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Furti al cimitero, nel mirino anche la tomba di Matteo

Il giovane era scomparso tragicamente un anno fa, a soli 23 anni. Lo sdegno della famiglia Cò: "E un gesto vile, che aumenta il nostro dolore".

Furti al cimitero, nel mirino anche la tomba di Matteo
Cronaca Bassa, 06 Dicembre 2020 ore 10:30

di Emma Crescenti

«Hanno rubato al cimitero». Quante volte, troppe volte, questa voce è passata di bocca in bocca in città lamentando la scomparsa dei fiori, delle candele, delle lampade votive. Furtarelli random che creano rabbia, indignazione e, peggio, dolore: perché nel caso della famiglia di Matteo Co’, scomparso tragicamente a soli 23 anni, vedere la sua tomba «depredata» è come un dito rigirato in una ferita che ancora non si è chiusa. E che forse sanguinerà per sempre.

Furti al cimitero, nel mirino anche la tomba di Matteo

Prima una coroncina benedetta, poi un’altra corona di cotone decorata da una perlina. Infine un piccolo angioletto coricato portato da alcune amiche dell’università che Matteo non l’hanno mai dimenticato. Come tutti, del resto. Di tutti questi doni posti davanti alla lapide del 23enne non è rimasto nulla. Sono stati rubati, un atto vile, ancora più perché perpetrato in un cimitero. «Non è tanto per quello che hanno rubato, ma il gesto - hanno commentato dalla famiglia, sconvolti, amareggiati - E’ una mancanza di rispetto nei confronti dei defunti, non ha senso e fa solo male. Abbiamo chiesto al custode se poteva controllare di più, ma il cimitero è grande ed è facile passare inosservati. Speriamo solo che questa persona abbia dei problemi, che non abbia coscienza di quello che fa, forse allora potremmo scusare questa cosa».

Ora davanti alla foto sorridente di Matteo è comparso un angioletto di vetro. «Chissà per quanto rimarrà lì», ha continuato la famiglia. La voce rotta dallo sconcerto, ma anche dal dolore, perché tutto sta accadendo a cavallo del 17 dicembre. Del primo anniversario dalla scomparsa di un giovane amato, benvoluto, e di tutti i suoi sogni.

A un anno dalla tragedia

Ventitrè anni, un animo sensibile e un sorriso che brillava per tutti, all’orizzonte una carriera da chirurgo addominale che si stava costruendo all’università di Medicina, un esame dopo l’altro, superati quasi sempre a pieni voti. Matteo la sera prima si era messo a letto, pronto ad affrontare l’esame di cardiologia, ma il suo cuore all’improvviso ha smesso di battere. Una morte bianca, senza un perché, dall’autopsia non era emerso nulla.

Cosa rimane ora, a distanza di anno? Il ricordo di un ragazzo eccezionale, scherzoso, e della sua solarità incredibile, contagiosa. Di un giovane come pochi, promettente, giudizioso, lontano dai social e concentrato sulla vita vera, sullo studio, gli amici e la famiglia. Ma anche un dolore pulsante di una famiglia che ha perso un figlio, un fratello, un nipote. Che ancora non riesce a farsene una ragione. Ma una ragione, in questa tragedia, non c’è.

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