Giampietro e la cura al centro psichiatrico

Giampietro e la cura al centro psichiatrico
13 Giugno 2016 ore 17:21

«Io non ho paura», potrebbe essere, in estrema sintesi, il riassunto della storia di Gianpietro Ferrari, presidente dell’associazione Aitec-Etica, che già da piccolo soffriva di disturbi bipolari. Un malessere che l’ha perseguitato per buona parte della sua esistenza fino ad arrivare all’età della maturità, quando il signor Ferrari ha preso delle decisioni, ha scelto di seguire una terapia e oggi gira città, paesi e scuole per raccontare la propria esperienza. E proprio come ha fatto a Montichiari qualche settimana fa durante la conferenza «E tu slegalo subito». «Il disturbo bipolare è un qualcosa che ho ereditato da mia madre e le prime avvisaglie si sono manifestate intorno ai 6 anni d’età. Da quel momento sono stati diversi i tentativi di suicidio, fino ad oggi, e nel 2003 ho avuto il periodo più delicato. E’ in quel momento che mi sono dovuto ricoverare. Per cinque anni mi sono curato esclusivamente con i farmaci e la psicoeducazione, ma ho avuto alti e bassi. Nella stessa settimana, in poche parole, avevo picchi di stato maniacale e dei picchi di stato depressivo. Le cose, dunque, non andavano per il meglio e insieme alla mia compagna c’eravamo informati sulle terapie realizzate in Inghilterra, dove all’epoca facevano già la Tec. L’idea era quella di andare oltre Manica per provare a intraprendere una nuova strada». Una terapia che, però, veniva realizzata anche all’Ospedale di Montichiari. Un’informazione che il signor Ferrari non conosceva anche se viveva e vive tutt’oggi a Brescia, ma appena ne è venuto a conoscenza tramite il dottor Giuseppe Fazzari, ha deciso di perseguire questa strada nel nosocomio della provincia di Brescia per lenire i suoi problemi.

«Ho voluto fare subito una seduta e dal secondo giorno, in quanto sono terapie che si svolgono a giorni alterni per smaltire l’anestestia totale, ho notato il cambiamento. Mi sono accorto che qualcosa stava mutando. Vedevo che fuori c’era brutto tempo, non ero contento, ma a differenza del passato tutto ciò non mi deprimeva. Così ho iniziato a farne di più. Ne ho fatte 18 di applicazioni. Tra la prima volta del ciclo e la seconda volta sono passati sei mesi, dalla seconda alla terza volta un anno e mezzo e dalla terza alla quarta volta due anni. Oggi sono quasi tre anni che non ho più ripetuto la Tec». Da quel momento il signor Ferrari ha cambiato vita e ha fondato l’associazione Aitec-Etica, «per spiegare l’esistenza di questa terapia che serve alle persone gravi che soffrono di depressione acuta. Io non faccio il promotore della Tec, questo deve essere chiaro, ma credo sia importante dare le giuste informazioni, a maggior ragione in un Paese dove i pregiudizi non mancano. Il problema è che solo in Italia la Tec è vista in maniera negativa, perché si fa un paragone tra quello che si faceva negli anni ’40 (elettroshock) e quello che si fa oggi. Io posso dire che prima di fare la Tec prendevo circa 30 pastiglie al giorno e ingurgitavo farmaci che costavano anche 300 euro al mese, mentre oggi mi limito a prendere il sale di carbolitio che costa 1 euro e 50 al mese. Non c’è paragone neanche dal punto di vista economico».

Ma il signor Ferrari sottolinea che soltanto la Tec, considerata singolarmente, non può risolvere i problemi: «Se fai solo la Tec non risolvi nulla. Occorre fare il mantenimento del farmaco, un percorso di psicologia e il mutuo aiuto, ovvero le attività che facciamo noi come associazione e stiamo riscontrando tanti problemi tra i giovani». Già, l’associazione «Aitec-Etica dà informazione agli utenti che necessitano di fare la Tec e poi aiuta a far capire ai familiari a cosa si sta andando incontro. Del resto la malattia della mente è qualcosa che non si vede e dunque diventa importante spiegare cosa sta succedendo. Occorre capire il perché di tutto ciò, altrimenti non ne usciremo mai», afferma il signor Ferrari che da Brescia si è fatto curare a Montichiari. Un percorso di sofferenza, fatto di alti e bassi, ma nello stesso tempo è riuscito a raggiungere dei risultati importanti nella sua vita. E’ stato capace di superare diversi ostacoli e addirittura riesce ad ascoltare le storie degli altri malati e da conforto tramite la sua esperienza. Tutto ciò è qualcosa che non ha paura di raccontare agli altri. Anzi, la sua voce dimostra il lavoro del reparto di psichiatria dell’Ospedale di Montichiari.


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