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La storia di Vincenzo di Desenzano

La storia di Vincenzo di Desenzano
Cronaca 09 Aprile 2017 ore 08:25

«Per noi trovare il Punto Giovani di Desenzano è stata la salvezza». Comincia così il racconto di Amalia Rasconà, la mamma di Vincenzo La Barbera, un ragazzone di poco più di vent’anni che abbiamo avuto modo di conoscere nella sede del centro ricreativo desenzanese durante i numerosi incontri e scambi avuti con la nostra redazione.

Al Punto Giovani Vincenzo è ben integrato e ha trovato il suo equilibrio: passare i pomeriggi con i suoi amici e gli educatori è la sua attività preferita. Vincenzo nasce nel 1994, a Desenzano: «Un bambino meraviglioso, bello, ma sin dai primi mesi di vita - racconta Amalia - ci siamo accorti che qualcosa non andava e da lì è incominciato il nostro cammino per scoprire cosa non funzionasse. Trascorsi mesi in diversi ospedali tra neuropsichiatri e fisiatri, all’età di sette mesi gli è stata diagnosticata la patologia: la sindrome della «X fragile».

La mamma di Vincenzo riesce comunque a leggere la nota positiva della vicenda: «Avendo avuto la possibilità di diagnosticarla presto si è potuto agire di conseguenza». La patologia provoca un ritardo nel linguaggio, nella sfera mentale e psicologica. La famiglia di Vincenzo non si dà per vinta e senza indugi intraprende tutte le strade percorribili per dargli modo di fare quanti più progressi possibili: «Nostro figlio è stato seguito da neuropsichiatri, psicomotricisti e fisiatri. L'inserimento a scuola materna elementari e media, si è svolto senza particolari problemi, ha conseguito il diploma all'istituto Agraria Dandolo di Lonato per noi è stata una bellissima soddisfazione».

Abbiamo raccontato spesso storie di disabilità su Garda Week e abbiamo scoperto, facendovelo leggere, che quasi tutte sono caratterizzate da un denominatore comune: il timore dell’inserimento lavorativo.
Mentre le scuole, seppur con qualche difficoltà, sembrerebbero attrezzate per accogliere questi ragazzi, per molti è difficile costruirsi un futuro dopo il diploma.

«La situazione è simile a quando ci si trova di fronte ad un deserto - spiega Amalia -, le stiamo provando tutte». Oggi Vincenzo trascorre la sua giornata al C.s.e dell’Anffas di Desenzano fa sport, gli piace tanto la musica: «Il personale che segue mio figlio è molto preparato e disponibile». Ma per Amalia il desiderio più grande è quello di provare ad inserire il figlio nel mondo del lavoro: «Conosco benissimo i limiti di Vincenzo, non vorrei mai negare l’evidenza. Tuttavia non voglio precludere lui nulla, vorrei che gli venisse offerta quantomeno una possibilità. Per noi è importante che faccia almeno un’esperienza, siamo convinti che possa trarne beneficio. La tenacia e la determinazione della famiglia La Barbera è fatta di continui sforzi per garantire una vita migliore al figlio.

«Siamo iscritti all’Associazione nazionale che ci accompagna e ci segue su tutto quello che riguarda questa sindrome genetica. Capita spesso di dover andare in diverse città, per tenerci aggiornati seguire con estremo interesse i vari progetti: l’8 aprile ne terminerà uno importante proprio sull’inserimento lavorativo. Quello che noi sogniamo per lui è una giornata in pizzeria, in spiaggia o in lavanderia».

Nel frattempo questo ragazzo con una «super famiglia» passa i suoi pomeriggi al Punto Giovani: «Siamo arrivati al punto che finite le attività mattutine Vincenzo, vuole a tutti i costi andare dai suoi amici, dove è inserito senza pregiudizi. Gli educatori ed i ragazzi lo hanno accolto come un vero amico, non smetteremo mai di ringraziarli per tutto quello che stanno facendo. Vincenzo è un ragazzo solare, gioioso, amico di tutti, perché ha un carattere meraviglioso e si fa voler bene. È una persona con tutti i bisogni di normalità di un ragazzo della sua età. Un lavoro non dovrebbe essere uno strumento di assistenza sociale o una terapia per guarire una malattia, ma una normale attività e il riconoscimento di un diritto umano».


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