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«Essere buoni genitori significa commettere errori»

«Essere buoni genitori significa commettere errori»
Cronaca 19 Maggio 2017 ore 11:25

Diventare mamma è un passo importante che fa paura, ma al contempo porta le donne a vivere in un vero stato di grazia. Sono tanti i pensieri, i dubbi, le preoccupazioni che ti assalgono quando stai vivendo uno dei momenti più importanti della tua vita di donna. Spesso per soddisfare questo tipo di interrogativi ci si affida al mondo di internet, ai social, ai libri, ma sono in molti, me compresa, che preferiscono  rivolgersi a persone preparate che ne sanno di più, sia per competenze che per esperienza. Anche stavolta, che mi trovo ad affrontare la gioia di diventare madre, ho deciso di discutere la questione con un pediatra, Bruno Tagliapietra. Un professionista dall'esperienza 40ennale, monteclarense che ha servito tutto il nostro territorio. E' stato un incontro che ha messo in luce il vero significato di essere genitori e dell'importanza di essere accompagnati, in un percorso così difficile, da figure professionali preparate che però non si devono sostituire a mamma e papà.

Cosa significa diventare madre? Come le donne imparano ad accettare questa nuova condizione?
«La maternità è un privilegio, si sta aspettando la nascita di una creatura che è già presente nel ventre materno, ma è anche nella mente sia di mamma e papà. Quello che i nuovi genitori fanno da subito è quello di immaginare una nuova persona che si chiama “bambino immaginario”. La maggiore difficoltà che si incontrerà poi, alla nascita, è quella di constatare che il “bambino immaginario” è sicuramente diverso da quello reale. La prima domanda che una madre si fa è: “Sarò capace?” Io dico sempre che la parola fondamentale è “fiducia”, ma in cosa? In quello che la mia famiglia d'origine mi ha insegnato. Il primo esempio ricevuto, nell’istinto. La vita è più forte perché la vita è basata sull'amore. Quest’ ultimo è il vero motore. Nessun aiuto esterno per un padre per una madre, può essere più efficace dell’amore stesso che essi  nutrono per il loro bambino. Sa come si scrive bambino in giapponese? L'ideogramma dice “il fiume che scorre tra le due sponde”. Questa è un’ immagine che dimostra che non esiste al mondo nessun bambino che può vivere senza stare tra due sponde che sono mamma e papà. Ma chi sono il ginecologo, la pediatra, l'ostetrica, i nonni eccetera? Sono soggetti, che stanno  al di là delle sponde. Quindi mamma è papà sono la cosa più importante sempre. Il tentativo purtroppo oggi della scienza, e devo fare un mea culpa anche io, è quello di far pensare ai genitori che il pediatra è più bravo di loro. Quello che conta non è essere bravi genitori, ma avere una buona relazione con i propri figli. Quindi il punto centrale è la relazione. Il bambino quando si trova nel ventre materno sente già la voce e il  battito del cuore della mamma, sente anche la voce del padre da lontano. Quindi di fatto una prima relazione si è già instaurata.  Poi il bambino, una volta nato, affronterà una seconda nascita ovvero quando a un mese sorriderà per la prima volta alla mamma e al papà. Si tratta della nascita della psiche, “io sono il bimbo e tu sei la mamma”. Da questo momento, senza aver letto nessun libro e non aver frequentato nessun corso la neo mamma sa già cosa fare: lasciarsi andare e fidarsi di quello che sta provando».

Spesso quello che le neo mamme raccontano sulla nuova condizione mette in mostra, nella maggior parte dei casi, solo le difficoltà.
«E' vero diventare madre è faticoso, essere genitore è difficile, lo diceva anche Freud che il mestiere più difficile al mondo è quello del genitore, allora è fondamentale fare una cosa, alla domanda “cosa deve fare un genitore?” La risposta è “sbagliare” il meno possibile, ma sbagliare in pace. Perché rispetto a quanti errori un genitore può commettere non farà mai del male a suo figlio, non ne sarà capace. Quindi fare la mamma o il papà soprattutto all'inizio, significa procedere per tentativi. Infatti quando vengono a chiedere a me, cosa devono fare, io dico sempre “provare”. Non verrò a casa tua a dirti a che temperatura deve essere l'acqua, a quale temperatura deve essere l'ambiente o cose simili, fidati, prova, vai per tentativi. Lo stesso bisogna fare per il nutrimento e soprattutto all’inizio con l’allattamento».

