Pompiano

Insegnanti “nomadi”: “Abbiamo rischiato per sostenere il concorso”.

Da Pompiano a Varese per sostenere un concorso

Insegnanti “nomadi”: “Abbiamo rischiato per sostenere il concorso”.
Bassa, 08 Novembre 2020 ore 09:38

Insegnanti «nomadi»: «Per poter sostenere un concorso ci hanno spedito in tutta la Lombardia durante una pandemia».
Sono tempi difficili, specialmente per gli insegnanti che non sono di ruolo ma che vorrebbero diventarlo, e che hanno dovuto fare il giro della Lombardia per poter partecipare a un concorso.

Insegnanti “nomadi”, la testimonianza

La scuola è già in ginocchio e ha bisogno di docenti ma i concorsi che sono stati indetti nei mesi scorsi, secondo gran parte del corpo insegnante, non sono stati organizzati bene perché distribuiti in tutta la Regione con tutte le complicanze del caso.
Lo ha raccontato Paolo Piovani che lavora da sette anni nel mondo della pubblica istruzione come insegnante di educazione fisica.
E’ stato generalmente fisso all’Istituto Cossali di Orzinuovi, ma a seguito della pandemia ha dovuto cambiare più volte paese e istituto, lavorando di fatto pochissimo ma non rinunciando alla voglia di entrare nel mondo scolastico con un «ruolo».
«A metà luglio mi sono iscritto a un concorso straordinario che aveva come requisiti 36 mesi di servizio più alcune specificità che sono presenti nel mio curriculum per poter entrare a essere di ruolo – ha spiegato Piovani – Mi sono iscritto immediatamente anche se non era indicata né data né luogo. Abbiamo dovuto aspettare la fine di settembre per avere date e orari senza che però non ci venisse ancora indicata una sede, che ci è stata indicata sempre settimane dopo». Quella, infatti, è stata una bella sorpresa. «Da quanto ho saputo molti insegnanti sono stati spediti in tutta la Lombardia per poter sostenere gli esami – ha spiegato – Io, per esempio, sono stato mandato a Varese: più vicino alla Svizzera che a Brescia, dove dovrei insegnare, durante il giorno in cui si è registrato il più alto numero di contagi. Sono stato valutato per il mio lavoro di sette anni in due ore e mezzo con poche domande, insieme ad altre 300 persone circa, uno dei gruppi più ridotti».
Un rischio molto alto, specialmente per il virus che è in rimonta.

 

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