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Terrorismo

Finì nelle mani di Al Qaeda, ma era una messinscena: tre arresti, indagato l’imprenditore bresciano Alessandro Sandrini

In manette due albanesi e un italiano, tutti residenti nella nostra provincia, accusati di sequestro di persona. L'industriale deve rispondere di simulazione di reato e truffa.

Finì nelle mani di Al Qaeda, ma era una messinscena: tre arresti, indagato l’imprenditore bresciano Alessandro Sandrini
Cronaca Brescia, 30 Marzo 2021 ore 12:14

Finì nelle mani di Al Qaeda, ma era una messinscena: tre arresti, indagato l’imprenditore bresciano Alessandro Sandrini.

L’imprenditore bresciano Alessandro Sandrini è finito nel registro degli indagati all’interno di una truffa in cui avrebbe interpretato la parte della vittima, almeno all’inizio. Tre persone sono finite in carcere su richiesta della Procura di Roma: secondo l’accusa i tre proposero all’italiano di simulare un sequestro in cambio di denaro, anche se giunto in Turchia fu poi effettivamente “venduto” a un gruppo vicino ad Al Qaeda e trasferito in Siria, dove rimase dal 2016 al 2019, quando fu liberato.

In manette sono finiti due albanesi residenti nella provincia di Brescia, Fredi Frrokaj, 43enne residente a Flero, e Olsi Mitraj, 41enne residente a Gussago, e un italiano, Alberto Zanini, 54enne di Mazzano: sono accusati di sequestro di persona per scopo di terrorismo, mentre a Sandrini vengono contestati simulazione di reato e truffa.

Il flerese figura chiave

La figura di Frrokaj è centrale nell’economia generale dell’indagine: a lui facevano riferimento le altre persone ed era presente in termini operativi in entrambi i sequestri. Sempre lui avrebbe indotto Zanotti a partire per la Turchia attirandolo in quell’area con il pretesto di acquisire una partita di dinari iracheni fuori corso. Frrokaj ha anche presidiato l’aeroporto di Orio al Serio il 3 ottobre 2016, quando Sandrini, accompagnato nello scalo bergamasco da Zanini e Mitraj, arriva per imbarcarsi sul volo che l’avrebbe portato in Turchia. I tre, Frrokaj, Zanini e Mitraj, inoltre, sono stati localizzati nella stessa area aeroportuale anche domenica 25 settembre 2016, la giornata nella quale l’organizzazione tentava di far partire un terzo imprenditore in difficoltà economiche, residente a Rezzato, che all’ultimo minuto, in aeroporto, desisteva dalla pericolosa decisione di portarsi in Turchia, facendo fallire i piani dei rapitori. Sandrini, com’è stato accertato nel corso delle indagini, era stato un ripiego, reclutato da Zanini e Mitraj per sostituire il rinunciatario alla partenza, spedito in Turchia nel giro di poco più di una settimana da quel 25 settembre.

Vicini alla galassia jihadista

Secondo il capo di imputazione, i tre arrestati “in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti operanti in Italia, Turchia e Siria, questi ultimi aderenti e comunque riconducibili alla galassia jihadista” hanno proposto agli italiani di recarsi in Turchia, “al fine di simulare un sequestro di persona, ma giunti lì sono stati effettivamente privati della libertà personale” e condotti contro la loro volontà in Siria dove venivano consegnati ad appartenenti del Turkestan Islamic Part, gruppo che si richiama ad Al Qaeda.

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