A proposito di questo. L'importanza del latte materno e quindi dell'allattamento. Come è meglio comportarsi?
«E' ovvio che tutti siamo innamorati del latte materno. Ma a volte esiste un eccesso di zelo. Dobbiamo avere rispetto e anche qualcosa di più per quelle madri che non possono, non hanno latte, o non vogliono allattare. Non dobbiamo in nessun modo farle sentire una madri di serie B, ghettizzate, diverse e quindi incapaci. E' certo che io parteggio per il latte materno, ci mancherebbe, ma al tempo stesso sono convinto che sia più importante la relazione tra madre e figlio. E' più importante la mamma del suo latte. Se il latte c'è vai , ma anche qui fai fare alla natura, se il neonato si attacca al seno andrà  tutto bene. Se dovrai ricorrere all’allattamento artificiale , non pensare che avrai fallito. Male che vada sarà un successo».

L'idea del fallimento è un momento che tutte le neo madri avvertono, soprattutto dopo qualche mese. L'idea di non farcela, di non esserne in grado, quella che viene definita la depressione post parto. Questa fase come può essere superata?
«La prima cosa da fare è non giudicare mai una madre. Perché anche dire “sei una brava mamma”, è sbagliato perché è un giudizio. Sono una mamma, punto. Non esiste il voto da 1 a 10. Quindi come si fa, si ribalta la lettura, si guarda la mamma con gli occhi del bambino. E come un figlio vede la propria madre? Come la migliore del mondo. E in quel momento è vero, lo stesso vale per il papà. Spesso io paragono i genitori ai piloti di un aereo in volo. Lei sta volando su un aereo, secondo lei come sono i piloti? Capaci, ovviamente. Ma ce ne sono altri due migliori sull'altra compagnia aerea. Ma chi se ne importa, io sto volando con questi. Quindi l'unicità di essere genitori è proprio questa. Ad una madre in difficoltà io dico, bene la capisco: gravidanza, parto, allattamento, casa, quindi affaticamento perdita di lucidità ansia che non può mancare. E' pericoloso non avere ansia. La coppia deve essere fatta da due persone diverse, uno deve fare l'ansioso, e l'altro deve fare il “ma va”. Quest’ultimo è uno dei motivi per cui non si stabilisce tra i genitori un equilibrio che nel primo anno di vita del bambino può portare alla separazione. Ma non è l’unico motivo, infatti spesso  alcuni padri non superano il fatto che alla nascita del bimbo perdono il ruolo di numero uno. Con la nascita di un bambino, nasce una nuova coppia di fatto formata da madre e figlio, il padre  soprattutto nei primi tempi, resta un pochino in disparte, perché lui la relazione la instaurerà più lentamente e dopo. Il ruolo del padre, in questa fase è quello di garante, difensore e paladino di questa coppia di fatto, verrà il suo tempo e dovrà fare il padre senza il quale un bimbo non può farne a meno, nessuna brava mamma può essere un papà e viceversa.  E’ importante dunque sapere che i genitori non devono andare sempre d'accordo, questo non significa che devono esautorarsi, ma mostrare al loro bambino le loro differenze e i loro diversi punti di vista. Le due sponde del fiume non devono sovrapporsi perché sennò il fiume non esiste, non devono nemmeno essere così distanti perché altrimenti si rischia lo straripamento. Bisogna mantenere la giusta distanza. Quindi tornando al discorso di aiuto e supporto ad una madre, è fondamentale far passare il concetto che: “sì, signora mi dispiace che lei stia male, capisco tutto, ma purtroppo come mamma di questo bambino c’è solo lei. E alla domanda: “sì ma io come faccio?” E' fondamentale farle passare il concetto che non è sola. Che non può compiere errori perché c'è una mano che ti ferma al momento giusto, la natura, l’amore che non ti permette di sbagliare».

