Cronaca
Montichiari

Intensa omelia di don Cesare Cancarini per l’ultimo saluto a Cristian Zaniboni morto a soli 16 anni

Cerimonia funebre ieri in un duomo gremito.

Intensa omelia di don Cesare Cancarini per l’ultimo saluto a Cristian Zaniboni morto a soli 16 anni
Cronaca Montichiari, 22 Luglio 2022 ore 11:56

“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto!”. Questa l'apertura dell’omelia che monsignor Cesare Cancarini ha fatto nella mattinata di ieri, giovedì 21 luglio 2022, in duomo a Montichiari per il funerale di Cristian Zaniboni morto a soli 16 anni.

Don Cesare: “Cerco di dirvi qualcosa di non banale, proprio in questi eventi è intensa la lezione di vita che il Signore Dio ci manda”

Così oggi, anche noi volgiamo lo sguardo verso questo giovane, Cristian, che ci ha dolorosamente lasciato – ha esordito don Cesare nella sua omelia per il funerale del sedicenne Cristian Zaniboni che si è tenuto ieri mattina, giovedì 22,  in Duomo -. Uno sguardo che si fa occasione di riflessione alternativa. Per il cuore di tutti, ad iniziare dal cuore della parrocchia. Per il cuore di tutti, della scuola e soprattutto della sua famiglia. Non è facile esprimere, anche da parte mia, quello che il nostro cuore sente e vive. Acutissime le domande che sconvolgono il cuore e la storia di ciascuno, specie dei suoi compagni di scuola qui presenti. Cerco di dirvi qualcosa di non banale, proprio in questi eventi è intensa la lezione di vita che il Signore Dio ci manda. Ci parla, sempre, ma soprattutto ora. Con amore e tenerezza, per lenire il nostro dolore. Ma anche ora, va detto subito, per sfatare paure, le braccia misericordiose del Padre sono aperte. Per accogliere Cristian, anche nel suo gesto sofferto. Anzi, mai come ora le sue braccia, quelle braccia di Misericordia si aprono. Tutti siamo attesi. Ma lo è in modo particolare chi più soffre. Chi sente di più l’amarezza della vita, più viene abbracciato dal Padre, per essere portato in Paradiso. Pare di sentire, dal cielo, anche ora quella voce che Gesù ha rivolto ai suoi, mentre pendeva dalla Croce: “Vergine Maria, ecco tuo figlio, accoglilo, accompagnalo con grazia e luce”. Ecco, tuo figlio. Come dice il salmo secondo: “Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato!”. Restiamo sempre figli. Sempre! Anche nei gesti estremi! Sempre. Oggi ti ho generato!”. Oggi! Perché Dio non permette che questo ragazzo subisca la corruzione della disperazione. Ma lo accoglie, lo fa suo, lo rigenera suo figlio! La fragilità è redenta! Le porte si sono aperte! Tutti siamo sotto la Croce di Gesù, nella sua risurrezione, anche Cristian, oggi soprattutto lui. Inoltre, dopo questa speranza certa di accoglienza, nel cuore non ci deve essere un posto per due sentimenti negativi, che ci spezzano il cuore. Prima di tutto: “tutti siamo a piangere sotto la Croce. Con Maria, la madre di Gesù e con san Giovanni. Togliamoci quel senso di colpa che ci distrugge! Non serve arrovellarsi in ricerche di colpe. Il senso di colpa scava e distrugge i cuori! Non serve a nessuno. Non genera speranza. Ma infinita e crescente, inconsolabile amarezza! Restiamo tutti ai piedi della Croce. Il pianto ci consola. Il pianto libera dal cattivo senso di colpa. Non serve accusare, né se stessi né gli altri. Cresciamo, invece, nella corresponsabilità. Cioè, nella riflessione comune alla luce della Risurrezione di Gesù: “Il Padre lo ha risuscitato dai morti, noi vi annunziamo che tale promessa si realizza ora, perché nessuno sia vittima della disperazione e del fallimento!”. Credere in Gesù risorto significa invece assumere con consapevolezza tre precisi impegni, che mi permetto, come Abate, di rivolgere a ciascuno di voi, secondo il proprio compito familiare o sociale o educativo”.

