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GIANCARLO, DALLE PETROLIERE ALLA VITA IN STRADA COI CANI

GIANCARLO, DALLE PETROLIERE ALLA VITA IN STRADA COI CANI
Cronaca 28 Dicembre 2016 ore 11:18

«Sono sereno, c’è molta gente che mi rispetta e sbattere la testa contro al muro non serve a nulla. Crei altri due danni: uno alla testa e uno al muro». Regala un ampio sorriso Giancarlo De Marco, 61 anni, comasco di nascita e monteclarense d’adozione. Una vita trascorsa sulle petroliere, in giro per il mondo e ora vive in un alloggio comunale e lo si può trovare in giro per la città con i suoi amatissimi sette cani.

Una metamorfosi quasi kafkiana, alla quale De Marco risponde raccontando la sua storia rompendo gli argini dei ricordi e tracimando come un fiume in piena. «La mia è sempre stata una vita molto piena - esordisce l’uomo - e oggi non ho alcun rimpianto. Ho navigato per ben dieci anni in lungo e in largo. Facevo il radiotelegrafista sulle petroliere e ricordo lunghissime ore di duro lavoro, facendo turni massacranti, fino a raggiungere quattro giorni di lavoro ininterrotto senza mai chiudere occhio.

Si salpava da un porto e si attraccava anche dopo molti giorni dall’altra parte del mondo». Poi però la sua vita è cambiat. «Erano esperienze che duravano anche lunghi mesi - riprende - poi si stava terra per un po’ e si sperava di poter ripartire al più presto. Anche perché vivevo di quello stipendio e quindi non potevo fare a meno di ripartire. Poi anche quel mondo è cambiato e non mi sono più trovato a mio agio così sono rimasto a terra». Nel 1984 termina così l’esperienza in mare aperto e l’uomo inizia a cimentarsi nei lavori più disparati che vanno da un impiego in una casa editrice fino all’azienda che si occupa di proiettili, per passare dalle acciaierie dopo essersi lasciato alle spalle il periodo in un setificio. Dal 1996 al 2002, poi, per De Marco si apre una lunga perntesi legata al dolore e alla perdita dei famigliari.

«Ora vivono in una residenza dfinitiva», ironizza stemperando la tragedia. Seppellisce così la matrigna, il fratello, la sorella e il padre; anche a lui la salute non fa sconti e combatte con tutte le sue forze e la grinta che ha in corpo contro una doppia paresi. Ma si riprende. «Al momento ho reagito a tutto anche perché non avevo altra scelta - riprende -. Il vero problema è il dopo. Alla fine ho lasciato il lavoro e, senza soldi, non potevo certo permettermi la casa. Così, nel 2002, vengo sfrattato. Da un certo punto di vista mi sono sentito rinascere. Ero libero. Potevo vivere nella mia auto nel più completo relax. Mi sentivo bene. Molto bene». Ma un uomo non può certo vivere in quelle condizioni e così i Servizi sociali si prendono subito cura di lui. «Io non ho mai chiesto nulla - precisa - ma la macchina amministrativa e della solidarietà si è subito messa in moto». Oggi vive in un alloggio comunale e tutto quello che riesce a mettere da parte con qualche lavoretto saltuario e molta solidarietà, è tutto per i suoi amati animali. «A me basta davvero poco - precisa - se stanno bene loro io sono tranquillo.

La Caritas mi dà una mano e molti cittadini dimostrano grande affetto per me». Invitato a riflettrere ad alta voce su come si senta oggi e se abbia un sogno nel cassetto, De Marco non ha un attimo di esitazione: «Sono un solitario e questa è la mia vita. Spero solo un giorno di tornare a Como, laddove mi sento profondamente ancorato grazie alle mie solide radici».


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