Per alcune madri questo amore non basta, tant'è che esistono casi di infanticidio. La cronaca racconta di madri che ammazzano i propri figli.
«Quando una madre uccide suo figlio non posso che provare una pietà profondissima. L’amore di una madre è intoccabile, non riusciamo a modularlo, non è né tanto né poco ma ci sono rare circostanze  in cui sparisce. Questo accade per esempio con la tossicodipendenza. Qui, l'amore si sposta sulla sostanza. Accade poi con la malattia mentale. Però hai davanti a te una persona prigioniera, una donna con la psiche devastata da qualcosa di molto molto grande. Quando sentiamo di questi casi, non possiamo starcene fuori, perché si tratta di una paura ancestrale che tutti noi abbiamo».
Altra grossa paura di chi sta per diventare genitore è quella dell'handicap. Si riesce a superare questo disagio e come?
«La condizione più difficile da gestire e quindi da accettare è quella dell'autismo, perché non esiste relazione. Purtroppo si sta parlando di una condizione dalla quale non si genera una relazione. Per tutti gli altri tipi di handicap la situazione è completamente diversa. Quando il tuo bambino, con tutti i suoi limiti e le sue difficoltà, ti sorride per la prima volta, è il segno tangibile dentro di te che l'amore vince su tutto».

In caso di un figlio con handicap grave, il pensiero che subito fai è «e dopo di me?»
«Beh sì... anche io che sono padre ne ho avuto paura, e poi da pediatra e conoscitore di tutte le patologie il pensiero mi spaventava ancora di più. Ma ad un certo punto ti devi fidare, anche nel caso non andasse bene, avrai come genitore la capacità di seguire nel migliore dei modi questa situazione. Che immaginata prima della nascita ti distrugge, ma ho assistito a storie incredibili, di genitori che hanno dato alla luce bimbi con handicap molto complessi e ce l'hanno fatta. Bisogna pensare che la vita non risiede nella perfezione del corpo, se ci si riduce a questo è chiaro che tutto diventa difficile, è la relazione la gioia. E' inutile nascondere che appena comunichi ad un genitore un handicap del futuro nascituro la notizia non viene accolta bene, è chiaro, che la prima reazione è il rifiuto e ci mancherebbe altro. Sono percorsi di dolore e sofferenza che però vengono alimentati dall'amore, che ti fanno vedere la gioia e la voglia di vivere anche nel più grave degli handicap che possono tenere imprigionato tuo figlio».

La sindrome della morte in culla, è una di quelle cose che una neo mamma fatica addirittura a pensare. Qualora si verificasse come suggerisce di affrontarla?
«La morte del figlio è una delle cose più difficili da superare, e immagino alle donne di 100 anni fa, quando si mettevano al mondo 10 figli e ne restavano in vita la metà. Secondo me si salvavano non instaurando un rapporto, una relazione profonda, da subito, aspettavano che crescessero.  Era normale, oggi non è più così. Si tratta di una cosa terribile. Non so quanto sia giusto parlare ai genitori della morte in culla. Soprattutto perché si tratta di una cosa che non dipende dal genitore, anche se insegniamo a ridurre il rischio posizionando il neonato  in posizione supina, evitando il fumo passivo, coprendolo poco quando dorme da come posiziona il figlio quando dorme o se fuma o meno. Quando capita questo per fortuna raro evento è molto difficile aiutare i genitori. Io penso anche a chi perde il bimbo prima della nascita. E' vero che tu non l'hai visto in faccia, ma il tuo sogno nella tua testa già c'era. Aveva già un nome, una cameretta, una bambola, tu genitore gli avevi già assegnato una vita. I genitori che perdono un figlio vanno capiti. Credo sia una di quelle  tragedie che non devono essere superate, ma accolte. Se dimentichi o cerchi di farlo, quel ricordo esce dalla porta, per ripresentarsi poi dalla finestra. Se la accogli riesci a metabolizzarla e che fa parte del tuo percorso, una storia che ti appartiene e che non puoi dimenticare».
Quante donne dopo un'esperienza  così riescono ancora a mettere al mondo un figlio?
«Io ho in mente le storie che ho vissuto, non so fare una stima generale, e moltissime di quelle mamme che ho seguito sono riuscite ad avere un altro bambino. Ce l'hanno fatta anche perché non hanno dimenticato, anzi è una presenza che resterà per sempre all'interno della loro esperienza. Inoltre riescono a non far scontare al nuovo nato di essere un tappa buchi. Ho visto che ce la si fa, ma torniamo al punto iniziale: fidarsi».