Le esortazioni per i giovani, per chi ha responsabilità educative, per la città

Don Cesare durante l’omelia si è rivolto direttamente ai fedeli con parole vibranti:

“Ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani tutti: preparatevi alle amarezze della vita; ai NO, alle difficoltà, ai dispiaceri che sempre accompagnano il nostro vivere. Alziamo invece lo sguardo, agli ideali più belli. Coltiviamo i sogni, i valori, il cuore che tende alle vette. Quelle vette che ti conquistano, prima ancora che tu le conquisti! Oltre i nostri telefonini, che ci imprigionano. Per gustare un fiore, un tramonto, il cielo azzurro di oggi. Senza mai dimenticare che c’è sempre qualcuno che ha bisogno di te, nel volontariato, in Oratorio, nel dono del proprio tempo ai più poveri! Ragazzi e ragazze, parlate, parlate di voi, di quello che abita il vostro cuore; parlare vuol dire consegnarsi. Consegnarsi vuol dire farsi volere bene così come si è, almeno da qualcuno. Questo è il vero modo per crescere: farsi vedere almeno da qualcuno come si è veramente, è faticoso, a volte imbarazzante ma solo cosi diventiamo “buona notizia” per gli altri. Ricordate che voi non siete i vostri sbagli; voi siete molto di più: siete le vostre cose belle, le vostre preziosità…ciò che rende unica la vostra vita…questo pensiero vi stia fisso nella mente e vi faccia rifiorire ogni giorno. Siete sempre molto di più… Vi lascio un mandato, un compito: ogni giorno trovate un motivo per ringraziare il Signore per il dono della vita! Siate innamorati della vita! Agli adulti e docenti: accompagniamo i nostri ragazzi. Accompagnare è l’arte dell’adulto. Non per sostituirsi a loro. Non per compiangerli come “poverini”. Ma per renderli forti, capaci di camminare con le loro gambe! Pronti alla sfida della vita. Vicini, ma anche rispettosi. Solidali, ma per farli liberi; non dipendenti da noi. Pronti! E’ il quotidiano, la realtà di tutti i giorni che va presa con misura e verifica. Con spazi diversi tra le diverse agenzie educative. Ma con lo stesso cuore, che dica e faccia sentire tutti i giovani la stessa voce di Gesù e Maria, verso Giovanni: “ecco, tuo figlio!”. Ed anche “Ecco, tua madre!”. In quel poter rassicurare, tutti: “Io ci sono, sono qui! Non avere paura. Non temere!”. Infine, un monito alla città tutta. Tutti infatti, oggi, piangiamo questo figlio. Ed una città che perde i suoi ragazzi rischia di diventare uno stagno, dove le cose non si muovono più verso la vita nella loro fioritura. Costruiamo con i giovani luoghi di speranza, ravviviamo gli Oratori, spazi di ascolto. Creiamo luoghi di vita e non di disperazione, dove si consuma la vita ma non la si gusta. Sentano che per la città sono preziosi. Unici. Vitali. Tutti e non solo qualcuno. Perché c’è bisogno di parole di amore, ma di vivere con amore, ad iniziare da ogni famiglia, da me, da ognuno di noi”.

Don Cesare ha concluso la sua omelia leggendo la preghiera della domenica mattina di Etty Hillesum, giovane intellettuale ebrea , morta ad Auschwitz,  il 30 novembre del 1943 all’età di 29 anni. Preghiera che don Cesare ha regalato alle ragazze e ai ragazzi giunti in Duomo per l’ultimo saluto a Cristian Zaniboni.

Su Montichiariweek in edicola oggi, venerdì 22 luglio, la notizia della scomparsa di Cristian Zaniboni,

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