L’associazione Si può fare attiva a Verolanuova da otto anni traslocherà altrove, questo si è appreso durante l’ultima Commissione urbanistica.
La storia fin qui
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“Questa sera abbiamo sentito parlare di tutto tranne che delle cose veramente importanti: i nostri ragazzi, noi e le nostre vite”,
sono amareggiati i genitori dei ragazzi della Si può fare band dopo aver assistito all’assemblea pubblica, mercoledì sera in Comune, dove è stato chiaro che ormai la sede dell’associazione non si farà più in paese. E’ il sindaco Stefano Dotti ad iniziare il racconto di questa avventura chiamata “Si può fare”.
“Sette anni fa Davide Zubani, presidente dell’associazione Si può fare, e Francesco Cocchetti, volontario, sono venuti da me chiedendomi uno spazio da poter destinare alle loro attività che consistevano in lezioni di musica per i ragazzi con disabilità”,
ha ricordato. Da allora l’associazione è cresciuta si può dire esponenzialmente: sempre più volontari, sempre più ragazzi, sempre più famiglie, ad ora sono un’ottantina provenienti anche da altri comuni e altre provincie, perché il metodo funziona. I ragazzi sono coinvolti in lezioni musicali non fine a se stesse, ma per poter reggere un concerto in piena regola, con tutto quello che ne consegue: prove, check sound, scelta della scaletta, serate fuori, in poche parole ai ragazzi e alle loro famiglie si è aperto un mondo di socialità fino ad allora se non negato molto ridotto. Da qui è stato naturale il desiderio di una sede nuova che potesse ospitare i davvero tanti musicisti.
“Siamo stati conquistati da questo progetto che più volte abbiamo definito meritevole – ancora Dotti – per questo abbiamo inserito anche nell’ultimo programma elettorale l’obiettivo di trovare una nuova sede all’associazione e mi preme sottolineare che lo abbiamo fatto non per calcolo politico, non ne abbiamo bisogno, ma perché crediamo sinceramente nella validità e nelle capacità della Si può fare”.
L’associazione e i genitori lamentano che però per lunghi 9 mesi l’Amministrazione non si sia fatta sentire fino a quando la Fondazione Renato e Damiana Abrami si è detta disponibile a finanziare e costruire una nuova sede per l’associazione, una sede però che non rispondesse solo alle esigenze musicali dei ragazzi, ma che racchiudesse le basi e i mezzi per un progetto di vita indipendente, quindi qualcosa di molto più ambizioso, ma anche necessario per questi giovani e per le loro famiglie.
Le diverse soluzioni messe in campo sin qui
Per dovere di cronaca si sottolinea che l’Amministrazione aveva messo a disposizione diversi immobili: Castel Merlino, il magazzino sopra le poste, l’ex hotel Tiepolo che l’imprenditore Fidanza avrebbe dato gratuitamente, anzi lo avrebbe anche sistemato a sue spese, ma nessuno di questi posti si era ritenuto idoneo, del resto i ragazzi con disabilità hanno bisogno di spazi adeguati alle loro esigenze. Inizia dunque la ricerca di terreni idonei alla costruzione ex novo: via Tito Speri, zona vicino alle piscine, zona campo sportivo Itc Mazzolari; tutte aree che racchiudevano in sè delle problematiche fino a quando non è stata individuata nell’area dietro al Conad la zona ideale. Iniziano dunque le trattative tra l’Amministrazione e la Fondazione.
Dopo 11 mesi di trattative, nulla di fatto
Trattative che dopo 11 mesi hanno portato ad un nulla di fatto. Gli amministratori, si sa, amministrano, per questo operano nell’interesse della “cosa pubblica” e devono seguire iter precisi, forse anche farraginosi, ma necessari, tuttavia 11 mesi sono molti per non riuscire a trovare la quadra. L’area individuata viene valutata ad un prezzo iniziale di 495mila euro, ma il prezzo non è ritenuto congruo dalla Fondazione in quanto la superficie in questione ha diverse destinazioni d’uso che conferiscono un diverso valore al metro quadro, così si arriva all’importo di 395mila euro. Ma qui la minoranza guidata da Massimo Tolettini vuole vederci chiaro: non capisce perché c’è stato questo deprezzamento a favore di un privato, non crede ragionevole dare questo benefico senza una garanzia di qualche tipo. Ecco allora che l’assessore, e avvocato, Maria Angela Nervi stende una bozza di convenzione dove si chiede un accesso prioritario alle famiglie di Verolanuova, ma questo la Fondazione lo avrebbe inserito in fase contrattuale, uno sconto per le famiglie di Verolanuova, ma le intenzioni della Si può fare sono quelle di rendere tutto gratuito come è sempre stato grazie anche ai tanti imprenditori che sovvenzionano e credono nell’associazione, infine si decide di non vendere più l’area ma di darla in concessione d’uso a 30 anni. “Ma anche 40 o 50”, hanno sottolineato dai banchi dell’Amministrazione e infine si sono detti disposti di nuovo a venderla a 395mila euro, come si era detto in una precedente fase della trattativa. Ma questo non è stato ritenuto congruo dalla Fondazione che dopo 11 mesi ha ritenuto il «balletto» delle proposte inadatto e quindi ha chiuso la trattativa e iniziato a cercare una nuova location nei paesi vicini.