Il ruolo del papà?
«Il papà è la figura di riferimento determinante. Il padre deve già all'inizio essere quello con un piede fuori dalla porta, il rappresentante del mondo esterno per il bambino. La mamma rappresenta la casa, il cibo, le coccole , il papà non è che non può rappresentare questo, ma deve farlo come padre. Anche in maniera maldestra conscio del fatto che il suo compito è un altro. La missione psicoanalitica del padre è il “gesto di Ettore”. Ettore prima di morire in duello per mano di Achille è andato davanti al suo esercito, ha tolto suo figlio Astianatte dalle braccia della madre è lo ha mostrato ai suoi soldati. Per fare questo ha dovuto spogliarsi dell'elmo e della corazza, per fa sì che il figlio lo riconoscesse. Quindi il compito del padre è quello di togliere, ad un certo punto, il bambino dalle braccia della madre per evitare che questa impazzisca d'amore.  C'è dunque un piccolo conflitto, che va lasciato, i genitori devono andare d'amore e quindi avere lo stesso intento, ma non d'accordo. Entrambi i genitori devono portare il proprio figlio ad un unico obiettivo: l'autonomia».
Viviamo in un tempo dove qualsiasi cosa viene messa in discussione a torto o a ragione. L'opinione pubblica si sta dividendo sulla questione dei vaccini. Lei, come medico pediatra cosa ne pensa?
«Io ho una sola risposta, fidarsi del proprio pediatra. ll pediatra non ha un interesse economico a far vaccinare il bambino, anzi il pediatra spera che prima o poi tu non debba più far vaccinare tuo figlio perché non ce ne sarà bisogno. Come è successo per il vaiolo. Io sono uno di questi pediatri che da 40 anni sul territorio ha visto bambini morire di pertosse, morire di morbillo e soffrire per questo. E non ho più voglia di vedere queste cose. Adesso, non si capisce chi e perché, sta portando avanti una politica contraria. Questo stesso si è mai chiesto cosa succederebbe in Africa se non ci fossero dei vaccini che evitano la morte di 400.000 bambini ogni anno? Le vere conquiste dell'umanità sono state l'igiene e le vaccinazioni».

L'importanza dell'alimentazione e i consigli del pediatra.
«L'alimentazione è volta al fine di mantenere delle ottime condizioni di salute.  Il  futuro passa attraverso l’alimentazione corretta, il movimento e un corretto stile di vita.  Il pediatra non ti  dice quante carote mettere nella minestra,  quello è il compito della mamma. Il compito del pediatra e di dare istruzioni a tutta la famiglia sugli effetti dannosi di una dieta sbilanciata e sui vantaggi di un’ alimentazione corretta».
Per chi ha scelto un'alimentazione vegana?
«Nulla da dire, nutro un profondo rispetto per chi fa questa scelta personale, ma non si possono certo allevare i bambini senza proteine animali. Non si può crescere un bambino con un'alimentazione vegana, ci sono troppe carenze».

La figura del pediatra, rispetto a 40 anni fa, come si colloca all'interno di un nucleo familiare?
«La presenza del pediatra è fondamentale, purtroppo limitata dall'affollamento di pazienti che ha come conseguenza il poco tempo che tu puoi dedicare al singolo paziente. Il pediatra diventa un punto di riferimento fondamentale se però ognuno gioca bene il proprio ruolo. Un punto di riferimento per la salute sia come prevenzione che come terapia, al tempo stesso ti deve dare delle indicazioni, ma rispettare il fatto che tu, genitore, sei libero di sbagliare. In Italia la classe pediatrica e’ di alto livello, siamo l’unico paese che fornisce l’assistenza pediatrica di base. Sarebbe auspicabile avere più tempo per l’ascolto e per il dialogo».


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