RISPETTO & IMPEGNO

La parità di genere passa anche dal linguaggio: un incontro per riflettere sulle parole

"Il maschile è utilizzato per uniformare la comunicazione, ma è una funzione del genere neutro che non funziona" ha spiegato la linguista Manuela Manera.

La parità di genere passa anche dal linguaggio: un incontro per riflettere sulle parole
Brescia, 21 Novembre 2020 ore 18:32

La parità di genere passa anche dal linguaggio: l’invito a favorirla, dagli atenei ai luoghi dell’informazione, alla “vigilia” della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La parità di genere passa anche dal linguaggio: un incontro per riflettere sulle parole

Chirurga, primaria, avvocata, ingegnera, ministra, assessora, notaia e così via.
La lista delle professioni che pronunciate al femminile suonano “strane” sarebbe ancora lunga.
Pur essendo grammaticalmente corretto declinare le parole nel pieno del riconoscimento del “diritto di cittadinanza linguistica”, si tende ancora a utilizzare il maschile in maniera preponderante.

E i primi a farlo sono proprio i principali organi d’informazione, i quali hanno il potere di veicolare messaggi all’interno della società.
Attraverso la parola, imprescindibile in un contesto sociale, si ha infatti modo di dare forma a pensieri. E se è in primis il linguaggio a tendere al sessismo, si parlerà quindi secondo credenze che vanno proprio in questa direzione.

Proprio ieri è stata organizzata da “Libertà e giustizia Brescia” una conferenza per parlare di abitudini linguistiche e di come queste incidano profondamente sulla creazione di scenari falsati e di una quotidianità decisamente poco paritaria.

A intervenire, sottolineando la necessità di una narrazione lucida (che riguarda anche e soprattutto il tema quanto mai caldo della violenza di genere), Gisella Bottoli di “Se non ora quando”, la linguista Manuela Manera, Marina Cosi di GIULIA (Giornaliste Unite Libere Autonome) e Susanna Pozzolo dell’Università agli Studi di Brescia.

In concomitanza di questo incontro, grazie alla Cpo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti presieduta da Paola Dalle Molle, da ieri nel Testo unico dei doveri del giornalista esiste un paragrafo dedicato al “Rispetto delle differenze di genere”.

La tematica della parità di genere, è evidente, sta animando il dibattito pubblico. Sempre ieri, ad esempio, l’imprenditrice digitale e influencer Chiara Ferragni ha postato sui suoi canali Social un video in cui parla di “victim blaming” e “slut blaming’, invitando a riflettere sull’importanza di attuare un cambiamento all’interno del linguaggio di genere.

 

L’articolo completo nell’edizione della prossima settimana di ChiariWeek, in edicola da venerdì 27 novembre.

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