Una decisione che amareggia le famiglie
Questo epilogo lascia molto amareggiate le famiglie, i ragazzi, i volontari e naturalmente il presidente della Si può fare band.
“In questi anni siamo cresciuti, ogni anno di più: abbiamo portato in giro con tanto onore e tanto orgoglio il nome di Verolanuova, perché qui siamo nati, qui abbiamo mosso i primi passi, qui l’Amministrazione ci ha dato la prima sede, qui abbiamo creato giorno dopo giorno quello che non è solo un progetto musicale ma un progetto di vita per questi ragazzi, la Fondazione che ha deciso di sostenere l’associazione Si può fare è di Verolanuova e per questo per noi era naturale e importante avere la sede qui, ma se la Fondazione stessa ha giudicato che non ci sono più i presupposti per restare allora ci sposteremo: la nostra è una storia di valore che porteremo avanti senza indugio con la forza e la passione che ci abbiamo sempre messo”,
è la constatazione di Zubani. Abitiamo in Italia, nessuno si stupisce che la burocrazia metta i bastoni tra le ruote anche ai progetti più meritevoli, ma l’idea che in 11 mesi una soluzione non si sia trovata fa scaldare gli animi e crea un terreno fertile per malumori, voci e rumors che di certo non giovano alla causa.
La parola alla Fondazione
La Fondazione sostiene che l’Amministrazione, disponibile ad offrire tutto quanto era necessario alla realizzazione del progetto, quando ha visto che la sede non riguardava solo la parte relativa alla musica, ma anche alla residenzialità e alle attività laboratoriali diventando così un progetto di vita, si è tirata indietro.
“Più volte hanno provato a farci desistere sul progetto globale limitandoci alla realizzazione del plesso centrale sulla musica – ha sottolineato Francesco Gobbi procuratore della Fondazione – ad ogni incontro la Fondazione era messa in condizioni di doversi difendere per avere approvato e sostenuto il progetto dell’associazione Si può fare”.
Tutto questo ha amareggiato moltissimo la presidente Fulvia Abrami perché con grande gioia avrebbe realizzato questo progetto per Verolanuova, ma ora non ci sono più le condizioni per poter realizzare quest’opera, lavorare bene e con serenità.
La parola ai genitori
I più sconfortati sono proprio i genitori.
“Sono stata zitta tutta la sera ma quando l’assessore Carlotta Bragadina ha detto che Davide “costringe” i ragazzi a fare 40 concerti all’anno non ho potuto stare in silenzio – ha dichiarato una mamma presente alla riunione – mia figlia una sera mi ha detto: “Ma lo sai che prima della Si può fare band io non sono mai uscita al sabato sera”…mi si è gelato il sangue nelle vene. La verità è che quando arriva il fine settimana tutti si dimenticano dei disabili. La nostra non è una critica politica, ma una costatazione, è il punto di vista di tante famiglie che vivono i concerti come un momento di grande felicità per i nostri ragazzi, questo non è solo un momento di socializzazione fine a se stesso, ma per noi e per tutte le famiglie ha rappresentato una reale svolta nella qualità della vita”.
Forte nelle famiglie è la sensazione ancora una volta di non essere state comprese e forte è la sensazione che non si sia compreso fino in fondo il valore di questa iniziativa che vuole davvero cambiare le vite dei ragazzi e delle famiglie e la nuova sede che prevede un teatro, uno studio di registrazione, una sala prove, un’area per attività laboratoriali e un’area residenziale per incentivare all’autonomia è uno dei mezzi che servono per realizzare un progetto di vita.
“Nessuno ha visto, ha ascoltato e ha capito che davanti ai colori politici, davanti ai paletti istituzionali e ai limiti concreti c’eravamo noi, i nostri figli, le nostre vite – ancora un genitore – noi famiglie siamo molto amareggiate, siamo le prime a dire che a Verolanuova non vogliamo più stare, non vogliamo supplicare nessuno per fare inclusione, andremo da un’altra parte, noi famiglie con ragazzi disabili siamo abituati alle difficoltà, non ci scoraggiamo facilmente”.