Testimonianze

La pandemia raccontata dai franciacortini all’estero

Come stanno affrontando l'emergenza sanitaria altri Paesi europei? Le notizie dalla Francia e dalla Svezia "filtrate" da due giovani bresciane.

La pandemia raccontata dai franciacortini all’estero
Sebino e Franciacorta, 19 Novembre 2020 ore 13:16

Come stanno affrontando l’emergenza sanitaria altri Paesi europei? Come vivono la situazione i nostri bresciani all’estero? Ecco le testimonianze della rovatese Flavia Morandini, che da anni vive in Francia ed è rientrata da pochi giorni in Italia, e dell’erbuschese Alice Andreoli, residente con la famiglia in Svezia.

La pandemia raccontata dai franciacortini all’estero: Alice spiega la linea della Svezia

A marzo e aprile, mentre nella nostra provincia il Covid-19 lasciava dietro sé una scia di lutti e di dolore, la Svezia, dove da anni risiede Alice Andreoli, era stata solo sfiorata dalla pandemia. Nelle ultime settimane, invece, la seconda ondata ha colpito con violenza il Paese, anche se i contagi si concentrano soprattutto nelle grandi città, mentre a Östersund, dove la giovane erbuschese vive con il compagno e i due figli, la situazione è sotto controllo. “Al momento la mia regione è quella con meno contagi – ha raccontato – I contagi maggiori sono concentrati nelle regioni con le città più grandi (Stoccolma, Göteborg, Malmö, Uppsala) e lì hanno regole più rigide, come ad esempio non incontrarsi con persone al di fuori del nucleo famigliare dentro le abitazioni, evitare mezzi pubblici, palestre, ristoranti. In genere però sono raccomandazioni, non divieti: non impongono, e questo fa parte della cultura. Qui non portiamo le mascherine perché puntano sul distanziamento, il lavarsi spesso le mani, stare a casa al minimo sintomo e in quel caso fare subito il tampone. Al momento io sono in maternità, ma per mia scelta ho iniziato a lavorare 10 ore a settimana, da casa. Ci rincuora il fatto che qui da noi la situazione sia sotto controllo, ma per la stagione invernale è tutto prenotato”.  Nonostante l’aumento dei contagi, la Svezia ha scelto una linea più morbida per fronteggiare il Covid. “In Svezia hanno cercato di vedere la sanità sia del corpo che della mente: mi piace che vedano la salute come fisica e mentale, e cerchino di trovare un equilibrio. Sono più preoccupata per la famiglia in Italia, il pensiero c’è sempre e spero che stiano sempre bene. Per fortuna siamo stati a trovarli per tre settimane da fine settembre a metà ottobre. Ma la paura che possa succedere qualcosa c’è. Cerco di prenderla giorno per giorno, ma non vedo l’ora che questo finisca. Si cerca di trovare la normalità in questa nuova normalità. Per me non c’è giusto e sbagliato, ma fortuna e sfortuna. Però voglio vedere anche io la salute come una cosa globale e penso che, ad esempio, isolando gli anziani, poi molti stanno male per la solitudine”, ha aggiunto Alice.

In Francia trasporti pubblici invivibili

La scorsa primavera, a causa del confinamento e della chiusura delle frontiere, è rimasta bloccata in Francia, dove risiede da tempo, a sud di Parigi, ed è riuscita a rientrare dai parenti in Italia solo a luglio. Per questo Flavia Morandini, archeologa originaria di Lodetto che collabora con istituti di ricerca, Università e riviste, stavolta ha giocato d’anticipo ed è riuscita a rientrare a Rovato il 19 ottobre, viaggiando in treno. Anche il suo compagno, Alberto Previti, ingegnere nucleare, a fine ottobre è tornato nella sua città natale, Bologna, ed ora entrambi sono in Italia, ma tenuti a distanza dal lockdown. “Potremmo tornare in Francia, in quanto residenti là, ma poi c’è il rischio che non possiamo più rientrare in Italia – ha spiegato la ricercatrice – In questo momento con il lavoro sono ferma perché il mio contratto di insegnamento è scaduto a luglio”. Purtroppo il Covid ha bloccato anche tutti i concorsi, paralizzando il settore della ricerca, e quindi per Flavia è ancora più difficile fare programmi per il futuro. Attualmente in Francia uno dei principali problemi è rappresentato dai trasporti pubblici affollati nelle ore di punta. “Dal 30 ottobre è scattato un confinamento soft – ha raccontato la giovane ricercatrice – E’ tutto chiuso tranne i luoghi di lavoro (anche se è preferibile il telelavoro al 100%) e le scuole, che sono aperte con l’obbligo di mascherina in classe. Sono aperti gli alimentari e le farmacie. E’ necessaria l’autocertificazione per gli spostamenti per motivi di lavoro o di necessità. Le frontiere sono aperte per chi deve rientrare: il problema è che non si sa se poi sarà possibile uscire”. Nonostante l’impennata dei contagi, l’approccio dei media francesi, rispetto a quelli italiani, è radicalmente diverso. “In Italia la narrazione è ansiogena, in Francia l’opposto, anche se le terapie intensive sono quasi piene”, hanno rivelato. Un modo differente per vivere la stessa emergenza, la stessa scia di lutti e di dolore.

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