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"La nostra è una provincia malata. Basta!"

"La nostra è una provincia malata. Basta!"
Cronaca 28 Gennaio 2017 ore 11:14

"La nostra è una provincia malata, l'elenco delle criticità ambientali è interminabile e il comune denominatore che attraversa la storia bresciana è costituito dal fatto che troppo spesso, la ricerca del profitto economico a tutti i costi ha prevaricato sulle reali esigenze del territorio e delle persone che lo abitano, sostenuta dalle scelte politiche di chi ha governato".

Questo il grido di voce di Legambiente La Nostra Terra, Le mamme di Castenedolo, Lista Civica SìAmo Castenedolo ed Un futuro per Ghedi, per denunciare lo stato "malato" dei territori.

"Da anni le varie associazioni ambientaliste fanno attività di presidio, monitoraggio, opposizione e denuncia rispetto alle aggressioni "legali" e illegali, che l'ambiente continua a subire e si sono unite per chiedere a gran voce di giungere ad una moratoria su tutti i nuovi insediamenti impattanti, ma nulla! Le istituzioni continuano ad autorizzare attività in un territorio che non può più permettersi neppur il minimo elemento di criticità in più".

"Oggi siamo qui per illustrare come dall'attenzione verso il territorio, dall'analisi di documentazione, dalla collaborazione fra cittadini che fanno costantemente rete, sia nata l'esigenza di presentare un ricorso contro la Via ottenuta per un impianto di trattamento rifiuti in loc. Quarti. a proprietà della società Edilquattro di Bernardelli".

"Tale nuovo imponente impianto, sin dal lontano 2010 è stato ampiamente sostenuto dall'Amministrazione di Castenedolo, che strinse con la società proponente una convenzione tramite la quale, veniva dato un preliminare via libera ad un progetto ancora in fase embrionale, senza conoscerne realmente l'impatto su salute e ambiente. La zona interessata vive una situazione piuttosto complessa, infatti da un'attenta analisi si può ipotizzare la nascita di un comprensorio unico, una sorta di Vighizzolo 2.0, caratterizzato dalla presenza di:
-Cava Inferno, discarica per rifiuti inerti dalla capacità totale di 1.800.000 mc, già autorizzata ma sottoposta ad indagini della magistratura per il posizionamento, nella fase di approntamento, di materiale proprio ad opera della società di Bernardelli, che lo dichiarava consono allegando analisi che tuttavia sono in contrasto con quanto invece rilevato dalla provincia e dalla procura;
-Impianto di produzione conglomerati bituminosi di proprietà di Bernardelli Group;
-Nuova discarica della capacità di 1.600.000 Mc circa di inerti e terre contaminate da Pcb; la richiesta è stata presentata sempre da Bernardelli che, avendo in fase di esaurimento la discarica di Vighizzolo per la quale è stato negato l'ampliamento, ha la necessità di continuare la sua attività in un altro sito;
-Il nuovo imponente impianto di trattamento rifiuti, oggetto del ricorso al Tar, della portata massima di 470.000/ t annue che prevede, come flusso massimo giornaliero, un numero pari a 376 mezzi pesanti. La realizzazione dell'impianto comporterebbe un consumo di suolo agricolo a tutt'oggi classificato nel Pgt in "ambito agricolo strategico" pari a 42.000 mq, oltretutto situato in un'area che costituisce un ganglio della Rete Ecologica Regionale, dove il contesto normativo di riferimento in materia di pianificazione territoriale è assolutamente contro il consumo di suolo, ma soprattutto per la salvaguardia e la valorizzazione del suolo ad uso agricolo. Il progetto inoltre, avverrebbe con ribassamento del sito per 4.3 mt che consentirebbe l'ennesima attività di escavazione per 115.000 mc al di fuori della previsione del piano cave, per di più spostando due strade comunali.
Questa nuova attività insalubre dunque viene creata vicino ad attività parallele e in futuro funzionali allo stesso, andando a costituire di fatto un unico comprensorio che dovrebbe essere valutato nel suo impatto complessivo e non con singole valutazioni che frazionano i rischi e gli impatti; ricordiamo che in quella zona vi è la presenza di una falda acquifera già in situazione di vulnerabilità, la qualità dell'aria compromessa dal già presente superamento dei limiti di legge per concentrazioni".

"Le nostre preoccupazioni si concentrano soprattutto sotto il profilo dell'impatto ambientale e sulla salute: in effetti dai documenti riguardanti la procedura di autorizzazione, si evince che anche ATS durante le conferenze dei servizi si è fatta portavoce di importanti preoccupazioni e criticità, alle quali la società Edilquattro ha risposto producendo documentazioni, che pur partendo dalle premesse di una già forte compromissione del territorio, valutavano questa sovraesposizione della popolazione non come elemento negativo, bensì come fattore positivo dato che, secondo loro, l'impianto avrebbe aggravato di poco un quadro già molto deteriorato, senza peraltro prendere in considerazione gli studi più recenti prodotti da ATS stessa proprio in relazione alle patologie indotte dal grave inquinamento ambientale come il Rapporto sintetico sullo stato di salute della popolazione bresciana ed in particolare dei Distretti socio sanitari direttamente interessati. Riteniamo queste considerazioni inaccettabili". "

"Infine esprimiamo la nostra preoccupazione per le recenti vicende giudiziare che hanno visto coinvolta proprio la Società Edilquattro relative a Cava Inferno e all'inchiesta sulle scorie di fonderia posizionate come fondo della pista ciclopedonale adiacente all'Alfa Acciai. Le inchieste sono ancora in corso, ma non possiamo non considerare il rischio che un impianto così
complesso, con un volume di materiali di varia natura e provenienza così elevato, che ogni giorno transiterebbero all'interno dello stesso, potrebbe comportare"


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