Martedì sera il Consiglio comunale di Verolavecchia si è aperto con un momento emozionante. Lo scorso 21 settembre a Brescia il prefetto Andrea Polichetti ha consegnato la Medaglia d’onore ai familiari di Faustino Bellomi, il figlio Renato e la nipote Sara, quale italiano vittima delle deportazioni e degli internamenti nei lager nazisti, deportato a Berlino dal 1943 al 1945, presente anche il sindaco Maura Gualdi.
Un dono per la comunità
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“Bellomi fu tra coloro che fecero ritorno a Verolavecchia e ha potuto raccontare il suo vissuto che continua a vivere nelle pagine del libro “Frammenti di memoria” di Viviana Filippini. Questo racconto va ad arricchire la storia di Verolavecchia e dei verolavecchiesi”,
ha spiegato il primo cittadino dando lettura di un breve brano La famiglia Bellomi ha deciso di fare dono della Medaglia d’onore alla comunità di Verolavecchia che, sarà esposta nella sala consiliare, visibile a tutti come monito e ricordo di chi ha sofferto e combattuto per la libertà del proprio paese e delle generazioni future.
“Ringrazio per la sua presenza a questa serata Angelo Marzoni già segretario della locale sezione Reduci e combattenti che per tanti anni ha fatto in modo che i diversi sindaci che si sono succeduti negli anni potessero celebrare queste importanti figure”,
ha concluso il sindaco Gualdi.
“Stasera è un momento di emozione – ha esordito la capogruppo di minoranza Laura Alghisi – come sindaco avevo iniziato il percorso per portare al Presidente della Repubblica la richiesta della Medaglia d’onore per gli internati militar e vorrei ringraziare Andrea Andrico perchè ha aiutato nel reperire tutta la documentazione storica necessaria alla richiesta, documentazione raccolta nel libro “Per non dimenticare”, dello stesso Andrico, che racconta tutte le storie dei soldati della Prima e Seconda guerra mondiale di Verolavecchia. Sono davvero contenta di questo importante obiettivo e di questo generoso gesto della famiglia”.
“Ringraziamo e siamo onorati di poter partecipare a questo evento: grazie perché condividere i ricordi delle persone che si sono spese per difendere gli ideali di libertà e dare un esempio. Auspico che le nuove generazioni attraverso questi esempi spero che capiscano cosa significhi lasciare la propria terra per affrontare una vita che è obbligata, cioè portati via con la forza dal proprio territorio”,
ha concluso il capogruppo di maggioranza Girolamo Mario Abrami.