più venduti, la cui ricetta resta gelosamente custodita in famiglia.

L’ultimo impasto e l’eredità che resta
Negli ultimi 24 anni la gestione è passata a Italo Valgonio e alla moglie Debora. Italo, in pensione da due anni, non ha mai lasciato il forno: ogni notte è rimasto accanto a quelle impastatrici ereditate dal padre e dal nonno, custodite come un tesoro prezioso. «Ho iniziato che avevo nove anni – racconta – non arrivavo al tavolo per impastare, così mio padre mi mise sotto una cassetta della frutta». Da allora, una vita intera passata tra rosette, mantovane, ciabattine, focacce, pizze, brioche e dolci, senza mai pensare di fare altro.
Un’attività che ha saputo vincere le sfide della vita
La storia della forneria è stata segnata anche da momenti difficili: la scomparsa prematura di Rosi, l’incidente che due anni fa ha colpito Ettore, oggi in casa di riposo ma ancora profondamente legato a quel forno che non ha mai davvero lasciato. Eppure, nonostante tutto, l’attività ha continuato ad andare avanti, forte di un legame autentico con la comunità.
La chiusura non è stata una decisione semplice. I figli hanno intrapreso altre strade, il lavoro è diventato sempre più impegnativo e proseguire da soli non era più sostenibile. È una scelta che racconta anche i tempi che cambiano: oggi si va al supermercato, dove si compra tutto in fretta e spesso senza scambiare una parola. Le botteghe, invece, chiedono lentezza, presenza, relazione.
Con la forneria Valgonio che chiude, Calcinato resta con soli due panifici: Temponi a Ponte San Marco e Perazzi in paese. Ma ciò che si perde non è solo un negozio. È un pezzo di quotidianità condivisa, un modo di vivere il paese fatto di gesti semplici, di profumi che attivano la memoria.
Negli ultimi giorni di apertura, la forneria è stata attraversata da un via vai di clienti, saluti, ricordi e ringraziamenti. «Non possiamo che ringraziare tutti i nostri clienti per la fedeltà di questi anni», dice Italo, con l’emozione negli occhi. «Ogni saluto e ogni ricordo ci ha confermato che il nostro lavoro ha lasciato un segno. È un addio dolce, perché sappiamo di aver fatto parte della vita di tante persone».