DEPURATORE DEL GARDA

Il tecnici del Depuratore del Garda hanno occhi solo per il fiume Chiese

La relazione tecnica parla unicamente del fiume Chiese: Mincio mai preso in considerazione

Il tecnici del Depuratore del Garda hanno occhi solo per il fiume Chiese
Garda, 09 Ottobre 2020 ore 09:39

Il tavolo tecnico sulla depurazione del Garda è diventato il tavolo tecnico sulle problematiche del Chiese. C’è questo e molto altro nel fascicolo diffuso (con congruo ritardo) da parte del Ministero dell’Ambiente dopo la chiusura del tavolo tecnico nato per valutare il nuovo collettamento e il posizionamento dei depuratori del Garda e terminato in una lunga relazione sullo stato di salute del fiume Chiese.

Caos sulle competenze

C’è molto caos attorno al tema e attorno alle competenze che ruotano attorno al maxi-progetto di Acque Bresciane che avrebbe individuato Montichiari, Gavardo e il fiume Chiese come ricettori ideali per i reflui gardesani (da Toscolano fino a Padenghe). Ricostruendo la storia, ormai decennale, del depuratore del Garda, si nota come gli ultimi passaggi siano stati privi di chiarezza. In ordine, la scelta di Montichiari e Gavardo individuata dall’Università degli Studi di Brescia ha mandato su tutte le furie sindaci e cittadini dell’asta del Chiese.

Il contatto con il Ministero

Da qui la volontà di mettersi in contatto con il Ministero per l’Ambiente (sponsor principale dell’opera e sede della Cabina di Regia), nella persona del Ministro Sergio Costa, il quale diplomaticamente ha accolto le richieste dei sindaci convocando un tavolo tecnico dove discutere sulla localizzazione dei depuratori. Il tavolo tecnico, nato a cavallo della diffusione del coronavirus, si è protratto per tutta l’estate, collezionando di fatto tre faldoni: circa centoventi pagine da parte dei tecnici dei Comitati, altrettante da parte dei tecnici dei Comuni di Montichiari e Gavardo e alcune controdeduzioni da parte del «fronte del sì» (formato da Acque Bresciane e dalla Comunità del Garda).

La palla passa a Ato

A settembre, la direttrice generale Maddalena Mattei Gentili ha comunicato alle parti in causa che secondo loro non ci sono criticità nel posizionare lì i depuratori e che in ogni caso non spetta a loro decidere, ma ad Ato, senza nessuna spiegazione migliore. A qualche settimana di distanza e dopo diversi solleciti è arrivata anche la relazione che spiega come l’approccio metodologico nell’analisi del Chiese come corpo recettore sia corretto e che non vi siano particolari criticità. Al contrario, le relazioni dei tecnici dei Comuni (e non dei Comitati, si badi bene) sono colme di errori.

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